I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Ultima Parte)

best movies of the decade 2010

Incredibile, ma siamo arrivati alla vetta e possiamo archiviare nel migliore dei modi questo straordinario decennio cinematografico appena finito. Come avevamo fatto scoprendo i migliori film del decennio 2000, la classifica degli anni ’90, poi la classifica degli anni ’80, e la classifica degli anni ’70, e la classifica degli anni ’60,  e quella degli anni ’50, e gli anni ’40, e degli anni 30, anche ora abbiamo analizzato pellicole proveniente da ogni parte del mondo, di ogni genere, dal grandissimo valore.

Ricordo ovviamente che indicare 100 film per un solo decennio è un’operazione a dir poco folle, considerando le migliaia di opere realizzate ogni anno in ormai ogni angolo del mondo, con ogni mezzo e con ogni budget. Anche per questo è una sfida ancora più divertente che non ha alcuna pretesa di essere definitiva o veritiera. Con questa classifica ho cercato, come sempre faccio, di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri primari sono soggettivi, ovviamente si parte sempre dal gusto personale, ma cercano di collegarsi alle recensioni critiche ottenute, all’importanza e all’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni.

Posizioni 100-86
Posizioni 85-71
Posizioni 70-51
Posizioni 50-36
Posizioni 35-21

 

20.  TOY STORY 3  (di Lee Unkrich, USA 2010)

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Raramente il terzo capitolo è il film migliore di una trilogia, ma Toy Story 3 anche questo miracolo. Toy Story 3 è un trionfo di scrittura cinematografica, un mix favoloso di tanti generi dosati con ritmo e divertimento. Ricco di tante citazioni di film del passato e di alcune immagini visivamente incredibili questo terzo Toy Story è soprattutto una straordinaria e triste metafora sulla crescita delle persone: sui bambini che diventano grandi e perdono i contatti con i divertimenti dell’infanzia, ancora di più sugli adulti che lasciano gli anziani nelle case di riposo lontano dalle persone che amano. Spesso si dice che i film Pixar sono più per un pubblico adulto, questo film lo è ancora di più, specificatamente per una fascia d’età compresa tra i 20 e 30 anni (alla luce di uno dei finali più belli e commoventi mai realizzati) narrando con grande profondità e molta nostalgia la difficile e improvvisa fase di passaggio dall’adolescenza al mondo degli adulti. Forse se si potesse sempre restare innocenti questo sarebbe un mondo migliore.

 

 

 

19.  A GHOST STORY  (di David Lowery, USA 2017)

Sì, immaginare un film in cui il protagonista passa l’intera durata sotto un lenzuolo bianco, senza parlare, non è il massimo sulla carta. Ma questa non è la storia di fantasmi che ci aspettiamo, dopotutto. Il bello di A Ghost Story è proprio il suo totale rifiuto per le convenzioni. Nasce come elaborazione del lutto, diventa ricerca cosmica di un senso sulla vita e sull’amore, e abbattendo letteralmente i confini del tempo l’idea di David Lowery da film si tramuta in un “qualcosa” che prende il cuore di ciascun spettatore per massacrarlo senza sosta. Malinconico all’inverosimile, bellissimo nella sua straniante semplicità e potenza espressiva, A Ghost Story è uno spaccato di impressionante profondità sullo stato di solitudine umana esistenziale e metafisica.

 

 

 

18.  HIGH LIFE  (di Claire Denis, Francia 2018)

High Life è un qualcosa di assolutamente unico e nuovo: grande e piccolo, enorme nella sua ambizione e intimo nella sua riflessione, depravato ma ipnotico, respingente ma affascinante, cerebrale ma esistenziale. Questa fantascienza non guarda alle stelle, ma al sangue, ai fluidi corporei, alle piante, alla terra, ai capelli che si ingrigiscono, ai corpi che si feriscono. L’analisi del film mostra l’equilibrio precario tra le necessità biologiche dell’uomo e gli istinti di cui non può fare a meno. Desiderio umano, mistero della vita, dolore esistenziale e solitudine sono quesiti che la filosofia, e talvolta la teologia, non riescono a decifrare, figuriamoci se lo possa fare un film. Eppure il cinema può renderli ancora più interessanti, ancor più affascinanti, se possibili ancora più laceranti.

