Con ormai un intero decennio alle spalle, è il momento di tirare le somme dal punto cinematografico. E iniziamo a farlo evidenziando quell’aspetto che, pur con gli anni che passano, la tecnologia che aumenta, i criteri che cambiano, rimane immutato: la recitazione.
In due parti – oggi la prima – scopriamo quelle che per noi solo state le migliori prove attoriali del decennio 2010. Con una piccola ma fondamentale regola: un film è citato una sola volta, attori/attrici sono citati una sola volta.
55. MAHERSHALA ALI’ – Green Book
Mahershala Alì in Green Book sottace il dolore e riesce a caricare di emozione ogni espressione o gesto. Ha a disposizione un personaggio fantastico, un nero che si sente più bianco e trasferisce tutta la sua rabbia nei tasti del pianoforte. Guardare Alì suonare, o ricevere l’ennesima umiliazioni da bianchi razzisti, è una trasfusione di intensità di rara potenza.
54. ETHAN HAWKE – First Reformed
L’intensità e la profondità sono le caratteristiche che Ethan Hawke imprime al suo prete in crisi. E in First Reformed la crisi è mentale, fisica, esistenziale, e tutta espressa dal volto spaesato con cui Hawke guarda il pubblico.
53. JESSICA CHASTAIN – Zero Dark Thirty
Ancora una volta lo scarto si raggiunge quando le frequenze si piazzano sul giusto livello di intensità necessaria. Jessica Chastain in Zero Dark Thirty è un terremoto che però non perde mai di vista una forte fragilità interiore.
52. JASON SEGEL – The End of the tour
Quando non ti aspetti che un attore comico possa fare il salto di qualità, e invece Jason Segel azzecca ogni timbro vocale, ogni manierismo di David Foster Wallace e lo riporta in vita, non imitandolo ma rubandogli lo spirito.
51. KIRSTEN DUNST – Melancholia
Certe volte la vita entra nell’interpretazione, e allora la depressione raffigurata da Kirsten Dunst è ancora potente, più dolorosa di quanto si possa immaginare. Vederla all’opera è letteralmente soffrire con lei.
50. MICHAEL FASSBENDER – Steve Jobs
Nei dialoghi fiume di Steve Jobs, nella sua struttura teatrale, l’esperienza di Michael Fassbender non si perde e anzi si esalta: non importa la mancata somiglianza del vero Jobs, quello che l’attore inglese porta è la totale padronanza del mondo scritto di Aaron Sorkin e la forza paurosa con cui sganciare ogni frase.
49. JOHN HAWKES – La Fuga di Martha
Forse è proprio l’aspetto ordinario di John Hawkes, un attore che pare nato per fare il non protagonista, ad essere la sua arma vincente, e qui la più inquietante: con voce bassa, semplicità e carisma che si manifesta nelle piccole cose, riesce a imprimere paura e magnetismo al tempo stesso.
48. CHRISTIAN BALE – The Fighter
Ormai alle prove fisiche di Christian Bale siamo abituati, le sue trasformazioni e cambi di peso li diamo quasi per scontati. Eppure non dovremmo, come è nel rivedere The Fighter, perché per il talento di Bale la trasformazione fisica è sempre solo la base per scavare all’interno e catturare l’essenza di qualcun altro.
47. SCARLETT JOHANSSON – Under the Skin
Onestamente, un film come Under the skin non dà molto da recitare ad un attore, apparentemente. Eppure dà quegli imput giusti per un muoversi in un labirinto di sensazioni e stati d’animo. Scarlett Johasson è un alieno che scopre pian piano sentimenti umani, e il suo spaesamento che diventa passione e orrore è sempre azzeccato.
46. GRETA GERWIG – Frances Ha
La semplicità naturalistica diventa totalizzante quando il volto di Greta Gerwig si materializza in film confezionati su misura sulla sua personalità. L’attrice fa ridere senza risultare comica, fa empatizzare senza risultare sentimentale, ed esprime energia in ogni singolo secondo sulla scena.
45. ELSIE FISHER – Eighth Grade
Un film riesce quando l’interpretazione principale diventa il film. Elsie Fisher, con la sua giovanissima età, porta sul grande schermo tutte le insicurezze e idiosincrasie della pre-adolescenza e le sviluppa con quel senso di vulnerabilità che chiunque può capire.
44. JAKE GYLLENHAAL – Lo Sciacallo
Gli occhi di Jake Gyllenhaal fanno tutto in questo film: spalancanti, roboanti, paurosi, sono lo specchio attraverso il quale l’attore comunica ansia e rabbia, intraprendenza e spietatezza. Gyllenhaal è un attore sempre capace, ma perdere quel senso di sicurezza dovuto alla sua nota presenza scenica gli ha regalato un livello ulteriore di capacità.
