di Emanuele D’Aniello
Con grande coraggio abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni ’90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate in un solo decennio, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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30. IL GRANDE LEBOWSKI (di Joel Coen & Ethan Coen, USA 1998)

Quale film viene celebrato ogni anno con un festival a tema in America, con visione collettive e concerti? Quale film ha ispirato addirittura una religione? La risposta è semplice, è il capolavoro comico dei fratelli Coen, un cult assoluto vagamente ispirato ai racconti noir di Raymond Chandler. Un film cult irresistibile, divertente, ricco di situazioni e personaggi indimenticabili, tra cui ovviamente si erge la figura del drugo, un autentico inno alla calma, alla pace interiore, al prendere le cose della vita con tutta la serenità possibile. Tra interpretazioni fenomenali, battute fulminanti e dialoghi da mandare giù a memoria, dopo aver visto questo film tutti avranno voglia di bere un White Russian o di andare a giocare a bowling.
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29. ED WOOD (di Tim Burton, USA 1994)

Ed Wood rimarrà nella storia del cinema come il peggior regista di sempre, autore dei film più brutti e trash mai realizzati, e per paradosso proprio questa sua incapacità e i suoi demeriti lo hanno reso immortale. Ci voleva l’eclettica coppia Tim Burton/Johnny Depp a far diventare la carriera di Ed Wood un’icona, un inno al cinema, alla disperata forza di volontà, all’ostinazione nel portare avanti i propri sogni, nonostante i risultati. Con uno splendido bianco e nero, e delle interpretazioni immense (Martin Landau nei panni di Bela Lugosi vinse uno degli Oscar più meritati mai consegnati), Burton continua con poesia ed eleganza il suo percorso che dà voce a personaggi minori, sconfitti dalla vita, reietti e diversi.
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28. TUTTO SU MIA MADRE (di Pedro Almodovar, Spagna 1999)

Per anni Pedro Almodovar è stato il cantore del cinema spagnolo del post-franchismo, un cinema colorato, divertente, esuberante, trasgressivo, una risposta necessaria ad anni di oppressione e forzato conformismo. Invece col suo capolavoro Tutto Su Mia Madre l’autore spagnolo inaugura un filone di opere più mature, drammatiche, intimiste, e il filo che unisce le due epoche è la presenza di personaggi femminile e la continua voglia di trasgressione. Tra grandi citazioni cinematografiche e intrecci da soap-opera Almodovar racconta una storia intrisa di dolcezza e grande umanità, un reticolato di ricordi e amore che solo lui poteva realizzare.
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27. IL RE LEONE (di Roger Allers e Rob Minkoff, USA 1994)

Tantissimi adulti sono cresciuti con i cartoni animati della Disney, tantissimi giovani d’oggi hanno avuto la fortuna di essere bambini durante l’epoca del “Rinascimento Disneyano” il cui capolavoro rimane indubbiamente Il Re Leone, una rilettura particolare della storia di Amleto, ricco di momenti divertenti e situazioni strappalacrime. Con una colonna sonora trascinante e personaggi incredibili, nessuno dimenticherà mai la caduta e la risalita di Simba verso il posto che gli spetta e il padre Mufasa gli ha lasciato, quello di re della giungla. Un fantastico film d’animazione, pieno di pathos e grandi emozioni.
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26. TERMINATOR 2 (di James Cameron, USA 1991)

Raro esempio di secondo capitolo superiore al film originale, non solo per il più alto budget a disposizione, ma per il ritmo, il coinvolgimento emotivo, l’uso dei personaggi, l’ironia e la bellezza della storia. Uno tra i migliori film d’azione di tutti i tempi, se non il migliore, Terminator 2 rimane nella storia per le incredibili sequenze di pura adrenalina, per i mirabolanti effetti speciali (all’epoca la rigenerazione dell’indistruttibile e malefico T-1000 lasciava chiunque di stucco) per una Linda Hamilton e un Arnold Schwarnegger mai così efficaci, per la capacità di impaurire e addirittura commuovere all’interno del cinema commerciale. Una pietra miliare.
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25. SONATINE (di Takeshi Kitano, 1993)

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24. LA SOTTILE LINEA ROSSA (di Terrence Malick, USA 1998)

Dopo 20 anni di silenzio improvvisamente Terrence Malick decide di tornare al cinema, i migliori attori in circolazione fanno a gara per lavorare con lui, e quel che ne esce fuori è uno tra i migliori film di guerra, e al tempo stesso il più atipico, mai realizzati. Nelle isole di Guadalcanal si consuma una rilettura filosofica della guerra, un vero e proprio trattato che si interroga sul male, sull’amoralità delle azioni umane, sul perchè l’uomo perpetra violenza verso il prossimo. C’è tutto il cinema di Malick, che come sempre più che un film realizza una vera opera d’arte.
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23. FORREST GUMP (di Robert Zemeckis, USA 1994)

Alzi la mano chi non ha mai citato una volta nella sua vita Forrest Gump, uno tra i personaggi più amati e incredibile nella storia del cinema. Tom Hanks dona umanità e sentimento ad un ragazzo non proprio sveglissimo ma dal cuore d’oro, che nonostante tutto incontra Kennedy, gioca a ping pong contro i cinesi, insegna i mitici passi a Elvis, diventa un campione di corsa, un eroe del Vietnam, si arricchisce con i gamberi. Soprattutto, vive e ama, e noi con lui. Una splendida storia umana che si fa metafora esistenziale del percorso della società americana, e ci regala momenti indimenticabili da groppo in gola.
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22. LEZIONI DI PIANO (di Jane Campion, Nuova Zelanda 1993)

Le immortali e celeberrime note di Michael Nyman fanno da corredo musicale e corredo emotivo al capolavoro di Jane Campion, una storia in cui la protagonista, muta, comunica più di tutte le altre persone. Esploriamo l’universo femminile in una sinfonia di note e colori, in cui i paesaggi della Nuova Zelanda si ergono a personaggio fondamentale. Le interpretazioni degli attori sono a dir poco eccellenti, riusciamo davvero a percepire il pianoforte e la musica come naturale estensione del corpo e dell’anima della nostra eroina. Un film per tutti, intriso di grande sensibilità.
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21. HEAT (di Michael Mann, USA 1995)

Il capolavoro di Michael Mann è passato alla storia soprattutto per essere il primo film in cui le icone assolute Robert DeNiro e Al Pacino recitano insieme, faccia a faccia e nella stessa scena, ma i meriti del film sono comunque innegabili: ridefinisce un intero genere portando il crime movie metropolitano a vette incredibili, è sostenuto da un clamoroso equilibrio tra azione e introspezione psicologica dei personaggi, descrivendo delle figure realistiche all’inverosimile. Sarebbe banale dire che il poliziotto e il criminale, il cacciatore e la preda, il bene il male sono essenzialmente la stessa cosa e rappresentano due facce della stessa medaglia, e Mann approfondisce questa dinamica in quasi 3 ore di pellicola. La regia, la fotografia, le interpretazioni e il sapiente uso dei due divi (insieme solo in due scene per far salire l’attesa) creano una delle opere più influente per la filmografia del genere negli anni successivi.
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