di Emanuele D’Aniello
Con grande coraggio abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni ’90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate in un solo decennio, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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60. IL GIGANTE DI FERRO (Brad Bird, USA 1999)

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59. HAPPINESS (di Todd Solondz, USA 1998)

Chi pensa che American Beauty sia un feroce ritratto della classe media americana e della sua ipocrisia, forse non ha ben chiaro di cosa è capace Todd Solondz: il suo Happiness è uno dei film più devastanti mai realizzati sulla società americana, acidissimo, senza un solo momento positivo o di catarsi, con personaggi e situazioni squallidi, e per questo tremendamente umani e veri nel proprio squallore. Nulla è omesso, tutto si vede, e nessuna tecnica è usata per addolcire la pillola: Happiness è un boccone amaro che va preso e digerito molto lentamente.
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58. LA MOGLIE DEL SOLDATO (di Neil Jordan, Gran Bretagna 1992)

Il confine tra sessualità e ideloogia politica non è mai stato così sottile, un confine in cui ragione e torto, apparenza e realtà si confondo e fondono continuamente. Un film avvincente, che tocca le corde dell’animo più volte e in modi inaspettati, e regala uno dei colpi di scena più famosi e incredibili nella storia recente del cinema. La regia asciutta e solidissima di Jordan segue una sceneggiatura perfetta, che permette allo spettatore di meditare su quanto visto ad ogni visione.
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57. HAPPY TOGETHER (di Wong Kar-Wai, Hong Kong 1997)

Il maestro Wong Kar-Wai per tutta la sua carriera ha portato al cinema storie d’amore liriche, struggenti, poetiche e sempre sincere, e riesce a toccare veramente le corde dell’anima con la travagliata storia d’amore omosessuali tra due ragazzi cinesi. Si, anni prima di Brokeback Mountain al cinema la vera storia d’amore tra due uomini era quella tra Ho e Lai, due ragazzi che cercano un futuro insieme fuggendo a Buenos Aires. I colori del film di Kar-Wai sono sempre magnifici, grazie al fidato direttore della fotografia Christopher Doyle, così come la scelta delle musiche e lo stile impeccabili con cui sono girate determinate scene. Ma è il cuore, il calore umano che non manca mai, e anzi qui colpisce ancora di più perchè si fonda con sentimenti universali come la nostalgia, la solitudine, la paura dell’abbandono. Quando Kar-Wai parla d’amore, tutto il resto non ha più senso.
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56. ELECTION (di Alexander Payne, USA 1999)

Spesso i licei sono diventati soggetto nel cinema americano di film dimenticabili, deboli, teen movie senza forza o innovazione. Un errore, perchè è facile immaginare il liceo come teatro della formazione individuale, specchio della società futura e microcosmo delle istituzioni del mondo esterno. Un grande osservatore come Alexander Payne, maestro nel ritrarre uomini semplice e normali, coglie tutto questo e crea un racconto acido, sprezzante, brillante e ferocemente satirico. Tracy Flick è il simbolo dell’arrivismo senza scrupoli di una grossa fetta di società ed un personaggio indimenticabile, alla faccia di film apparentemente più profondi o intellettuali.
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55. UNA STORIA VERA (di David Lynch, USA 1999)

Per anni David Lynch è stato idolatrato dai suoi tantissimi fans, ma criticato da tanti altri: non sa dirigere film normali, sa trattare solo temi bizzarri e personaggi folli, le sue opere sono una somma di momenti surreali che si susseguono senza un senso. Nel 1999 Lynch stupisce e zittisce tutti dirigendo una storia non solo normale e semplice, ma drammatica, intima, personale, commovente, e non a caso è uno dei suoi migliori film. Lontano dalla cifra visionaria che lo ha reso un’icona, Lynch decide di raccontare la storia di un anziano che improvvisamente decide di andare a far visita al fratello, che non vede e con cui non parla da anni, intraprendendo il viaggio a bordo di tosaerba. Il film, realistico e pieno di sentimento, rimane dentro al cuore dello spettatore, e conferma la grande statura cinematografica di Lynch.
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54. THE TRUMAN SHOW (di Peter Weir, USA 1999)

George Orwell non lo aveva predetto, Petwr Weir apprende quella lezione e anticipa i tempi: all’alba dell’esplosione dei reality show, questo film è più profetico e angoscioso che mai. La perfetta sceneggiatura di Andrew Niccol crea la tragicomica storia di un uomo protagonista di un reality, ogni secondo della sua vita fin dalla nascita è seguito da miliari di spettatori in tutto il mondo, e l’unico inconsapevole è lui. L’indimenticabile prova di Jim Carrey, trascinante e straziante, convince chiunque a tifare per il suo Truman, per la sua ricerca di verità e presa di coscienza che culmina in quello “strappo nel cielo di carta” che per Pirandello era ideale, ma ormai è materiale: la triste realtà è che subito dopo si cambia canale, alla ricerca di qualcosa di più interessante. Uno dei film più profetici e intensi degli ultimi anni.
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53. CRASH (di David Cronenberg, Canada 1996)

Potete aver visto tutti gli horror che volete, tutti i film inquietanti che esistono, ma se non avete visto Crash di Cronenberg non avete davvero idea di cosa voglia il termine “film disturbante”. Con questo film l’autore canadese raggiunge nuove vette, setta nuovi standard per il cinema, e porta all’esasperazione i suoi temi tipici come la trasformazione fisica, le mutilazioni e l’amore per le macchine. Il punto di contatto tra sesso e morte, tra corpo umano e corpo artificiale, qui non solo è raggiunto ma anche superato, in cui l’appagamento sensoriale si raggiunge solo attraverso l’estremo. Ma nessuna parola può realmente giustizia e descrivere questo film, un’opera perversa nel senso più puro del termine, una visione davvero per menti toste.
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52. CLOSE-UP (di Abbas Kiarostami, Iran 1990)

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51. LEON (di Luc Besson, Francia/USA 1994)

Non esiste amore platonico al cinema più riuscito di quello che Luc Besson crea sfruttando la premessa di un film di genere: dopo una prima parte violentissima e molto grafica, quello a cui veramente assistiamo e l’incontro tra due mondi opposti, quello da rappresentato da Leon, sicario a pagamento, introverso, bambinesco, e quello di Matilda, giovanissima orfana, già adulta e saggia. Paradossalmente, è lei che insegna a vivere a lui. C’è azione, c’è tanto sangue, c’è tanto sentimento, c’è una storia d’amore perversa e pura al tempo stesso, e la strepitosa interpretazione dell’esordiente Natalie Portman che in quel momento entra prepotentemente e in prima linea nel mondo del cinema.
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