di Emanuele D’Aniello
La scorsa settimana abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 80 miglior film degli anni ’80, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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70. SORGO ROSSO (di Zhang Yimou, Cina 1987)

I film d’esordio spesso tengono in nuce tutte le caratteristiche di un autore, e questo film simboleggia all’ennesima potenza la poetica, visiva e tematica, di un grande cineasta come Zhang Yimou. La sua opera prima è un grande viaggio nel cuore della Cina, che prende vita grazie al volto soave della sua musa Gong Li e al coloro rosso che domina la scena. Un film straordinario che diventa esperienza sensoriale.
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69. ZELIG (di Woody Allen, USA 1983)

Le sperimentazioni di Woody Allen portate all’estremo, un finto documentario girato in bianco e nero su un personaggio assurdo, Leonard Zelig, un ebreo americano che riesce ad assumere le sembianze somatiche delle persone che lo circondano. Uno straordinario esperimento cinematografico in cui ogni elemento è curato fin nei minimi dettagli. E soprattutto una feroce critica alla società moderna, al conformismo dilagante, all’assimilazione forzata degli immigrati negli Stati Uniti, a come i media sanno creare, sfruttare e poi abbandonare i fenomeni mediatici del momento spesso privi della personalità necessaria per reggere la fama.
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68. THIS IS SPINAL TAP (di Rob Reiner, USA 1984)

Il mockumentary di Rob Reiner, che segue una finta rock band in varie situazioni, è un capolavoro di comicità, forma cinematografica e abilità nel ricostruire un’epoca. Un vero cult, imitato ed assimilato a memoria dai tantissimi fans, ricco di momenti divertenti per la stupidità dei suoi protagonisti. La fine del rock anni ’70 raramente è stata immortalata in modo così acuto e sferzante.
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67. UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA (di John Landis, 1981)

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66. LA CASA 2 (di Sam Raimi, USA 1987)

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65. AKIRA (di Katsuhiro Ōtomo, Giappone 1988)

Se ci fossero dubbi, l’animazione giapponese non è solo quella poetica e fantasiosa dello Studio Ghibli, ma anche quella che discende dai manga. Akira ne è la prova, un film indubbiamente debitore della fantascienza americana, ma ancora figlio delle paura giapponesi sugli effetti dell’atomica della Seconda Guerra Mondiale. L’animazione non è tutta rosa e fiori, non è solo per bambini: vedere per credere.
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64. URLA DEL SILENZIO (di Roland Joffé, Gran Bretagna 1984)

Il cinema è un grande strumento per portare all’attenzione planetaria fatti sconosciuti e guerre spesso dimenticate, come ha fatto Roland Joffé col suo film ricordando il terribile genocidio attuato in Cambogia dai Khmer rossi. Ma il film non diventa mai troppo politico, tiene sempre in primo piano l’emotività e la storia personale (realmente accaduta) dei protagonisti, raccontando esplicitamente una bellissima amicizia e come la guerra distrugga prima di tutto la dignità umana.
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63. IL BACIO DELLA DONNA RAGNO (di Hector Babenco, USA 1985)

Probabilmente, riflettendoci senza troppe sovrastrutture mentali, è vero che questioni psicologiche, politiche e sessuali hanno elementi in comune. Il film rappresenta con grande intelligenza tutto ciò, raccontando anche l’omosessualità come raramente si vede al cinema, e un grande amore per l’arte. Gli aspetti psicologici e puramente visivi vanno a braccetto, e si legano grazie alle stratosferiche interpretazioni dei due protagonisti.
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62. U-BOOT 96 (di Wolfgang Petersen, Germania 1981)

Il cinema bellico e catastrofico non è ad appannaggio esclusivo del cinema americano, ma è il cinema tedesco, forse perchè conosce le ferite e i traumi di una guerra vissuta e persa, ad aver prodotto un capolavoro del genere. La cura tecnica è spaventosa, così come la creazione dell’atmosfera: la missione apocalittica e claustrofobica di un sottomarino diventa una autentica discesa negli inferi.
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61. A BETTER TOMORROW (di John Woo, Hong Kong 1986)

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