di Emanuele D’Aniello
Con un pizzico di follia abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perché parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate negli ultimi dieci anni, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche, ma prima c’è il doveroso promemoria:
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80. IL SEGRETO DI VERA DRAKE (di Mike Leigh, Gran Bretagna 2004)

Il cinema umanista di Mike Leigh, fatto di persone, volti, dialoghi, conflitti relazionali alla base dell’esistenza di ognuno, qui raggiunge uno dei suoi apici raccontando la storia di una donna, profondamente buona e semplice, che pratica con estrema facilità e distacco l’aborto illegale. La performance titanica di Imelda Staunton è il canale attraverso cui Leigh veicola il proprio messaggio, un vortice di emozioni che interrogano il profondo dell’animo umano
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79. GOODBYE LENIN (di Wolfgang Becker, Germania 2003)

Nel 1989 a Berlino Est, poco prima che il famigerato Muro venga abbattuto, una madre di famiglia e convinta comunista ha un incidente e cade in coma. Per sua fortuna si risveglia otto mesi dopo, ma ovviamente tutto intorno a lei è cambiato, il regime non esiste più. I figli allora, per evitarle uno shock insostenibile, provano a ricostruire i ricordi del regime socialista, con risultati a volte tragicomici. Vedendo il film per poco non viene da dire “si stava meglio quando si stava peggio” e non si può biasimare nessuno. Il regista non vuole certo esaltare gli aspetti di un regime dittatoriale e liberticida come quello comunista della Germania dell’Est, anzi bada attentamente a non cadere in quella trappola, ma ci ricorda come la frenesia e follia del mondo moderno, in particolare delle società occidentale, sia opprimente. Si ride e si piange e si ricorda con tanta nostalgia il tempo passato, ma in fondo il film ci ricorda come, pur pieno di difetti, è preferibile vivere nella follia moderna. L’unico deterrente forse è l’amore di una famiglia.
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78. IL LABIRINTO DEL FAUNO (di Guillermo del Toro, Messico 2006)

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77. IL PIANISTA (di Roman Polanski, Francia/Polonia 2002)

Roman Polanski per anni ha evitato di girare un film sull’Olocausto (rifiutando anche la regia di Schinderl’s List) perchè sentiva la materia troppo personale. Gli anni passano, si diventa più maturi e consapevoli, pronto ad affrontare i propri incubi, e così Polanski nel 2002 mette in piedi un progetto profondamente intimo: la storia delle persecuzioni nel ghetto ebraico di Varsavia è soprattutto la sua storia e quella della sua famiglia. Tra gli orrori e le angherie di quello che accade, la vera storia di Władysław Szpilman si erge ad esempio universale per quello passato in quei giorni, la stratosferica prova fisica di Adrien Brody, ma più così bravo ed efficace, diventa al tempo stesso il ritratto dell’incubo perpetrato dai nazisti e un immortale inno alla sopravvivenza.
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76. FRATELLO DOVE SEI? (di Joel Coen & Ethan Coen, USA 2000)

Il film che forse meglio di qualsiasi altro opera racchiude e spiega l’essenza della poetica stralunata dei fratelli Coen, è una viaggio esistenziale e sociale, e anche storico, dannatamente divertente e incredibilmente catartico. Vagamente ispirato all’Odissea (che i Coen dichiarano tutt’oggi di non aver mai letto per preparare il film, ma conoscendoli non ci crede nessuno) è la storia di tre fuggiaschi negli anni 20 che attraverso gli Stati Uniti per tornare a casa, incontrando nel loro cammino svariate situazioni e personaggi, e anche avvenimenti di una certa rilevanza. Sotto il velo farsesco il film ci racconta una fetta di stria fondamentale per capire l’America attuale, soprattutto quella lontana dalle grandi città, facendoci vivere il periodo della Grande Depressione, le paure e le speranze della gente. Tutto funziona magicamente, la scrittura dei due fratelli al vertice del loro istrionismo, la radiosa fotografia di Roger Deakins, la meravigliosa raccolta di musica country, le fenomenali interpretazioni tra cui si erge la prova più divertente del George Clooney attore. Un tour de force di divertimento, una grande metafora ormai indimenticabile.
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75. ZODIAC (di David Fincher, USA 2007)

