Transformers 4: l’Era dell’Estinzione di Michael Bay, con Mark Wahlberg, Nicole Peltz, Stanley Tucci, Jack Reynor, Kelsey Grammer, Titus Welliver, Bingbing Li    USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Sia chiaro fin dall’inizio, Transformers 4: l’era dell’estinzione non è un film. Transformers 4 è un parco giochi, un otto voltante, un mal di testa continuo, un’accozzaglia di esplosioni, rumori, confusione, effetti speciali, pubblicità, maschilismo, intrattenimento da non prendere assolutamente sul serio. Insomma, è esattamente quello che ci si aspetta da questo franchise e quello che ormai regolarmente offre Michael Bay. E tanto per essere onesti, ben consapevoli a cosa si va incontro, tutto ciò potrebbe pure andarci bene. Il vero problema sono i 164 minuti di durata. Non si può offrire al pubblico un film simile di due ore e quaranta minuti e sperare che le persone escano dalla sala senza aver riportato danni permanenti.

144. 150. 154. 165. No, non siamo impazziti e non stiamo dando numeri a caso. Questi sono i minutaggi dei rispettivi film della saga diTransformers. Come vedete, l’ipertrofia creativa di Michael Bay è semplicemente inarrestabile e in continua crescita. Non c’è un solo minuto del film in cui Bay non ti spari in faccia un effetto speciale o un rumore potente, non c’è un solo istante in cui il film possa avere la parvenza di una qualche lontana struttura narrativa. Eppure, dovendo introdurre un nuovo cast di personaggi, perde addirittura del tempo nella prima metà a presentare nuovi personaggi e una nuova situazione. Poi però ti accorgi della superficialità di questo sforzo, della pessima recitazione di Mark Wahlberg, dell’inutilità dei personaggi di Jack Reynor e Nicole Peltz, e a quest’ultima aggiungiamo pure una dose di fastidio, della monodimensionalità dei personaggi di Titus Welliver e Kelsey Grammer, e quasi inizi a rimpiangere le esplosioni. L’unico che si salva, ma era scontato fin in partenza, è Stanley Tucci, caratterista che ha il talento per divertire e affascinare, che praticamente regge da solo intere sequenze, la cui funzione è praticamente quella di sostituire il personaggio di John Turturro nei precedenti film. Non sorprende, ma ogni volta fa effetto, il totale disinteresse di Bay per qualsiasi linea narrativa o apparenza di sceneggiatura: la storia è affidata a banali dialoghi espositivi, ma giusto un paio, e furbeschi cambi di location, andando ad inquadrare il vero desiderio del regista di mostrare solo esplosioni e robot che combattono, tra un oceano di product placement che fanno sembrare il film una specie di Carosello hollywoodiano.

Il punto è che davvero non si capisce come prendere, inquadrare e giudicare i film di questa saga (eccetto il primo, finora l’unico umano). I film di Transfomers sono qualcosa di assolutamente unico e atipico in tutto il panorama cinematografico mondiale, addirittura un unicum tra i blockbuster. Non assomigliano a nulla e non si sforzano affatto di normalizzarsi. Lamentarsi a tutti i costi di film simili, che sono quel che sono e lo dichiarano ai quattro venti, sembra quasi inutile. Non a caso, l’impatto visivo del film è magnifico per quanto stordente, la voglia per una volta di spostare l’ambientazione dalla classica metropoli americana alla Cina e Hong Kong, per quanto dovuta solo a motivi commerciale, è originale, e ogni volta con le scene d’azione Bay riesce a superarsi. Allora cosa rende questi film così tanto invisi alla critica? Indubbiamente, la totale incapacità ma soprattutto la voglia di Bay di non contenersi mai: le esplosioni, i momenti inutili (l’intera sequenza nell’astronave, che pare presa di peso da un altro film, poteva essere tagliata), il suo svergognato e non certo nuovo maschilismo nella gestione delle attrici, sia come sviluppo di personaggi sia come scelta delle inquadrature, la decisione di fregarsene totalmente della storia quando basterebbe molto poco per creare una trama accettabile. Dopotutto, è anche una questione di rispetto: se il pubblico accetta, azzera il cervello e senza lamentarsi guarda dei giganteschi robot antropomorfi che cavalcano ridicoli dinosauri robot e combattono tra di loro, non puoi propinare un tale spettacolo per 165 minuti.

L’obiettivo, più di realizzare un autentico film, è di lanciare il merchandising, ma alla fine andrà a gonfie vele soprattutto quello degli xanax.

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