 

 

 

17.  DRIVE  (di Nicolas Winding Refn, USA 2011)

Boom. Come un fulmine a ciel sereno, assolutamente dal nulla, arriva il film cult. Chi ha assistito alla prima proiezione al Festival di Cannes ancora racconta di come il film abbia squassato tutto. Esprimere a parole la bellezza di quest’opera è difficilissimo, perché come ripetuto più volte Drive è prima di tutto sensazioni, emozioni, silenzi, un film che va respirato invece di esser visto. Una favola moderna, un western metropolitano in cui le azioni e gli sguardi contano più delle sue (pochissime) parole: la giaccia con lo scorpione, le luci di una Los Angeles notturna mai così ipnotica, la musica electro-pop anni 80, i titoli di testa color rosa, l’ormai immortale scena dell’ascensore, e così via. Drive entra nella vostra testa e non ne esce più.

 

 

 

16.  CHIAMAMI COL TUO NOME  (di Luca Guadagnino, USA 2017)

Luca Guadagnino è un regista che si reinventa continuamente – purtroppo sempre all’estero – e stavolta è andato dalle parti di Eric Rohmer per adattare un romanzo e trasformarlo in uno dei più veri, e per questo anche strazianti, ritratti del primo amore che si possa trovare al cinema. Ancorato all’interpretazione impressionante del giovane Timothée Chalamet, il film attraverso sguardi, ossessioni, silenzi, corse, balli, istinti sessuali, mostra tutte le fasi che travolgono quando ci si innamora. Chiamami col tuo Nome è certamente un vero apice per il cinema LGBT, ma il tocco sublime di Guadagnino, che al tempo stesso è delicato e palpabilmente seducente, trascende i confini delle etichette e si fa voce universale di un sentimento perpetuamente inspiegabile.

 

 

 

15.  INSIDE OUT  (di Pete Docter, USA 2015)

Inside Out non solo è il ritorno alla forma della Pixar, ma è probabilmente uno dei film d’animazione più complessi e maturi di sempre. Già l’idea alla base del film dovrebbe far capire molte cose: mostrare come funzionano le emozioni all’interno della testa di una ragazza. Ancora una volta è un film che comprendono di più gli adulti, ma parla specificamente agli adolescenti riuscendo comunque ad intrattenere i bambini: questo è il film più universale e trasversale della Pixar, perché il target è quella fascia d’età particolarissima che finora mai nessun film della compagnia aveva toccato così bene. La grande lezione del film è accettare la tristezza della vita col sorriso e voglia di andare sempre avanti: la paura di crescere non deve essere mai un freno, a nessuna età, ci dice Peter Docter con risate, lacrime, ottimismo e grandissima sincerità.

 

 

 

14.  HOLY MOTORS  (di Leos Carax, Francia 2012)

Ogni anno qualche giornalista o critico se ne esce con la solita frase, poi sempre smentita dai fatti: “il cinema è morto”. Il regista francese Leos Carax per smentire tale assunto realizza uno dei film più strani, bizzarri, folli mai visti, un film impossibile da raccontare o spiegare, a cui non si può credere nemmeno durante la visione, e chi non lo capisce (tranquilli, non sono pochi) resta da ammirare la prova camaleontica di Denis Lavant. Una storia che mostra il flusso costante della vita, delle sue numerose sfaccettature e del ruolo dell’uomo quale burattino d’argilla mosso da chissà quali fili, come fosse il ruolo di un attore pagato per impersonare diversi ruoli. Finché film assurdi come questo continueranno ad esistere, il cinema godrà una lunga e ricca vita.

 

 

 

13.  A PROPOSITO DI DAVIS  (di Joel Coen e Ethan Coen, USA 2013)

Lo stile dei Coen, la loro profondità, delicatezza e soprattutto ironia ormai la conosciamo tutti, per questo stupisce che riescano a migliorarsi costantemente di film in film, riuscendo a sfornare adesso una delle pellicole più importanti e significative della loro carriera. A Proposito di Davis è la storia di un fallito, il rapsodico racconto che si dipana in episodi e incontri della difficoltà di emergere nel mondo per coloro che, pur avendo talento, mancano di quell’inesplicabile ma decisivo “quid”, una mancanza ancora più forte in un business dominato dal profitto (e qui il discorso si estende facilmente al cinema). Retto da sontuose interpretazioni, una fotografia incredibile e la colonna sonora più bella dell’anno (il film è avvicinabile al musical), è un film che divide ma lascia inevitabilmente un segno.

 

 

 

12.  LEI  (di Spike Jonze, USA 2013)

Tranquilli, per chi ancora avesse dubbi o paure, la riposta la fornisce Spike Jonze: al cinema esiste ancora l’originalità, e quando è abbinata al cuore e al talento nulla può batterla. Fa impressione pensare che il rapporto tra un uomo e una macchina possa diventare una delle più grandi storie d’amore mai viste al cinema, ma l’abilità di Jonze e il talento degli attori Joaquin Phoenix e Scarlett Johansson (quest’ultima recitando solo con la voce) ci dicono che è davvero possibile. Lei è uno specchio su un futuro ormai prossimo, su una società ormai contemporanea inabile ai rapporti interpersonali, eppure è un grido di speranza e d’amore fortissimo. Delicato, ironico e toccante, Lei possiede quella scintilla che solo i grandi film riescono a comunicare.

