di Emanuele D’Aniello
La scorsa settimana abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 60 miglior film degli anni ’60, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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50. LO SPACCONE (di Robert Rossen, USA 1961)

Uno degli ultimi grandi film della Hollywood Classica, Lo Spaccone è un feroce e acutissimo ritratto di una umanità cinica e sconfitta, che cerca il riscatto personale nelle sale da biliardo trascurando ogni altro aspetto della vita vera. Quel fumo delle sale quasi si respira attraverso lo schermo tanto sono serrati i dialoghi e perfetta la recitazione di tutti i protagonisti.
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49. UN UOMO, UNA DONNA (di Claude Lelouch, Francia 1966)

Non un film romantico, ma un film sul romanticismo. Non un film sull’amore, ma un film pieno d’amore. L’opera di Lelouch è tuttora metro di paragone per tantissimi racconti sulle relazioni tra uomo e donna (basti pensare alla trilogia Before di Linklater), con quell’uso sapiente di espedienti narrativi e clichè al momento giusto, mischiando dramma a passione, dolcezza a dolore, e sfruttando anche i migliori esperimenti stilistici tanto in voga all’epoca nel cinema francese.
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48. VIRIDIANA (di Luis Bunuel, Spagna/Messico 1963)

Che Bunuel sia il regista più caustico di sempre e anticonvenzionale per antonomasia, non ci sono mai stati dubbi. Che un un suo film possa passare alla storia anche solo per una scena, la ricostruzione dell’Ultima Cena fatta da un’orda di poveri, questo si deve alla censura, che va quasi ad annebbiare i meriti di un’opera ancora più forte e audace, ma mai blasfema solo per il gusto di esserlo. Bunuel critica la società, la religione e così facendo l’umanità tutta, dimostrando che l’essere buoni non è facile come qualcuno ci racconta.
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47. L’ANGELO STERMINATORE (di Luis Bunuel, Spagna/Messico 1962)

Sono pochissimi i grandi film d’autore divenuti cult della storia del cinema, e solo lo stile surreale e apro di Bunuel poteva permettere un tale connubio. La storia di un gruppo di persone che, dopo una cena, non riesce ad uscire da una sfarzosa villa, bloccati da una forza misteriosa e bizzarra, ancora oggi affascina, interroga, fa sorridere e riflettere al tempo stesso. Assurdo e surreale, il capolavoro di Bunuel rivela una profonda e sferzante critica all’ipocrisia dell’alta società.
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46. REPULSION (di Roman Polanski, Gran Bretagna/Francia 1965)

Roman Polanski è il maestro dell’orrore psicologico negli spazi chiusi, e questa è forse la sua pellicola tuttora più spaventosa e angosciante. Il fantastico e creativo uso degli interni, con l’appartamento che diventa una vera e propria coscienza tormentata, è il giusto ambiente per rinchiudere e studiare una donna in preda alle paure più primordiali e agli istinti più terribili. E il bellissimo volto della Deneuve, paradossalmente, diventa più bello ogni volta che il suo delirio aumenta.
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45. CHE FINE HA FATTO BABY JANE? (di Robert Aldrich, USA 1962)

Per quanto questo film abbia una storia affascinante e molto comune a tante attrici bambini poi decadute appena divenute adulte, per quanto il tono grottesco che sfocia nel vero horror sia affascinante, c’è da ammettere che il grande successo si deve alle interpretazioni mastodontiche di Bette Davis e Joan Crawford, e alla loro vera rivalità che rende quanto succede nello schermo ancora più potente. Diventato cult col passare del tempo, è sicuramente uno dei film più audaci dell’Hollywood classica, e tuttora uno dei più resistenti nel tempo.
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44. IL BUIO OLTRE LA SIEPE (di Robert Mulligan, USA 1962)

Uno tra i film più popolari e amati di sempre, Il Buio Oltre la Siepe è un’acuta rappresentazione del Sud degli Stati Uniti e una coraggiosa riflessione sul razzismo e sulla tolleranza. C’è una grossa cura nei dettagli, a cominciare dalla recitazione naturale di tutti gli interpreti, in cui spicca Gregory Peck nel suo ruolo più famoso. Un film che travalica i confini del tempo e rimane un fulgido esempio di cinema d’impegno civile.
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43. MAMMA ROMA (Pierpaolo Pasolini, Italia 1962)

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42. BANDE A PART (di Jean-Luc Godard, Francia 1964)

Probabilmente non ne è il film manifesto, ma se c’è un film che rappresenta al meglio le innovazioni, le sperimentazioni, lo spirito, il divertimento e la malinconia della Nouvelle vague e di tutto il cinema di Godard, sicuramente è questo scanzonato dramedy intriso di di grande passione per la settima arte. I personaggi e le scene da mandare giù a memoria sono passate alla storia, rendendolo un cult inizialmente amato dai giovani e ora in maniera unanime.
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41. SE… (di Lindsay Anderson, Gran Bretagna 1968)

Un film rivoluzionario, anarchico, assolutamente figlio del proprio tempo, un’opera unica sia per lo stile scelto (surreale e infarcito di continui sbalzi tra sogno e realtà) sia la durissima critica al sistema formativo inglese del periodo, che non a caso dopo le rivolte studentesche del ’68 porta allo spargimento di sangue finale. Un film anche profetico, basta guardare i tanti casi di cronaca che purtroppo riportano con nefasta costanza storie di sparatorie nelle scuole.
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