Pochi autori al mondo sanno costruire un thriller, quelli veri, quelli basati sull’atmosfera e sulla tensione, come David Fincher, qui al suo meglio grazie ad una storia che sembra nata per lui, ma purtroppo tragicamente vera. La caccia al killer dello Zodiaco, che terrorizzò per più di un decennio gli Stati Uniti commettendo i suoi efferati omicidi dal 1968 nell’area di San Francisco, e che tuttora rimane un caso aperto senza un colpevole ufficiale, diventa terreno fertile per Fincher per mostrare come le azioni di una persona possano rovinare le vite di coloro coinvolti indirettamente. La storia si concentra sulle persone che hanno cercato di scovare il killer, raffigurando un gruppo di uomini deboli e ossessionati, grazie anche ad un cast formidabile. Oltre all’atmosfera cupissima e alla tensione strisciante la forza del film è quella di essere un vero puzzle, di incartarsi su stesso e girare a vuoto, ma tutto per scelta stilistica chiara, facendo vivere allo spettatore lo stesso senso di incertezza e costante frustrazione provato da quelle persone per non aver mai trovato il vero serial killer.
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74. LE CONSEGUENZE DELL’AMORE (di Paolo Sorrentino, Italia 2004)
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Titta Di Girolamo come lavoro ricicla i soldi della mafia, e lo fa da anni segregato in Svizzera. E’ un uomo serio, noioso, estremamente riservato, vittima della propria metodicità e costante routine, totalmente apatico e avverso ad ogni contatto umano. L’unico “svago” che si concede è l’uso di eroina, una sola volta a settimana. Questo è l’immortale personaggio che Paolo Sorrentino ci regala alla sua seconda regia, il film che lo consacra definitivamente nel novero dei grandi nomi del nostro cinema. Una pellicola realizzata come nessun altro mai aveva fatto in Italia, figlia di una visione e di una creatività originale e contemporanea, stilisticamente raffinata e innovativa: il montaggio e soprattutto la splendida fotografia di Luca Bigazzi creano una forma da film americano di alto livello. Il film è metodico quanto il suo protagonista, ma mantiene altissima la tensione e ipnotizza lo spettatore, il regista partenopeo con la macchina da presa sa come riempire i silenzi e i momenti calmi. Un grande regista ha però sempre bisogno di un grande attore, e Sorrentino trova in Toni Servillo la sua carta vincente: l’attore regala una prova di immensa dignità e intensità, avvolge il personaggio in una fittissima aria di mistero, per questo è ancora più impressionate ed emotivamente sconvolgente seguire il lento sgretolarsi delle sue convinzioni e del suo cinismo, una maschera imperturbabile che cade di fronte all’amore per una donna.
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73. BRONSON (di Nicolas Winding Refn, Gran Bretagna 2008)

La storia vera del criminale Michael Peterson, in arte Charles Bronson ispirandosi al celebre attore, continuamente ossessionato dall’idea di diventare famoso, e l’unico modo che trova per raggiungere il suo scopo è darsi alla criminalità. Una volta arrestato, continua nel suo vortice di violenza anche in carcere massacrando e sequestrando secondini e altri detenuti. Il protagonista non sa fare altro nella vita, il suo unico talento è quello di massacrare le persone ed essere violento, e ci riesce come nessun altro. Quindi (è la controversa domanda di fondo del film) perchè negare a qualcuno la possibilità di esprimere la propria arte, anche se è quella criminale? Bronson ci viene presentato come un’artista, parla davanti ad un teatro raccontando la sua storia, gioca continuamente e recita anche in carcere. Si potrebbero usare tanti aggettivi per questo film, ma uno rende magicamente l’idea: folgorante. È un film forte, dal grande impatto visivo grazie ad un montaggio frenetico estetizzante, con coreografie di lotta incredibili. Il giovane regista danese Refn (che finalmente col recentissimo Drive è sulla bocca di tutti) sfoga la sua visione unica, originale e innovativa, fa continuamente scelte registiche e stilistiche audaci, sceglie paradossalmente il grottesco e il surreale per raccontare una storia reale e crudissima. In più abbiamo l’interpretazione fenomenale di Tom Hardy, che ancora prima di essere lanciato definitivamente da Christopher Nolan (conInception prima e con The Dark Knight Rises nel futuro prossimo) sprigiona tutta la sua caustica ed irrefrenabile energia.
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72. COLLATERAL (di Michael Mann, USA 2004)

La notte a Los Angeles non sarà mai tanto bella come quella vista e vissuta attraverso gli occhi di Michael Mann. Un film che in realtà è un saggio su come un grande autore possa trasformare un action puro in una autentica opera d’arte. La città è la vera protagonista, simbolo della metropoli urbana moderna in cui tutto può accadere. La notte è co-protagonista della storia, in grado di creare un’atmosfera rarefatta che imprigiona i personaggi. Tutto ripreso da una magnifica fotografia in digitale e costruito con un montaggio serrato. Tom Cruise, esaltante nelle vesti di cattivo, e Jamie Foxx si sfidano in un vero e proprio duello di bravura, alternando dialoghi tarantiniani a riflessioni più elevate. Ipnotico, magnetico, estasiante, e naturalmente la visione è consigliata rigorosamente di notte.
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71. Y TU MAMA TAMBIEN (di Alfonso Cuaron, Messico 2001)

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Qui si chiude la terza parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso. La prossima settimana vedremo le posizioni dal numero 70 al numero 61.


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