i love the 70s t shirt white

di Emanuele D’Aniello

Abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 70 miglior film degli anni ’70, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 70-61

posizioni 60-51

posizioni 50-41

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40.  EFFETTO NOTTE  (di Francois Truffaut, Francia 1973)

Francois Truffaut è stato trai fondatori e massimi esponenti della Nouvelle Vague, ed è giusto che sia proprio lui l’autore designato a terminarla. E’ una sentenza un po’ forte, ma Effetto Notte simbolicamente chiude quell’epoca, perchè riporta il grande cinema francese mainstream nel percorso della narrazione tradizionale e trasforma il linguaggio metacinematografico non più in un trucco, come usava Godard, ma in un autentico genere. Pur mostrando la creazione del cinema più come banale lavoro che come passionale arte, il film è una grande lettera d’amore di Truffaut per il cinema, qualunque esso sia e qualunque livello qualitativo raggiunga.

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39.  IL CONFORMISTA  (di Bernardo Bertolucci, Italia 1970)

Non fatevi ingannare dal titolo: in questo film, di conformista c’è davvero poco. Anzi, quasi nulla, perché il capolavoro di Bertolucci, il primo film che lo ha lanciato alla ribalta mondiale, non ha nulla di classico, dalla narrazione poco lineare, ai temi quasi psicanalitici, alle inquadrature audaci, alla fantastica fotografia di Vittorio Storaro che ha creato uno standard per tantissimi film futuri. Ed è oltretutto anche una grande storia di intrighi politici ed erotismo latente.

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38.  NASHVILLE  (di Robert Altman, USA 1975)

Robert Altman è il maestro assoluto dei film corali ed il più cinico critico della società americana, elementi che si ritrovano tutti nell’immortale Nashville, spietato ritratto di un paese fantasma, in cui si mischia musica, cronaca, critica al mondo dello spettacolo, vita politica. Il celeberrimo finale rimane impresso come una delle visioni più drammatiche e azzeccate mai portate sul grande schermo.

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37.   INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO  (di Steven Spielberg, USA 1977)

Un tranquillo padre di famiglia avvista improvvisamente e casualmente un UFO, diventa così ossessionato dall’arrivo degli extra-terrestri e dall’immagine di una montagna nel Wyoming, per questo insieme ad altre persone la raggiunge e scopre che lì segretamente il governo ha preparato una base per accogliere l’atterraggio degli alieni. A 35 anni di distanza dal film la meraviglia e lo stupore sono ancora intatti. Il film di Spielberg è un sogno, una favola, un manifesto per la pace nel mondo e l’amicizia non solo tra tutti gli uomini ma anche tra tutte le razze, umane e non. Perché oltre agli aspetti tecnici favolosi è la sceneggiatura ad essere la forza del film, con la trovata del regista di rappresentare gli alieni non come invasori cattivi e spietati ma come visitatori amichevole e tranquilli, forse addirittura più “umani” di noi umani.

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36.  SOLARIS  (di Andrej Tarkovskij, Unione Sovietica 1972)

Se gli anni ’60 e l’America hanno avuto 2001: Odissea nello Spazio, gli anni ’70 e l’Unione Sovietica rispondono con Solaris. La Guerra Fredda al cinema non è mai stata così bella. Il capolavoro fantascientifico di Tarkovskij è un viaggio esistenziale e metafisico nella coscienza e nell’identità. Il grande regista russo esplora la mente umana col suo ritmo lento e la narrazione quasi ipnotica, lasciando da parte i grandi effetti speciali per concentrarsi su immagini bellissime incastonate nell’ambiguità della persona, nel mistero, nel dolore della realtà quotidiana che si mischia alla fantasia.

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35.  ALL THAT JAZZ  (di Bob Fosse, USA 1979)

ALL THAT JAZZ

L’ musicale di Bob Fosse è un capolavoro di inventiva, originalità, energia, un testamento vibrante di carriera, amori, dolori, sogni, desideri, rimpianti, errori e successi, tutto sotto l’ombra avvolgente della morte. Fortemente autobiografico, l’ultimo grande successo di Fosse conquista chi ama il musical, con i suoi numeri coreografici incredibili e la colonna sonora travolgente, e trascina anche gli spettatori normali, rapiti da un storia affascinante e molto umana, raccontata con grande ritmo e candore, guidata dalla prova sensazionale di Roy Schneider.

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34.  TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE  (di Alan J. Pakula, USA 1976)

Tecnicamente è un vero thriller, per l’uso della tensione e della costruzione delle emozioni. In realtà è uno dei più grandi film d’inchiesta giornalistica di sempre,una fedele ricostruzione di cronaca in equilibrio tra elementi satirici e di critica politica, e la cosa più incredibile è la realizzazione in pieno clima post-Watergate. Scrupolosa cronaca del lavoro dei due giornalisti che portarono alla luce il più grave scandalo politico nella storia americana, che portò alle dimissioni del presidente Nixon, è un film tuttora avvincente e appassionante, retto dalle interpretazioni dei protagonisti e da una sceneggiatura a prova di bomba.

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33.  PICNIC AD HANGING ROCK  (di Peter Weir, Australia 1975)

Durante una gira nel giorno di San Valentino del 1900, tre studentesse e una insegnante spariscono nel nulla dopo una ascesa alla cima di una montagna, e dopo nove giorni soltanto una di loro riemerge, ma la sua memoria è ora completamente vuota. Tanti sono gli aggettivi che si possono utilizzare per descrivere il film di Weir: enigmatico, misterioso, affascinante, elegante, ma nessuno riesce ancora a descrivere il senso dell’opera e la forza interiore che lascia nello spettatore, soprattutto perchè non c’è risoluzione. Come tutti i film degli inizi del regista australiano, la simbiosi tra uomo e natura è al primo posto, ed è indubbiamente questa la chiave di lettura per decifrare un’opera che ancora oggi stupisce ed interroga.

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32.  UNA MOGLIE  (di John Cassavetes, USA 1974)

Gena Rowlands. E già potrebbe bastare. L’interpretazione della protagonista, moglie del regista, è forse la più grande e potente nell’intera storia del cinema, solo la sua performance strabordante, tutta giocata sugli eccessi, sulle espressione, ad uno spillo dall’overacting senza toccarlo, è sufficiente a far passare il film al livello successivo. E comunque l’opera di Cassavetes è un grandissimo film sull’amore, sulla follia, sulla famiglia, il ritratto di un’America ferita che inizia a sgretolarsi partendo proprio dai nuclei familiari. La Rowlands come detto ruba continuamente la scena, ma è accompagnata anche da un sontuoso ed intensissimo Peter Falk.

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31.  PASQUALINO SETTEBELLEZZE  (di Lina Wertmuller, Italia 1975)

Gli eccessi del cinema di Lina Wertmuller ci sono tutti nel suo film più famoso, e ci mancherebbe anche, e vederli sommati ad una storia di sopravvivenza estrema, contro tutto e tutti, contro ogni limite morale e antropologico, spingono i confini di ciò che è lecito mostrare e raccontare al cinema. Attraverso lo sguardo ipnotico di Giancarlo Giannini, dal quale è impossibile staccarsi, il film degrada l’umano e al tempo stesso ne esalta, paradossalmente, la propria capacità di istintiva conservazione.

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