di Emanuele D’Aniello
Arriviamo finalmente a metà classifica. Con un pizzico di follia abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate negli ultimi dieci anni, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche, ma prima c’è il doveroso promemoria:
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60. MILLION DOLLAR BABY (di Clint Eastwood, USA 2004)

Clint Eastwood per decenni ci ha abituato, come regista e attore, ad una precisa visione. Ma come il buon vino il nostro Clint invecchiando migliora, e soprattutto si evolve, cresce continuamente, sfida le convenzioni e quello che si credeva su di lui. Mai avremo pensato che il pistolero per antonomasia potesse parlare con così tanta grazia, semplicità, emotività di temi forti e universali come l’eutanasia, la paura, l’amore paterno, l’energia della vita, anche servendosi dell’intensissima performance di Hilary Swank. Il pugilato da sempre, in particolar modo nel cinema americano, è una delle più grandi metafore per mostrare la forza interiore degli emarginati e degli sconfitti nella vita quotidiana, e qui Eastwood con abilità inusitata ne stravolge i canoni e rilegge l’intero genere sportivo a modo suo. Quel modo che sa regalare tante e così diverse emozioni.
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59. IL LADRO DI ORCHIDEE (di Spike Jonze, USA 2002)

Una delle più grandi opere metatestuali e metacinematografiche poteva nascere solo dalle mente di Charlie Kaufman, o meglio, dobbiamo ringraziare paradossalmente proprio le crisi che ogni tanto la sua creatività può avere. Charlie Kaufman infatti affrontò il classico blocco dello scrittore trovando difficoltà ad adattare per il cinema il romanzo Il Ladro di Orchidee. Quale è la sua brillante soluzione? Scrivere un film, in cui il protagonista è lui stesso, che ha difficoltà ad adattare il romanzo Il Ladro di Orchidee, intrecciando la storia con i personaggi esistente del libro. E come se non bastasse, introdurre anche nel copione un suo immaginario fratello gemello. Semplicemente geniale. L’esperimento riesce grazie anche alla regia altrettanto visionaria dell’amico Spike Jonze, e alla doppia interpretazione di un Nicholas Cage trasformato fisicamente ed eccezionale nel rappresentare sullo schermo la crisi personale e professionale di un uomo.
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58. GOMORRA (di Matteo Garrone, Italia 2008)

Se il famoso libro inchiesta di Robert Saviano è stato un caso non solo in Italia, lo stesso possiamo dire positivamente del film di Matteo Garrone, una cruda e dolorosa rappresentazione del sotto bosco criminale napoletano. Garrone saggiamente non crea un banale gangster movie, ma una storia in cui al centro di tutto c’è l’aspetto umano e amorale delle vicende e dei personaggi: i pochissimi che salvano e rifiutano il contesto criminale, sono dipinti quasi come fuori dalla realtà. Il film funziona anche per il suo scottante realismo, essendo ambientato nei veri luoghi del libro e servendosi del dialetto napoletano, una scelta che non ha creato problemi vedendo gli oltre 10 milioni incassati al botteghino. Se il film supera il libro è perchè, forse, alcune cose cose fa più male vederle invece che leggerle. Garrone ha interpretato con spietatezza e intelligenza il malessere di una grande parte del nostro paese.
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57. DISTRICT 9 (di Neill Blomkamp, Sudafrica 2009)

La rivelazione del 2009, capace anche di superare come considerazione Avatar vedendo le differenti aspettative da cui i due film sono partiti. Questo piccolo prodotto a basso budget dell’esordiente regista sudafricano Neill Blomkamp, avvalendosi della stratosferica interpretazione di Sharlto Copley, racconta la vita di un insediamento alieno a Johannesburg in cui gli extra-terrestri sono reclusi e trattati come immigrati clandestini. È un film che rivoluziona l’intero genere sci-fi (è più un film sulla schiavitù che non di fantascienza) portandolo a livelli di realismo mai raggiunti prima e donandogli una forte connotazione socio-politica grazie anche all’ambientazione sudafricana e il tema scottante dell’Apartheid utilizzato sugli alieni. Un piccolo grande gioiello, manifesto del nuovo modo di intendere e realizzare la fantascienza.
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56. INTO THE WILD (di Sean Penn, USA 2007)

La storia vera di Chris McCandless, o per i più Alexander Supertramp, è un racconto dal forte impatto emotivo, in cui moltissimi giovani possono riconoscersi, che felicemente si sposa con un adattamento cinematografico. Sean Penn decide di mettersi dietro la macchina da presa e raccontare questa storia, servendosi della straordinaria prova fisica del giovane Emile Hirsch e delle struggenti musiche di Eddie Vedder dei Pearl Jam, dando nuovo significato al sottogenere che racconta la fuga. Tanti hanno film hanno raccontato la fuga dalla società, dalla famiglia, dalle responsabilità, dalle grandi metropoli, ma questo film come pochissimi altri è riuscito a sviscerare una serie infinita di sentimenti e immergersi completamente nella natura. Il grande punto di forza del film è soprattutto quello di raccontare la fuga senza mitizzarla, allontanandosi da ogni intento didascalico: grazie anche alle molte persone incontrare nel suo percorso Chris capisce, purtroppo solo alla fine e a sue spese, che “la felicità è reale solo quando è condivisa”. Noi non dimentichiamolo mai.
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55. LITTLE CHILDREN (di Todd Field, USA 2006)

