di Emanuele D’Aniello
Con grande coraggio abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni ’90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate in un solo decennio, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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70. ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN SONO MORTI (di Tom Stoppard, Gran Bretagna 1990)

Chi conosce l’Amleto, sa che Rosencrantz e Guildenstern sono due personaggi importanti ma marginali. La genialità di Tom Stoppard, autore teatrale divenuto sceneggiatore e qui regista, è di farli diventare personaggi centrali e far assistere, dal loro punto di vista, alle vicende dell’Amleto. Ma non solo, perchè i giochi di finzione, i rimandi metatestuali e metacinematografici, i confini del teatro non-teatro si sommano minuto dopo minuto. Insomma, un film da vedere più che da raccontare, un’opera divertente, complessa e molto cerebrale.
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69. IL PALLONCINO BIANCO (di Jafar Panahi, Iran 1995)
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68. L’UMANITA’ (di Bruno Dumont, Francia 1999)

Succede ogni tanto che, in un film volutamente iper-realista, qualcuno possa anche lievitare da terra. Succede perché il cinema di Bruno Dumont è anche questo, una ricerca in perenne equilibrio precario tra bene e male, tra bontà e malvagità, tra calma e rabbia, tra santità e passione carnale. Se non è il suo apice L’Umanità, allora è quantomeno il suo film simbolo: con uso di attori non professionisti, e tempi morti che negano la natura del suo stesso film – un noir senza senza indagine, tanto per capirci – Dumont porta al parossismo la necessità della riscoperta di semplicità e tenerezza che, in un mondo così feroce, non può che passare attraverso il sacrificio di una figura cristologica.
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67. ORLANDO (di Sally Potter, Gran Bretagna 1992)

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66. TITANIC (di James Cameron, USA 1997)

Ah, la Titanic Mania. Chi è vecchio abbastanza, come me, da ricordare l’uscita nei cinema di questo film, ricorderà sicuramente il disastro annunciato alla vigilia smentito dai fatti, la trasformazione da semplice a fenomeno di massa. Titanic non era un film, era un evento, con famiglie, ragazze e coppie di innamorate che andavano a vedere e rivedere il film anche 4, 5, 6 volte, e non è una esagerazione. L’esplosione tra le adolescenti della DiCaprioMania, la scoperto al mondo di Kate Winslet, il più grande incasso mai raggiunto all’epoca, il record di 11 Oscar vinti, tutto questo collabora a costruire la leggenda. E oltre tutto questo, il film rimane una grandissima storia d’amore, girata con maestria e con effetti speciali tuttora incredibili.
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65. BOOGIE NIGHTS (di Paul Thomas Anderson, USA 1997)

L’opera seconda è la più difficile in carriera, perchè devi confermati o altrimenti rischi fin da subito di essere classificato come bluff. Paul Thomas Anderson, e non c’erano dubbi, supera brillantemente lo scoglio dell’opera seconda creando un film corale dall’immenso e sfaccettato cast, ricco di personaggi interessanti e situazioni coinvolgenti. Il film romanza la vera storia di John Holmes per mostrare il mondo del cinema porno negli anni ’70, l’apice per il genere allora definito addirittura d’autore, e usarlo come allegoria di un intero decennio, quello trasgressivo per antonomasia, quello dei cambiamenti più decisivi per una società intera. Se il regista è per molti in tutto e per tutto il nuovo Robert Altman, lo è anche grazie a questo film.
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64. LA BELLA E LA BESTIA (di Gary Trousdale, 1991)

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63. LA TRILOGIA DEI COLORI (di Krzysztof Kieślowski, Francia/Polonia 1993, 1994, 1994)

Il grande autore polacco Krzysztof Kieślowski con la sua Trilogia dei Colori (Film Blu, Film Bianco, Film Ross) realizza un’opera ricca di metafore e simbolismi, in cui la forte componente drammatica che percorre i tre film, comunque indipendenti l’uno dall’altro, lascia lo spettatore senza fiato. E’ la vita, e soprattutto le sue difficoltà, che si fa cinema e quindi arte. Tre colori, quelli della bandiera francese, che nell’intenzione del regista rappresentano tre alti ideali (libertà, uguaglianza, fratellanza) e nelle fantastiche interpretazioni di Juliette Binoche, Julie Delpy e Irene Jacob assumono grande significato.
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62. INSIDER (di Michael Mann, USA 1999)

Non si può sbagliare quando affidi Russel Crowe e Al Pacino alle cure di Michael Mann. La solita grande visione, la spettacolarità dei momenti anche più piccoli e intimi, tutto serve a dare potenza ad un film inchiesta drammatico, e via via sempre più doloroso, sulla scandalosa questione del tabacco e delle lobby che ne governano il mercato. Le favolose interpretazioni dei due protagonisti si immergono nella messa in scena di Mann fatta di macchina a mano, fotografia fredda e tempi sempre più dilatati, dando grande respiro e malessere costante alla narrazione. Lontano dalla retorica e dalle speculazioni ideologiche, un film dimostra come si possono cambiare le regole di un gioco molto più grande e serio.
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61. IL SESTO SENSO (di M. Night Shyamalan, USA 1999)

Diciamolo in partenza, la grande fama di questo film è dovuta all’incredibile rivelazione finale, una delle sorprese più grandi nella storia del cinema, che ora nota a tutti sarà diventata un luogo comune, ma all’epoca dell’uscita del film lasciò tutti sorpresi e di stucco. Eppure, oltre alla sorpresa c’è un grandissimo film, un thriller paranormale che ha ampiamente influenzato il genere, coinvolgente, cupissimo, con una tensione strisciante che esplode in momenti di grande paura. Lui vedeva la gente morta, e noi tuttora saltiamo dalla sedia al solo pensiero.
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