43. ADELE EXARCHOPOULOS – La Vita di Adele
Il senso naturalista di La Vita di Adele fa sembrare che la giovane protagonista quasi non reciti veramente. Invece al suo esordio, incredibile a dirsi, Adele Exarchopoulos è un motore costante che accende ogni scena con la sua vitalità. Non è semplice talento o bravura recitativa, è pura voglia di scoprire, arrivare e imporsi del tutto umana.
42. HAILEE STEINFELD – Il Grinta
Interpretazioni di giovani prodigio ne abbiamo avute tantissime. Hailee Steinfeld, tra queste, stupisce ancora oggi per il suo carisma e la sua inarrivabile presenza scenica, che la fa prevalere in ogni dialogo anche con attori ben più esperti. Raramente si è vista un’attrice adolescente dominare così tanto i propri momenti.
41. JULIE DELPY – Before Midnight
La fusione tra interprete e personaggio è spesso decisiva, e naturalmente Julie Delpy padroneggia Celine in maniera quasi pleonastica. Non solo per il tempo passato a recitarla, non solo per averla scritta, ma soprattutto perché rinchiude in lei passioni, desideri e persino difetti che appartengono all’intero universo femminile.
40. GARY OLDMAN – La Talpa
Gary Oldman crea un personaggio surreale nella sua calma e meticolosità, impassibile, leggero, l’epitome del burocrate silenzioso e zelante, ma vittima di un’energia costantemente implosa e repressa, mostrata con cambi di tono impercettibili che fanno la differenza.
39. TONI COLLETTE – Hereditary
Vedere vera recitazione in un horror, che non siano solo urli, salti dalla sedia e facce bizzarre, non succede spesso. Toni Collette, con i suoi monologhi strazianti e quel viso tirato sempre spento, riesce ad essere nell’espressione della quotidianità distruttiva più paurosa dell’orrore scenico.
38. TIMOTHY SPALL – Mr. Turner
Si può fare grande recitazione quasi solo con grugniti incomprensibili? Sì, se questi diventano la forma con la quale mascherare un fortissimo malessere interiore. Timothy Spall, con espressioni buffe e un modo di parlare che esce (a malapena) dalla gola, caratterizza meravigliosamente il famoso pittore Turner.
37. CHARLIZE THERON – Young Adult
Una Charlize Theron alla miglior prova in molti anni dona al personaggio tutti quegli atteggiamenti che la rendono, nel gergo americano, la tipica “evil queen bitch”: un personaggio tutto sommato negativo ma comunque enormemente complesso, irrisolto, pieno di buchi neri e infelicità, egocentrico, che continuamente rifugge dalle responsabilità e dalla vita vera.
36. STEVE CARELL – Foxcatcher
Steve Carell ruba la scena nei panni di un personaggio così lontano dai suoi soliti e fornisce un ambigua chiave di lettura psicanalitica a tutto il film. Completamente immerso nel trucco, nell’interpretazione, Carell è spaventoso come mai immaginavamo fosse possibile.
35. LUPITA NYONG’O – 12 Anni Schiavo
L’esordiente Lupita Nyong’o è l’autentico fulcro emotivo del film, un personaggio e una interpretazione destinati a spezzare il cuore di ogni spettatore, una prova intensissima che ad ogni espressione e ad ogni parola rilascia una quantità di dolore interiore difficilmente immaginabile.
34. EMMANUELLE RIVA – Amour
Emmanuelle Riva, icona del cinema francese che in Amour si mette completamente in mostra, è semplicemente mastodontica nella propria trasformazione fisica, un deterioramento evidente non tanto nell’immobilità, quanto nel costante spegnersi dello sguardo, un lavoro minimalista incredibile.
33. TILDA SWINTON – E ora parliamo di Kevin
Non ci sono abbastanza aggettivi per definire l’intensissima prova di Tilda Swinton: il suo volto scavato, i suoi grandi occhi, i lineamenti irregolari, l’espressività particolare del viso che la rende tenerissima e freddissima nello spazio di un attimo, strumenti con cui l’attrice interiorizza talmente tanto il dolore del suo personaggio finché il suo vuoto e la sua disperazione finiscono per travolgere lo spettatore.
