di Emanuele D’Aniello
La scorsa settimana abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 70 miglior film degli anni ’70, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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60. ROCKY HORROR PICTURE SHOW (di Jim Sharman, USA 1975)

Un cult diviene tale per anzianità: The Rocky Horror Picture Show, in questo senso, ne è l’esempio più concreto.Trasgressione, sesso, morte, sono questi dall’alba dell’uomo gli argomenti tabù della società. The Rocky Horror Picture Show ne è la quintessenza, capace di ribaltare la normalità accettata ma anche di divertire, di far riflettere ma al tempo stesso mitizzare con giocosità quegli aspetti della vita che le persone normali “sanno ma non dicono”. A tutt’oggi The Rocky Horror Picture Show viene celebrato con spettacoli teatrali, convegni e musical, essendo riuscito a mergere i principi della libertà sessuale e individuale con una trama ricca di colpi di scena. Questo film ha cult following internazionale. Jim Sharman non ha creato un film, ma un simbolo. Il cinema è e deve rimanere soprattutto una forma di espressione; e grida, in questo caso, come il Dr. Frank-N-Furter: “non sognatelo, siatelo”.
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59. LA FEBBRE DEL SABATO SERA (di John Badham, USA 1977)

Certo, la camminata e le movenze di Tony Manero, Ovvio, la disco music e l’immortale colonna sonora dei Bee Gees. E per carità, questi elementi che giungono all’esatto momento storico sono fondamentale nel creare il mito. Ma chi si ferma nell’analizzare il film solo a questo sbaglia, perchè la storia dei giovanotti senza speranza di una precisa Brooklyn, che vivono solo in funzione del sabato sera, è il ritratto di una generazione perduta, che porta ancora i segni del Vietnam e non intravede un futuro. Un racconto disperato, miscelato alla musica e alla danza, che ha lanciato nel firmamento John Travolta.
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58. ERASERHEAD (di David Lynch, USA 1977)

Tutti oggi siamo concordi nel definire David Lynch come uno dei più grandi talenti visionari di sempre, forse addirittura il più folle. Immaginate il pubblico del 1977, quando per la prima volta si trovò di fronte un’opera di Lynch, ancora adesso il suo film più enigmatico e immaginifico. Questo è il cinema di Lynch, un matrimonio tra la pura arte cinematografica ed autentici incubi surreali, divertenti e disturbanti al tempo stesso.
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57. PATTON, GENERALE D’ACCIAIO (di Franklyn J. Schaffner, USA 1970)

Classico film di guerra americano, la biografia del generale Patton non risparmia critiche al protagonista (descritto a più riprese come un puro guerrafondaio) e soprattutto diventa un acuto ritratto sull’ossessione, di cui Patton è perfetta metafora, un uomo che non sa mai arrendersi e fermarsi quando la guerra è finita. La clamorosa interpretazione di George C. Scott fa il resto.
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56. IL MATRIMONIO DI MARIA BRAUN (di Rainer Fassbinder, Germania 1979)

Film simbolico e fondamentale del nuovo cinema tedesco degli anni ’70, soprattutto perchè il film ed in particolare la protagonista racchiudono tutta la parabola vitale della Germania nel secolo scorso. Maria Braun, resa immortale dalla prova di una perfetta Hanna Schygulla, è davvero la Germania che passa dal dominio, alla disfatta totale, fino alla rinascita economica. In tutto questo Fassbinder include tanti memorabili personaggi, drammatici avvenimenti e situazioni contraddittorie.
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55. LA BALLATA DI STROSZEK (di Werner Herzog, Germania 1977)

Mettete da parte il lirismo, la poesia, la gioia, la speranza. Werner Herzog, raccontando la storia di un emarginato, un reietto della società, getta uno degli sguardi più lucidi e deprimenti sul mondo, attaccando senza scampa il mito americano, in realtà un’arida trappola per poveri sprovveduti. Tanto fa l’interpretazione del cantante Bruno S, imperfetta e biascicante il necessario, ma è il tocco del regista a non lasciare scampo, ne quando rappresenta una Germania priva di scrupoli, intrinsecamente cattiva, ne quando si sposta in America, un triste e asettico midwest che pare uscito da un incubo. Il finale, uno dei più famosi ed enigmatici della storia del cinema, racchiude l’essenza più pessimista della condizione umana.
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54. UN TRANQUILLO WEEK-END DI PAURA (di John Boorman, USA 1972)

Tantissime volte il cinema si è occupato del rapporto tra uomo e natura, del rapporto tra gli abitanti delle città e coloro che vivono fuori dalla realtà urbana, quasi ai margini della civiltà. Poche però un film ha esplorato questi temi scavando nelle viscere dello spettatore, sprigionando gli incubi e le paure di ognuno di noi, in quella che diventa lotta per la sopravvivenza uomo contro uomo, mostrando come quattro tranquilli uomini borghesi possono trasformarsi se il mondo lo richiede. Un capolavoro che ancora oggi lascia profondi segni.
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53. BRIAN DI NAZARETH (di Terry Jones, Gran Bretagna 1979)

Sulla comicità dei Monty Python, e soprattutto sul loro lascito artistico, si potrebbe discutere per ore. Quello che però risalta subito è il livello di irriverenza e totale libertà del loro umorismo, tanto forte da trasformare questo film in un’opera maledetta, censurata praticamente ovunque, arrivata da noi solo nel 1991. Nonostante le roventi polemiche, l’esilarante film non attacca mai il Cristianesimo o la figura di Gesù, ma gli uomini che credono a tutto, le azioni umane rivolte solo al tornaconto personale, e la spiritualità spicciola. E soprattutto, è dannatamente divertente.
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52. UNA GIORNATA PARTICOLARE (di Ettore Scola, Italia 1977)

Capolavoro di Ettore Scola, uno dei film italiani più significativi del decennio, l’ennesima collaborazione della collaudatissima coppia Mastroianni-Loren è anche uno dei loro film migliori, forse il più struggente, lo sguardo ad un’epoca passata che i due personaggi metaforicamente interpretano. Lei è una casalinga affascinata da Mussolini e soggiogata dal marito fascista, lui è un ex annunciatore radiofonico, omosessuale e per questo licenziato, prossimo al confino: i due si incontrano nel giorno della parata di Hitler a Roma, il 6 maggio 1938. Poesia e tanta tristezza, ed un pizzico di speranza per il futuro.
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51. OLTRE IL GIARDINO (di Hal Ashby, USA 1979)

15 anni prima di Forrest Gump, la figura del sempliciotto in grado di cambiare il mondo per tutti era quella di Chance il giardiniere, personaggio divenuto immortale grazie all’interpretazione delicata, calibrata, intensissima dell’indimenticato Peter Sellers. Il film è una intelligente ed amara satira sulla società americana all’epoca dell’esplosione della tv, della celebrità di cartone e delle stelle lampo.
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