A pensarci bene, Get Out è davvero un film semplicissimo.

Sulla carta, è un thriller/horror dalla struttura convenzionale. In pratica anche, segue una narrativa assolutamente lineare, colpi di scena e risoluzione compresa. Cosa è quindi che fa fare il salto il qualità al film del debuttante Jordan Peele?

La tematica razziale, ovviamente. Ma non solo.

E’ soprattutto il come Peele decide di analizzare il tema e la vicenda. Perché Get Out, sotto la forma della perfetta allegoria sul razzismo, è un’acutissima satira sociale rivolta ai benpensanti. E la struttura semplice e lineare, appunto, serve per raccontare la storia in maniera efficace, senza che gli spettatori possano distrarsi o far finta di non capire i problemi che gli vengono mostrati davanti agli occhi.

Se infatti, cinematograficamente parlando, potremmo vedere il film come un curioso incrocio tra Indovina Chi Viene a Cena? e La Fabbrica delle Mogli, in realtà Peele riadatta ai giorni nostri, o meglio alle tematiche più delicate della realtà attuale americana, le metafore di L’Invasione degli Ultracorpi, facendone quasi un remake apocrifo.

Ma il vero colpo di genio di Peele è proprio il bersaglio della sua graffiante satira.

Quante volte avete sentito persone, magari anche conoscenti, dire la fastidiosa frase “io non sono razzista, ma…”. Ecco, quel ma fa tutta la differenza del mondo, oltre a confermare che in realtà, sotto sotto, chi lo dice è involontariamente razzista. Get Out colpisce non i classici bifolchi americani, non i più tipici stereotipi dei razzisti, sarebbe troppo facile, semmai le classi agiate e più integrate, i cosiddetti liberals americani, coloro che hanno votato Obama e sono bravissimi a parole, ma poi concretamente fanno pochissimo per impedire il perpetuarsi di una stato di perenne discriminazione.

E’ difficile non spoilerare Get Out (se potete, evitate i trailer), ma l’efficacia del film lavora su più livelli e anche, o forse soprattutto, dopo aver scoperto i vari colpi di scena. Nonostante qualche didascalia di troppo, specialmente nel finale, è un film che diverte, spaventa e fa riflettere, ideale per le nuove generazioni. Per ovvi motivi funzionerà meno in Italia che non in patria, come ha testimoniato l’impressionante box office, ma non vuol che anche noi non possiamo goderci l’affermazione di una nuova interessantissima voce cinematografica.

 

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8 risposte a “Get Out – recensione”

  1. Avatar Ivan

    In sostanza fama meritata quindi?

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  2. Avatar Ivan

    Ps: in Italia si chiama “Scappa”, ti avviso per l’eventuale indicizzazione dell’articolo

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