32. ELISABETH MOSS – Her Smell
La primordiale esplosività di Elisabeth Moss è stata utilizzata efficacemente finora in tv, e Her Smell finalmente le dà il giusto palcoscenico anche al cinema. Lei regge l’intero film, anzi lei è l’intero film, una storia in cinque atti tutta costruita sul carisma e trasformismo dell’attrice. Qui Elisabeth Moss tocca ed esprime stati d’animo che difficilmente un’attrice mostra in un’intera carriera. Il vulcano sempre in agitazione delle sue urla, lacrime e emotività è una calamita da cui è impossibile staccarsi.
31. ADAM DRIVER – Storia di un matrimonio
Escludendo naturalmente Star Wars, la qualifica su cui Adam Driver si sta specializzando è interpretare persone normali. Che, talvolta, è la sfida più difficile. E lui la vince sempre a pieni voti, riuscendo a diventare l’uomo della porta accanto in pregi e soprattutto tanti difetti.
30. RALPH FIENNES – Grand Budapest Hotel
La meravigliosa interpretazione di Ralph Fiennes ci fa purtroppo notare quanto l’attore in carriera abbia fatto poca commedia e troppi personaggi da cattivo. Il personaggio di M. Gustave e il suo percorso, da concierge eccentrico a figura completamente matura, rappresenta al meglio il range di Fiennes che ogni tanto rischiamo di dimenticare.
29. AL PACINO – The Irishman
Al Pacino ci diverte nel vederlo esplodere nei suoi classici scatti di onnipotenza che sembrano uscire anche quando non dovrebbero, ma alla fine risultano sempre perfetti e mai fuori posto, rappresentando l’anticamera di un senso di insicurezza interiore.
28. BRAD PITT – C’era una volta a Hollywood
Nel primo film di Quentin Tarantino in cui contano i piccoli gesti, i piccoli momenti, le scene silenziose, Brad Pitt è il veicolo perfetto. Col suo carisma immenso l’attore si cala magistralmente in una parte meravigliosa e cattura l’attenzione anche solo guidando la macchina.
27. TIMOTHEE CHALAMET – Chiamami col tuo nome
L’ormai già leggendario finale di Chiamami col tuo nome ha reso per sempre cult l’interpretazione di Timothée Chalamet, ma il giovane attore durante tutto il film ha rappresentato, con naturalezza e leggerezza, quello di più pesante nascondiamo dentro di noi all’arrivo del primo amore.
26. MARGOT ROBBIE – I, Tonya
Il trionfo del film è soprattutto nell’interpretazione clamorosa di Margot Robbie e nella sua capacità di giocare con le sfumature: empatica ma non per forza simpatica, la sua Tonya Harding è spesso, anche nel medesimo momento, vittima e carnefice delle stesse situazioni.
25. FRANCES McDORMAND – Tre Manifesti a Ebbing Missouri
Non è solo il personaggio, ma quanto quel personaggio si sposa con chi lo interpreta. E sarà l’età, la personalità, l’ironia, la tenerezza, tutto collabora al ritratto di una donna viscerale: questa è Frances McDormand, assoluta dominatrice di ogni scena.
24. MARCELLO FONTE – Dogman
Da un certo punto di vista, se non la migliore, la prova più sorprendente del decennio è davvero quella di Marcello Fonte. Arrivato dal nulla, e forse mai più in grado di replicare quanto fatto con Matteo Garrone, in Dogman Fonte è perfetto in ogni sfumatura e così dannatamente realistico in ogni scelta. L’uomo giusto al posto giusto.
23. ANTONIO BANDERAS – Dolor y Gloria
Anche la maturità, anche gli episodi personali di vita vera vissuta incidono sulla recitazione e, pur non potendo crescere il talento, contribuiscono in maniera decisiva a azzeccare i giusti toni. Antonio Banderas, nel riprodurre fisicamente Almodovar, è internamente straziante e così toccante nel non mascherare mai la fragilità di ricordi e rimpianti di una vita intera.
22. ISABELLE HUPPERT – Elle
Il filo conduttore di Elle è la presenza scenica di Isabelle Huppert, la quale si impossessa di un ruolo sicuramente mastodontico per qualunque attrice, ma che lei fa proprio in maniera disinibita e apertissima. Volto sempre sardonico, impercettibile modo di lasciar intravedere fragilità senza perdere una virgola in carisma, la Huppert domina il film.
21. EMMA STONE – La La Land
Emma Stone, oltre ad essere incontenibile nella sua espressività mai un millimetro fuori posto, è la pietra fondante di La La Land, capace di fare solo prigionieri senza distinzioni. Sicura e straziante al tempo stesso.
La prossima volta scopriremo le 20 migliori interpretazioni del decennio 2010!


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