di Emanuele D’Aniello
Ok, ci abbiamo presto gusto e ora ci riproviamo. Dopo aver stilato la classifica del decennio 2000, la classifica degli anni ’90, poi la classifica degli anni ’80, è arrivato il momento per volgere il nostro sguardo agli anni della New Hollywood, della nascita del vero cinema indipendente, della rivoluzione sessuale e della disco music: insomma, gli anni ’70!
Ricordo sempre che questa non è una classifica scientifica, ma ho cercato ancora una volta di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri utilizzati si collegano alle recensioni critiche ottenute e l’importanza e l’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni, e infine ovviamente il gusto personale. Non perdiamo troppo tempo nel vedere le posizioni, quelle sono stabilite per evitare un banale elenco alfabetico di titoli, pensiamo piuttosto che con simili pellicole la differenza, ad esempio tra il numero 79 e il numero 3, è più che minima.
Iniziamo dunque questa lunghissima cavalcata settimanale per scoprire gli 70 migliori film degli anni ’70!
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70. ANCHE I DOTTORI CE L’HANNO (di Arthur Hiller, USA 1971)

Graffiante commedia nera ambientata tra le corsie di un folle ospedale, e ancora una volta un grosso specchio sulle insicurezze dell’America di quel periodo. Tutto funziona, in particolare i talenti offerti al film da due giganti: Paddy Chayefsky, che con la sua sceneggiatura irriverente e intelligente non tralascia nulla, e George C. Scott, come sempre monumentale quando bisogna dar vita e intensità ad un personaggio.
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69. DERSU UZALA (di Akira Kurosawa, Unione Sovietica 1975)

Con gli anni ’70 Akira Kurosawa era per tutti un regista finito (con addirittura un tentato suicidio alle spalle) ma una grande storia umana ed i fondi economici dell’Unione Sovietica permisero al grandissimo maestro giapponese di tornare alla ribalta. Il film è un grande e commovente poema sulla natura e sull’amicizia, su un mondo che non esiste più e sui sentimenti più puri. Kurosawa gira in grandi spazi aperti con la visione del consumato genio.
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68. I COMPARI (di Robert Altman, USA 1971)

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67. EL TOPO (di Alejandro Jodorowsky, Messico 1970)

Per questo film possiamo iniziare a sprecare le più disparate definizioni (cult, surrealista, metaforico, folle) e non capirne tutt’oggi il significato. El Topo è il film che ha lanciato Jodorowsky alla ribalta mondiale, dimostrando l’abilità dell’artista cileno di disorientare e coinvolgere al tempo stesso: definito di volta in volta una favola sulla redenzione, un western dell’assurdo, un pamphlet contro l’oppressione, il fascino di quest’opera risiede in realtà proprio nella sua capacità di fuggire da ogni categoria formale. E’ comunque presente un impianto narrativo molto rigido, a volte anche schematico in alcune metafore, tale da formare una doppia dimensione – libertà dei mezzi e precisione del messaggio – che spiega il fascino di un film immortalato nel tempo che si arricchisce di spunti nuovi ad ogni visione.
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66. NON APRITE QUELLA PORTA (di Tobe Hooper, USA 1974)

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65. SUSPIRIA (di Dario Argento, 1977)

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64. A VENEZIA UN DICEMBRE ROSSO SHOCKING (di Nicolas Roeg, Gran Bretagna 1973)

Film iconico del cinema inglese degli anni ’70, l’opera di Roeg è un viaggio inquietante nelle ossessioni personali e coniugali, nel dolore, nel senso di colpa, che si immerge nell’onirico e scava nella memoria, ambientando il tutto in una Venezia mai così bella e raggelante, autentica co-protagonista della storia. Disagio e sesso (al centro di una delle scene più famose e discusse del cinema) si mescolano nello stile irregolare e convulso di Roeg.
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63. L’ULTIMO SPETTACOLO (di Peter Bogdanovich, USA 1971)

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62. ANIMAL HOUSE (di John Landis, USA 1978)

Vero grande cult per intere generazioni, è il film che lancia definitivamente le carriere di John Landis, di John Belushi, dei talenti dello show tv Saturday Night Live, e soprattutto di un intero filone comico che esploderà nel decennio successivo. La comicità demenziale si mischia all’effetto nostalgia dei tempi passati della scuola, tutto questo in un cocktail che sfocia nella pura anarchia incarnata perfettamente da John Belushi, mattatore del film e simbolo di quel mondo. Scene, frasi e personaggi entrati nell’immaginario collettivo, raramente una commedia ha segnato così fortemente il mondo del cinema.
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61. M.A.S.H. (di Robert Altman, USA 1970)

Non c’è niente di meglio di ridere per graffiare, non c’è niente di meglio di una commedia per mettere alla berlina le follie della guerra e degli apparati militari. E’ una lezione che in tanti nella storia del cinema hanno appreso e applicato, tra questi dobbiamo per forza citare Robert Altman, che con la sua celeberrima satira ambientata nella guerra di Corea (seguita da una serie tv di incredibile successo) ha divertito generazioni e fatto riflettere sugli orrori di tutti i conflitti.


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