di Emanuele D’Aniello
Indicare 100 film per un solo decennio è un’operazione a dir poco folle. A maggior ragione considerando che il decennio 2000-2009 è stato un periodo ricco di film straordinari provenienti da ogni angolo del mondo, un periodo in cui tutti possono girare film e realizzarli con qualsiasi mezzo, perfino con i computer portatili o i telefoni cellulari più moderni. È stato il decennio del 3D, delle telecamere digitali, dell’animazione computerizzata, di maestosi blockbusters e di grandi film d’autori, e spesso, fortunatamente, le due cose si sono fuse creando capolavori impensabili. Considerando che solo negli Stati Uniti ogni anno vengono realizzati migliaia di film, indicare 100 titoli per 10 anni prendendo in esame la cinematografia mondiale è davvero difficile, ancora di più fare una graduatoria.
Ho cercato con questa classifica di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri utilizzati si collegano alle recensioni critiche ottenute e l’importanza e l’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni, e infine ovviamente il gusto personale. Non perdiamo troppo tempo nel vedere le posizioni, quelle sono stabilite per evitare un banale elenco alfabetico di titoli, pensiamo piuttosto che con simili pellicole la differenza, ad esempio tra il numero 99 e il numero 3, è più che minima.
Iniziamo dunque questa lunghissima cavalcata settimanale per scoprire i migliori 100 film del decennio appena passato.
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100. BLACK HAWK DOWN (di Ridley Scott, USA 2001)

Il film è tratto da un episodio purtroppo realmente accaduto, il motivo per cui gli Stati Uniti hanno dimenticato tanto in fretta, coperti di vergogna, la spedizione in Somalia nei primi anni novanta. Più di due ore in cui pare di essere in un videogioco, non si respira mai, non si prende fiato, e alla fine si ha il mal di testa. Tanti, tantissimi rumori e spari. Ridley Scott gira il film di guerra più realistico mai realizzato, al confronto tutte le altre battaglie viste al cinema scompaiono. La storia segue una ventina di personaggi, ma in questo marasma i volti si confondono e le identità si perdono, ricordando come nulla sia spersonalizzante quanto la guerra. Una delle operazioni di regia più complesse degli ultimi decenni, e il nostro Pietro Scalia si è superato curando il montaggio più estremo mai visto.
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99. MYSTERIOUS SKIN (di Gregg Araki, USA 2004)

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98. DOLLS (di Takeshi Kitano, Giappone 2002)

Uno dei film più umani, struggenti ed emotivi di Takeshi Kitano, tre storie d’amore che si trasformano in tre storie di morte, tenendo sempre in primo piano i sentimenti. E’ anche uno dei migliori film del regista giapponese dal punto di vista estetico, poesia per gli occhi e lacrime per il cuore.
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97. TRAFFIC (di Steven Soderbergh, USA 2000)

Se c’è una cosa che Steven Soderbergh è sempre riuscito a fare con enorme maestria, è quella di dirigere un cast corale composto solo da attori di primissimo piano e costruire un intreccio di più storie che lasci senza fiato lo spettatore. Qui le storie principali sono tre collegate sempre al traffico e soprattutto alla pericolosa diffusione della droga al confine tra Stati Uniti e Messico. Il segmento più riuscito rimane quello messicano grazie alla poderosa performance di Benicio Del Toro, mal’intero reticolato di rapporti umani funziona grazie al carisma degli interpreti, alla solida regia e ad una sontuosa sceneggiatura. Traffic è una vera lezione di cinema.
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96. GOOD NIGHT AND GOOD LUCK (di George Clooney, USA 2005)

Con questo curatissimo ritratto di un’epoca George Clooney dimostra di poter anche un grande regista. La vera storia del giornalista Edward R. Murrow, l’unico che ha avuto il coraggio di mettere la faccia e la voce contro il senatore McCarthy, è un grande affresco degli anni cinquanta e dell’ipocrisia della società americana. La paura del maccartismo, la feroce caccia alle streghe, temi che riescono ancora ad avere forza ed essere attuali, basta leggere un giornale e sostituire la parola “comunista” con molte altre. Scegliendo un elegantissimo bianco e nero Clooney crea l’atmosfera giusta in cui immergere la sua storia, che deflagra potentemente grazie ad un cast all’altezza, in cui spicca la prova intensissima del protagonista David Strathairn, trattenuto ed emotivo, al vertice del suo talento. Un’opera di impegno civile e politico davvero imperdibile.
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95. SHREK (di Andrew Adamson, USA 2001)

