di Emanuele D’Aniello
Ok, ci abbiamo presto gusto e ora ci riproviamo. Dopo aver stilato la classifica del decennio 2000, e poi la classifica degli anni ’90, è la volta di sbizzarrirsi con gli anni reaganiani, gli anni dello yuppismo, gli anni che segnano il ritorno del potere degli studios, l’esplosione della commedia americana e l’avvento di numerosissimi film iconici, insomma gli anni ’80. Ricordo sempre che questa non è una classifica scientifica, ma ho cercato ancora una volta di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri utilizzati si collegano alle recensioni critiche ottenute e l’importanza e l’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni, e infine ovviamente il gusto personale. Non perdiamo troppo tempo nel vedere le posizioni, quelle sono stabilite per evitare un banale elenco alfabetico di titoli, pensiamo piuttosto che con simili pellicole la differenza, ad esempio tra il numero 79 e il numero 3, è più che minima.
Iniziamo dunque questa lunghissima cavalcata settimanale per scoprire gli 80 migliori film degli anni ’80!
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80. REDS (di Warren Beatty, USA 1981)

Una grande storia di amore, politica, sentimenti e idee, quella da raccontata da Warren Beatty nella quadrupla veste di produttore, regista, sceneggiatore e attore, è una grande epica sullo stile del David Lean degli anni ’60, film che ormai non si fanno e non si vedono più in giro. Soprattutto, è un film che racconta un contrasto politico senza moralismi o patriottismi, uno dei pochissimi prodotti hollywoodiani in cui la sinistra è vista con simpatia e quasi ammirata. Forse perchè, alla radice del film, rimane una forte storia umana e d’amore.
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79. FITZCARRALDO (di Werner Herzog, Germania 1982)

Come un può film che parla di desideri irrealizzabili e sogni che diventano ossessioni essere realistico e colpire nel segno? Semplice, mettendo in scena davvero quel sogno che si fa ossessione, passando per la follia. Il film vede il protagonista, deciso a portare l’opera lirica nel bel mezzo dell’Amazzonia, autore di un folle progetto che prevede di trascinare un enorme battello a vapore su una montagna fino ad un appezzamento di terra selvaggia: oggi chissà quale effetti speciali si userebbe, invece Werner Herzog decise di trascinare realmente il battello su una montagna, e le immagini incredibili del film sono tutte vere, e costarono anche feriti e due morti. Solo un’impresa così folle può rappresentare al meglio il carattere di Herzog e la sua tormentata collaborazione con l’attore feticcio Klaus Kinski.
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78. VIDEODROME (di David Cronenberg, Canada 1983)

Quando si sostiene che David Cronenberg è da sempre, fin dagli esordi, un regista che vive nel futuro e realizza un cinema che parla a generazioni avanti minimo 20 anni, si pensa sempre a Videodrome, un’opera inclassificabile, al confine tra fantascienza e horror, che esteriorizza in maniera paurosamente affascinante il potere perverso della televisione. In particolare, il modo con cui la violenza senza più filtri e freni inibitori dilaga in tv riuscendo ad influenzare in maniera più o meno subdola lo spettatore. Per stomaci forti, ma soprattutto per cervelli svegli.
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77. WITNESS (di Peter Weir, USA 1985)
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76. LAPUTA: CASTELLO NEL CIELO (di Hayao Miyazaki, Giappone 1986)

Tanti sono i film di Hayao Miyazaki, tanti sono quelli che rappresentano al meglio la sua visione, ma Laputa raccoglie dal primo all’ultimo elemento la poetica del grande animatore giapponese: c’è praticamente tutto, ironia, commozione, il volo, il fantastico, la natura, personaggi non umani bizzarri, protagonisti giovanissimi, cattivi spiritosi. Soprattutto, è un film che conquista fin dall’inizio, ed è realizzato con una tecnica visiva meravigliosa.
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75. POLICE STORY (di Jackie Chan, Hong Kong 1985)

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74. DRUGSTORE COWBOY (di Gus Van Sant, USA 1989)

Tantissimi film hanno parlato della tossicodipendenza e di come questa attacchi particolarmente il mondo giovanile, ma pochissimi film lo hanno fatto con realismo e soprattutto senza falsi moralismi o sentimentalismi forzati. Gus Van Sant, un regista che da sempre ha un occhio di riguardo per la realtà sociale americana, ritrae il vero percorso di un tossicodipendente, dall’inizio alla fine, intrattenendo, divertendo, scioccando e facendo riflettere.
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73. ARIZONA JUNIOR (di Joel Coen & Ethan Coen, USA 1987)

Dopo aver esordito con un thriller/noir, per il loro secondo film i fratelli Coen scelgono un genere completamente diverso, una commedia farsesca che prende a piene mani dallo stile slapstick e screwball. Con due film totalmente opposti i Coen impongono il loro stile, ricco di situazioni fuori dalle righe e personaggi stralunati. Qui si raggiunge l’apice, l’esilarante follia di alcuni momenti e le battute al fulmicotone rimangono impareggiabili, grazie ad uno stile mai esagerato e ad attori sempre in parte.
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72. ATTRAZIONE FATALE (di Adrian Lyne, USA 1987)

Riuscito connubio tra erotismo e thriller, l’opera di Adrian Lyne è una morbosa e sagace decostruzione del mito della tipica famiglia americana, che esaspera lo yuppismo del periodo quasi in salsa horror, dando forma alle paura di ogni maschio, cioè che un’ipotetica infedeltà possa trasformarsi in un incubo. Formalmente curato, la straniante e strepitosa performance di Glenn Close collabora al successo.
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71. MISSING (di Costantin Costa-Gravas, USA 1982)

Il cinema politicamente impegnato di Costa-Gravas, gettando un occhio sul dramma dei desaparecidos durante i colpi di stato sudamericani degli anni ’70, probabilmente non era mai stato così umano e caldo, grazie ad una storia profondamente toccante e alla straordinaria interpretazione di Jack Lemmon. Ci indigniamo per la situazione politica del Cile mostrata nel film, ed al tempo stesso proviamo angoscia ed enorme vicinanza per un padre che vuole semplicemente avere notizie sul figlio scomparso, e paradossalmente non vedendolo più impara a conoscerlo come mai aveva fatto.
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