di Emanuele D’Aniello
ormai abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 80 miglior film degli anni ’80, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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60. 1997: FUGA DA NEW YORK (di John Carpenter, 1981)

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59. UNA TOMBA PER LE LUCCIOLE (di Isao Takahata, Giappone 1988)

Raramente si vedrà ancora un film tanto triste, di sicuro è il film d’animazione più drammatico e commovente mai realizzato nella storia del cinema. Con grande poesia, delicatezza e soprattutto tanto duro realismo, il film racconta il modo terribile con cui il dramma della guerra si abbatte sui bambini, coloro che non possono reagire e sono le prime vittime innocenti. Con un capolavoro del genere, si piange, si riflette, e si interroga la propria anima.
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58. NATO IL 4 LUGLIO (di Oliver Stone, USA 1989)

Oliver Stone non è un regista che va per il sottile, non lo ha mai fatto e non lo farà mai. Il suo grande impegno politico e anti-militarista è esplicitato in diverse opere, Nato il 4 Luglio ne è un grande esempio: non il suo miglior film, non un film esente da retorica, ma un’opera enormemente complessa che indaga partendo da un personaggio lungo tutto il percorso ideologico e materiale di una guerra, dal nazionalismo patriottico alle presa di coscienza pacifista, passando naturalmente per il contatto con i campi di battaglia. L’intensissima prova di Tom Cruise, forse la migliore in carriera, la prima che lo trasforma da sex symbol ad attore maturo, è decisiva per far assimilare questa storia.
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57. GANDHI (di Richard Attenborough, Gran Bretagna 1982)

La biografia di Gandhi, una delle più grandi ed importanti personalità della storia, è un imponente film epico sullo stile degli anni ’60, ma al tempo stesso una storia piccola e delicata sull’esistenza di un uomo che tanto ha dato e poco ha ricevuto. La stratosferica interpretazione di Ben Kingsley, nella prova che lo rivela al mondo, dona immenso spessore e grande cuore all’intero film.
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56. IL TEMPO DEI GITANI (di Emir Kusturica, Jugoslavia 1988)

Emir Kusturica è colui che ha dato al mondo una importante e decisiva visione sulla comunità rom, e questa sua opera omnia (purtroppo mai uscita in Italia nella sua durata intera di quasi 5 ore) è un grande romanzo di formazione che parla della vita. C’è tutto in questo film, soprattutto la perdita dell’innocenza dell’essere umano che nasce buono ma viene corrotto dal mondo e dalla vita stessa, fatta di dolori più che di gioie. Kusturica lo racconta senza mai cadere nel melodramma, ma col suo tocco unico tra il sognante e il fantastico.
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55. THE ELEPHANT MAN (di David Lynch, Gran Bretagna 1980)

Tratto da una incredibile storia vera, uno dei film più lineari e e classici di David Lynch è una grande storia sulla dignità e sul dolore, sull’accettazione del diverso e la tolleranza, realizzata in un sontuoso bianco e nero. La ricostruzione dell’Inghilterra Vittoriana è precisa, nella scena e soprattutto nei modi dei personaggi, e la difficile interpretazione di John Hurt rimane impressa nella mente di tutti.
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54. IL VERDETTO (di Sidney Lumet, USA 1982)

Uno degli vertici del cinema giudiziario, di cui Sidney Lumet è sempre stato grande autore, il film è in particolar modo un bellissimo character study su una figura tragica, un uomo a pezzi e sconfitto dalla vita che prova a redimersi un’ultima volta. Uno studio riuscito soprattutto per la fantastica interpretazione, forse l’ultima grande prova in carriera nonostante il tanto agognato premio Oscar arriverà successivamente, di un Paul Newman davvero carismatico e toccante.
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53. HANNAH E LE SUE SORELLE (di Woody Allen, USA 1986)

Woody Allen raggiunge un perfetto equilibrio tra dramma e commedia in una nuova rappresentazione molto critica della famiglia intesa come istituzione. Hannah è il centro della storia, pur non essendo il personaggio principale ogni momento si riconduce a lei: ha due sorelle, la maggiore inizia una relazione con il suo ex marito, la minore invece è segretamente il soggetto delle attenzioni amorose del suo attuale marito. Il cast corale funzione magnificamente, Michael Caine e Dianne Wiest, giustamente premiati con due Oscar, sono eccezionali. Si ride ma non troppo, si riflette ma non eccessivamente, potrebbe essere da alcuni considerato un difetto ma invece Allen mixa saggiamente i due generi maggiori con sapiente maestria, grande ironia e attenzione alla costruzione della storia.
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52. IL GRANDE FREDDO (di Lawrence Kasdan, USA 1983)

Cult per antonomasia, imitato, parodiato e copiato a non finire negli anni seguenti, è l’apice dei film generazionali, la storia di un gruppo di amici ormai adulti, tutti ex contestatori negli anni ’60, che si riunisce per la morte prematura di un amico, e si confronta tra sogni spezzati e una realtà da quella immaginata da ragazzi. Un capolavoro di scrittura e recitazione.
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51. STRADE VIOLENTE (di Michael Mann, USA 1981)

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