di Emanuele D’Aniello
Ok, ci abbiamo presto gusto e ora ci riproviamo. Dopo aver stilato la classifica del decennio 2000, la classifica degli anni ’90, poi la classifica degli anni ’80, e la classifica degli anni ’70, è arrivato il momento per volgere il nostro sguardo agli anni della Nouvelle Vague, gli anni del più grande cinema europeo di sempre, gli anni del boom economico e in cui sono cambiati per sempre i costumi sociali, gli anni della contestazione giovanile e dei figli dei fiori: insomma, gli anni ’60!
Ricordo sempre che questa non è una classifica scientifica, ma ho cercato ancora una volta di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri utilizzati si collegano alle recensioni critiche ottenute e l’importanza e l’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni, e infine ovviamente il gusto personale. Non perdiamo troppo tempo nel vedere le posizioni, quelle sono stabilite per evitare un banale elenco alfabetico di titoli, pensiamo piuttosto che con simili pellicole la differenza, ad esempio tra il numero 79 e il numero 3, è più che minima.
Iniziamo dunque questa lunghissima cavalcata settimanale per scoprire i 60 migliori film degli anni ’60!
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60. WEST SIDE STORY (di Robert Wise e Jerome Robbins, USA 1961)

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59. L’UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE (di John Ford, USA 1962)

Forse l’ultimo grande film dell’immortale maestro John Ford, non a caso è il suo western più malinconico e lirico. Al centro dopotutto ci sono i valori e l’importanza della leggenda, così vitale per il west, un mondo che crea e si nutre di miti. Con due icone come James Stewart e John Wayne, qui al massimo del loro carisma, sbaglia è quasi impossibile.
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58. MAI DI DOMENICA (di Jules Dassin, USA/Grecia 1960)

Energica commedia dal ritmo sferzante e dai dialoghi brillanti, questo film che anticipa molti toni della Nouvelle Vague è diventato un cult soprattutto per la sua famosa canzone e per la performance trascinante di Melina Mercouri. Si ride e si riflette, grazie a molte discussioni intellettuali che dimostrano come la vera intelligenza stia nel sentimento popolare, e non negli snob che si nascondano nelle accademie.
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57. TRENI STRETTAMENTE SORVEGLIATI (di Jiri Menzel, Cecoslovacchia 1966)
Esempio di come il grande cinema europeo degli anni ’60 non avesse confini o patrie, questo grande film cecoslovacco che vinse l’Oscar per il miglior film straniero è un tenere e struggente racconto dell’educazione sentimentale di un giovane soldato, timido e riservato, l cui sogni e speranze sono macchiate dall’avvento della guerra. Con un tono che anticipa i moderni dramedy, Menzel racconta nel suo film una grande allegoria sociale, un film fortemente pacifista che però non edulcora nulla e anzi lascia un sapore molto amaro al termine della visione.
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56. LA MIA NOTTE CON MAUD (di Eric Rohmer, Francia 1969)

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55. JULES E JIM (di Francois Truffaut, Francia 1962)

Madre di tutti i triangoli amorosi visti al cinema, questa pellicola di Truffaut è uno dei più grandi e famosi manifesti della Nouvelle Vague, con quel tono nostalgico e delicato, malinconico e ipnotico. Soprattutto ci consegna uno dei più grandi personaggi femminili di sempre, vera icona del femminismo nascente in quegli anni, una figura che regge gli uomini come burattini ed è la vera parte attiva della storia.
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54. IL GATTOPARDO (di Luchino Visconti, Italia 1963)

Portare al cinema uno dei romanzi italiani più famosi ed importanti di sempre non è cosa facile, replicarne lo spirito e la forza è una impresa davvero titanica. Un regista come Luchino Visconti però può tutto, come superare ogni ostacolo e realizzare un film immenso, sontuoso, dirompente, un grande affresco di un mondo, di un pensiero, di una società. La ricca messa in scena, rappresentata al suo meglio nell’immortale scena del ballo, è forse il capolavoro registico di Visconti, capace poi di guidare un cast eccezionale e rubare dal libro una profonda tematica politica.
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53. IL MASCHIO E LA FEMMINA (di Jean-Luc Godard, Francia 1966)
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La critica antropologica rivolta al mondo dei consumi è sempre stata primaria nel cinema di Godard, che anche in un film sul mondo giovanile non abbandona il suo stile da impianto giornalistico, mostrando ragazzi ossessionati dalla moda e totalmente in preda dai gusti della maggioranza. Più che indagine sociologica, Godard si abbandona alla misantropia. Eppure, nonostante tutto, sia per una malinconia incalzante, sia per lo splendido bianco e nero, sia per lo sguardo perpetuamente sognate di Jean-Pierre Leaud, è forse l’ultimo film romantico di Godard.
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52. LA NOTTE (di Michelangelo Antonioni, Italia 1961)
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Il regista dell’alienazione e dell’incomunicabilità è qui al suo apice: Antonioni con La Notte firma un film tutto d’atmosfera, creato da momenti morti e tempi dilatatissimi, ma al tempo stesso elegante e ricco di un sentimento avvolgente. Certo, siamo in presenza di un cinema molto intellettuale, quel cinema da salotto che i più ritengono noioso e troppo snob, ma vedendo dove siamo arrivati, ad avercene ancora di film così.
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51. LA DONNA DI SABBIA (di Hiroshi Teshigahara, Giappone 1964)

Oggi, l’opera di Teshigahara sarebbe catalogata nel genere di sopravvivenza, basta guardare quanti film attuali raccontano storie simili ogni anno. Ma questo elegante e al tempo stesso agghiacciante film giapponese è anche una grossa metafora della vita di coppia, vista a volte come una tortura, altre volte come una prigione dorata. Indubbiamente i temi e la forza di moltissime scene reggono ancora l’impatto del tempo.
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