In questa nostra classifica abbiamo menzionato diversi film tristemente inediti in Italia, a dimostrare la miopia dei distributori cinematografici italiani, e questo capolavoro di Todd Field non fa purtroppo eccezione. E’ la storia di quattro persone, tutte personalità infelici che cercano di mantenere la facciata richiesta dal conformismo della società, e di come le loro vite si intrecciano svelando quello che in realtà sono (e in molti siamo): solo bambini adulti, infantili, viziati, irragionevoli, incapaci di crescere e affrontare la vita. Con la forma di un vero romanzo (la voce fuori campo che narra la storia in maniera così impostata e formale ha quella funzione) Field ci descrive personaggi sull’orlo del precipizio e al tempo stesso così umanamente fragili, senza mai diventare retorico o didascalico. Si può anche rimanere bambini, ma spesso è la vita stessa a svegliarci.
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54. THE QUEEN (di Stephen Frears, Gran Bretagna 2006)

Attraverso gli eventi che seguirono la tragica e prematura di Diana Spencer, ex moglie dell’erede al trono del Regno Unito e amata in tutto il mondo, il film di Stephen Frears riflette sull’esistenza dell’intera monarchia inglese nel mondo moderno e dipinge una meravigliosa metafora sul conflitto tra conservatori e progressisti, tra modernità e passato. La regina Elisabetta II non è solo un personaggio centrale in quei tristi giorni, non è sola la protagonista del film, ma è soprattutto una formidabile rappresentazione di un’intera epoca ormai passata, di un modo di fare e pensare stantio. Quando la regina non si capacita della reazione del suo popolo di fronte alla morte di una donna non più appartenente alla famiglia reale, quando in un primo tempo si rifiuta di concedere i funerali di stato ritenendo la cosa un fatto privato, non lo fa mai perchè è una persona fredda o crudele, ma semplicemente perchè non è al passo con i tempi, non sa più quello che la sua stessa gente vuole, ha perso il contatto con la realtà chiusa da anni dentro gli sfarzosi appartamenti reali. Il conflitto con Tony Blair, giovane e popolare, che rappresenta il progresso, e il conflitto con i tempi che avanzano, è incarnato nella stratosferica performance di Helen Mirren: raramente un attore ha aderito così tanto al personaggio interpretato.
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53. MATCH POINT (di Woody Allen, Gran Bretagna/USA 2005)

Dopo un colpo, quando è in bilico sulla rete, la pallina da tennis può cadere ugualmente da una parte o dall’altra. Così, per Woody Allen, è la vita: cieco e indistinto caso, in cui basta un piccolissimo dettaglio in un senso o nell’altro per cambiare completamente la vita delle persone. Rielaborando un concetto già espresso magistralmente quindici anni prima in Crimini e Misfatti, l’autore newyorkese aggiunge un elemento essenziale: la fortuna, che ribalta totalmente la visione della sua cupa teoria esistenziale. Per molti Woody Allen era un regista sul viale del tramonto, ma spostandosi a Londra, e decidendo di girare un thriller dall’impianto filosofico, inizia una nuova vita artistica trovando il consenso unanime di critica e pubblico. Chissà, magari decisivo è stato anche l’incontro artistico con Scarlett Johansson, così perfettamente sensuale e tentatrice nel film, a cui Allen regala una delle entrate in scena più sexy nella storia del cinema.
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52. BIRTH – IO SONO SEAN (di Jonathan Glazer, USA 2004)

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51. IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE (di Jean Pierre Jeunet, Francia 2001)

Al mondo esistono svariate tipologie di film, ma le più importanti sono quelle che, alla fine, lasciano un qualcosa nello spettatore. Questo film francese diventato rapidamente un caso in tutto il mondo, sa lasciare nello spettatore uno stato di buon umore difficile da mandare via, a tratti contagiosa. La storia di una buffa e simpatica ragazza francese che decide di rendere la gente felice è una fiaba che avvolge il cuore delle persone e riesce anche a cambiarle in meglio. Non è una semplice lezione di buoni sentimenti, ma una raffinata galleria di personaggi, situazioni, colori, citazioni, persino odori e sapori. Quando il cinema francese moderno riesce a non essere solo ideologico, può ancora lasciare il segno come in questo caso. Basta il sorriso di una semplice ragazza.
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Qui si chiude la quinta parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso, siamo arrivati a metà. La prossima settimana vedremo le posizioni dal numero 50 al numero 41.


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