Nel mondo dell’animazione c’è innegabilmente uno spartiacque, un prima e un dopo Shrek. L’avvento del’orco verde al cinema ha spazzato via moltissime certezze, su tutte il monopolio Disney (è la prima operazione rivelata nell’ambito dell’animazione della Dreamworks) e il buonismo di innumerevoli film. Shrek è il cartone animato politicamente scorretto per antonomasia, il suo linguaggio è adulto, le sue azioni e i suoi modi quasi volgari. Mai si era visto un film d’animazione del genere, con le debite proporzioni è quello che South Park ha fatto al mondo giallo di I Simpsons. Divertente, avvincente, ricchissimo di citazioni e parodie, ha demolito uno per uno i miti d’infanzia disneyani, proponendosi come prodotto non più bambini, ma piuttosto per adolescenti. La saga purtroppo nel corso degli anni è nettamente calata, in qualità e intelligenza, ma il primo capitolo rimane tuttora uno dei film più innovativi del decennio scorso.
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94. THE BOURNE ULTIMATUM (di Paul Greengrass, USA 2007)

La trilogia di Jason Bourne, passando alle pagine di Robert Ludlum al cinema, ha completamente riscritto le regole del genere action e rivoluzionato i film di spionaggio, soprattutto con gli ultimi due capitoli girati dall’inglese Paul Greengrass, e Bourne Ultimatum ne è l’apice assoluto. Greengrass porta un ritmo e uno stile tutto nuovo, frenetico grazie al costante uso della macchina a mano e di un montaggio ricco di tagli continui, girato costantemente col piede sull’acceleratore senza far mai prendere fiato allo spettatore. Matt Damon riesce a coniugare un’impressionante recitazione fisica e un’abilità a modulare i sentimenti, col personaggio che scopre pian piano sempre di più il proprio passato. Se questa saga recentissima è riuscita addirittura ad influenzare i film di James Bond (lo abbiamo visto in Quantum of Solace) cioè il capostipite del genere, vuol dire il segno lasciato nella storia del cinema è più forte di quanto si possa pensare.
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93. LE INVASIONI BARBARICHE (di Denys Arcand, Canada 2003)

Remy, cinquantenne professore di storia, è all’ospedale per una malattia terminale. Il figlio Sébastien, con cui non ha mai avuto buoni rapporti e non vede da tempo, organizza al capezzale del padre una memorabile rimpatriata, tra amici e vecchi colleghi. Denys Arcand ha il merito, per tutta la durata del film, anche quando i toni si fanno più pesanti, di farci dimenticare che stiamo assistendo all’inesorabile morte di un uomo. Il protagonista, anche grazie alla straordinaria interpretazione di Remy Girard, ha una forza e una energia intellettuale da fare invidia a qualsiasi persona. Intorno a lui non si svolge un rito funebre, ma un autentico dibattito senza moralismi in cui si parla di vita, politica, guerra, economia, società, vizi umani, con un linguaggio disilluso e lontano da ogni ideologia. Il primo lavoro del regista canadese sul finire degli anni ottanta, sempre con i medesimi personaggi, era Il Declino dell’Impero Americano e, collocandosi alla fine del mito del periodo reaganiano, diventava lo specchio di un’epoca. A sua volta questo film, dopo l’11 settembre e il tumultuoso risveglio di una intera parte del mondo, acquista ancora maggior forza. In tempi come questi, in cui tutti i valori sono crollati, Arcand ci ricorda che l’unico modo per stare bene è rimanere accanto alle persone che si amano.
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92. PRIMA DELL’ALBA (di Richard Linklater, USA 2004)

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91. l’ALBA DEI MORTI DEMENTI (di Edgar Wright, Gran Bretagna 2004)
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Qui si chiude la prima parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso. La prossima settimana vedremo le posizioni dal numero 90 al numero 81.


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