di Emanuele D’Aniello
La scorsa settimana abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni 90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perché parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche.
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80. SALVATE IL SOLDATO RYAN (di Steven Spielberg, USA 1998)

Steven Spielberg ha sempre mantenuto la sua produzione filmica in equilibrio tra due mondi: quello più commerciale e spettacolare, e quello più sentimentale e melodrammatico. Spesso i due canoni si sono contaminati a vicenda creando il classico “film alla Spielberg” ma mai prima di Salvate il Soldato Ryan il regista aveva realizzato un film così crudo visivamente, in cui la violenza, rappresentata in primo piano senza omettere nulla, è al centro. Il film è un classico del genere bellico, ma la guerra ora è vista per quello che realmente: morte e distruzione. Il famoso e durissimo prologo che mostra il terribile sbarco in Normandia lascia strascichi per il resto della pellicola, anche quando il ritmo si abbassa e il sentimentalismo inizia a trionfare, il rumore dei proiettili è ancora nella testa degli spettatori e nella mente dei soldati protagonisti.
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79. CLERKS (di Kevin Smith, USA 1994)
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La perla del cinema indipendente americano degli ultimi, uno dei più folgoranti esempi di successi che escono dal Sundance Film Festival, l’esordio di Kevin Smith con un budget di appena 50mila dollari, ottenuti per lo più con dei prestiti, è la dimostrazione che basta davvero poco per fare un buon film e addirittura diventare leggenda. La giornata di due commessi in una cittadina di provincia è costellata di dialoghi e situazioni bizzarre, grottesche e divertenti, sempre all’insegna del politicamente scorretto. I fans mandano giù le frasi a memoria mentre i critici si interrogano sull’inspiegabile successo di questa pellicola. Il bello del cinema è anche questo.
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78. IL CAMERAMAN E L’ASSASSINO (di Remy Belvaux, Belgio 1992)

Uno tra i film più agghiaccianti e originale mai realizzati, un mockumentary in bianco nero in cui una troupe televisiva segue e filma le azioni più efferate di un serial killer. La premessa è ovviamente assurda, ma questo dà il via ad uno dei film più controversi e violentemente espliciti nella storia del cinema, con lo spettatore che diventa complice divertendosi nel sentire i commenti umoristi del killer alle proprie gesta, e l’invadenza della tv che ormai non ha più remore a mostrare le scene più brutali pur di fare spettacolo. Quando a metà film il tono della situazione cambia totalmente dopo una scena raggelante, capiamo che i confini morali tra voyeurismo e partecipazione diretta sono molto labili.
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77. L.A. CONFIDENTIAL (di Curtis Hanson, USA 1997)

Il miglior adattamento mai realizzato di un romanzo di James Ellroy, un capolavoro noir che riporta il genere ai fasti immortali degli anni ’50 sfruttandone tutti gli elementi, dall’intreccio alla presenza della femme fatale di turno. Storia appassionante, personaggi affascinanti, costruzione scenica incredibile, ha il grande merito di dare vita, come nei grandi romanzi, al vero protagonista del racconto: la città di Los Angeles, un purgatorio reale apparentemente tranquillo, intriso di ipocrisia, corruzione e malcostume.
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76. LE ALI DELLA LIBERTA’ (di Frank Darabont, USA 1994)

Uno tra i film più famosi e popolari degli ultimi anni, è davvero difficile trovare qualcuno che non ami questo film. Non è solo un capolavoro del genere carcerario, che non omette nulla sulle difficoltà, le violenze, lo scorrere del tempo, ma è soprattutto una grande storia di amicizia e di speranza, il classico che al termine della visione ti riempie il cuore e ti insegna qualcosa di assolutamente positivo.
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75. THELMA & LOUISE (di Ridley Scott, USA 1991)

Uno dei capolavori del femminismo americano al cinema è firmato da un uomo, per giunta, vale a dire Ridley Scott. Eppure il film, nonostante la sua forte di dose di anarchia, voglia di libertà e fuga da ogni costrizione morale e sociale, è totalmente imperniato nelle due figure centrali, due personaggi immensi interpretati come meglio non si potrebbe da Gena Davis e Susan Sarandon. Nessuno potrà immaginare o anche solo pensare alle donne in un film dopo aver fatto la conoscenza con le amiche per la vita (e anche oltre) Thelma e Louise.
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74. MY NAME IS JOE (di Ken Loach, Gran Bretagna 1998)

Pochissimi, anzi nessuno sa ritrarre l’essenza dei bassifondi e di personaggi emarginati come fa Ken Loach, il cantore della classe operaia inglese. Mischiando dramma, umorismo e persino thriller, cosa insolita per lui, il regista ci mostra la vera vita che si fa per strada, quando il mondo non ti sorride e ogni giorno deve cavartela per arrivare al domani. Il Joe di Peter Mullan (un fantastico attore spesso sottovalutato, che qui firma una prova intensissima e straziante) è un ex alcolizzato e ora disoccupato con cui chiunque può empatizzare, perchè parla e fa qualsiasi cosa, giusta o sbagliata che sia, solo e soltanto col cuore, e ci mostra come la vita chiede sempre il suo conto: una volta che si è scelto un percorso, si può lasciare ma è lui a non lasciarti mai.
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73. AMERICAN HISTORY X (di Tony Kaye, USA 1998)

Non si parla di amore, ma dell’altro sentimento primitivo e più viscerale: l’odio. Usando come pretesto il neonazismo, il film mette in scena i pregiudizi insiti in una parte della società americana, la pericolosità delle ideologie, ed è soprattutto un perfetto trattato sociologico e psicologico sull’odio che degenera in violenza immotivata. La mastodontica prova di Edward Norton,mai più così gigantesco in carriera, costruisce un personaggio semplicemente indelebile.
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72. I PROTAGONISTI (di Robert Altman, USA 1992)

Quando lo sguardo spietato e disilluso di Altman passa dalla società americana al mondo più fittizio e ipocrita che possa esistere, cioè Hollywood, il capolavoro è in agguato. Una delle migliori satire di tutti i tempi sul mondo del cinema, una commedia tinta di giallo che sprizza energia, intelligenza e notevole ironia caustica. Il finale, che riavvolge il film su se stesso, è una perla di incredibile furbizia.
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71. I MIEI VICINI YAMADA (di Isao Takahata, Giappone 1999)
Divertente e triste, tenero e burbero, sempre fondamentalmente umano, I Miei Vicini Yamada è uno straordinario film d’animazione – e ci sarebbe anche da elogiare proprio la tecnica d’animazione, oltretutto – che incapsula l’essenza stessa delle idiosincrasie della vita familiare. Solo la mente e soprattutto il cuore di Isao Takahata potevano creare un simile spaccato di magica quotidianità. Attraverso una struttura episodica, spesso con frammenti anche brevi che sembra ricalcare le classiche barzellette, è la fantasia e la dolcezza della vita semplice che emerge tra i problemi, spesso piccoli e perciò ancora più fastidiosi, che tutti affrontano. Rivolgendosi ai più piccoli, con un eco che arriva naturalmente ai più grandi, l’animazione giapponese dimostra ancora un’efficacia che ha pochissimi eguali.
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