 

 

 

11.  IL FILO NASCOSTO  (di Paul Thomas Anderson, USA 2017)

La complessità di Il Filo Nascosto è proprio quella di parlare costantemente su due piani. La cinica e razionale analisi dei personaggi lascia spazio via via al calore del loro sentimento incontenibile, proprio come la l’ossessione e la ricerca della perfezione di Reynolds Woodcock – ed ad un certo punto anche di lei – cede di fronte alla realtà interiore. Non siamo in presenza solo di un film intrinsecamente romantico, ma forse del primo film che ha capito, e mostrato, cosa è davvero l’amore. Il non capirsi, prima di tutto. Il non riuscire a comunicare quando e quanto e come si vorrebbe. Il viscerale desiderio di stare con l’altro. L’insolubile dolore che si prova, al tempo stesso, stando con l’altro. Nel gioco delle antitesi su cui è costruito Il Filo Nascosto finisce per rientrare l’amore stesso: il sentimento più meraviglioso che però provoca i dolori più potenti.

 

 

 

10.  AMOUR  (di Michael Haneke, Francia/Austria 2012)

Un film duro nel senso letterale del termine, impossibile da mandare giù, capace di far vivere allo spettatore la medesima esperienza agonizzante dei protagonisti. Consigliare a qualcuno un film di Michael Haneke è come augurargli due ore di sofferenza. Il cinema dell’autore austriaco è solitamente così, una tortura oppure un cattivo scherzo per gli spettatori, ma per una volta con Amour l’approccio è diverso: sarà l’età, sarà il tema toccato, ma il film è pieno di sentimento e amore, pur narrando la fine della vita, di una emotività in grado di attaccare lo spettatore e non mollarlo più. Il film si digerisce a fatica, ma una volta fatto, l’esperienza non si dimentica più

 

 

 

9.  INCEPTION  (di Christopher Nolan, USA 2010)

Nel mondo cinematografico che iniziava a essere dominato da remake, sequel, prequel, reboot, questo film ha provato a invertire la rotta. Un universo parallelo, un viaggio mentale, un continuo scartare livelli della psiche che nemmeno si pensa di avere. Inoltre, grazie al rapporto tra Cobb e Mal, la manifestazione dei sensi di colpa del primo, Inception è anche un racconto sui rapporti umani, su quanto il desiderio possa sfociare nella follia, su come ogni azione umana è guidata dalla passione, sull’amore che diventa irrazionalità. Inception ha calore, ha un cuore che batte così forte che nell’ultima scena noi spettatori rimaniamo dilaniati pur se il protagonista ha già compiuto la sua scelta, di cuore ovviamente, facendosi beffa di ogni ambiguità e ogni dubbio. Dopo Inception non si sogna più nello stesso modo, non si ascoltano più le note di “je ne regrett rien” nello stesso modo, non si pensa più nello stesso modo, soprattutto non si sottovaluta più l’intelligenza dello spettatore. Buon sogno a tutti.

 

 

 

8.  BOYHOOD  (di Richard Linklater, USA 2014)

Ci siamo stancati di ricordare la realizzazione in 12 anni effettivi di Boyhood, perché dietro c’è molto altro. Non è facile realizzare film così profondi e emotivi senza manipolare il pubblico, senza fare chissà quali complicati ragionamenti e creare chissà quale sequenza magistrale. Con le piccole cose, con i momenti semplici, Linklater ha costruito una carriera, dopotutto. Il film è un racconto sulla crescita intimo e veritiero, è un viaggio, per nulla metaforico, nella vita di ognuno di noi. I protagonisti sono persone normali che incontriamo per strada, o potemmo essere noi: facciamo tante cose e ci sembra che il tempo non passi mai, non ci accorgiamo che tutto cambia sotto i nostri occhi. Il film è destinato più agli adulti che non ai ragazzi, perché sono gli adulti, soprattutto i genitori, a cogliere di più il mutamento delle situazioni quotidiane, ad avere visto i propri figli diventare adolescenti quando solo il giorno prima erano bambini. Linklater non è certo un mago, ma un uomo che ha capito la potenza dei sentimenti e come incapsulare l’inafferrabile tempo al cinema.

 

 

 

7.  PARASITE  (di Bong Joon-ho, Corea del Sud 2019)

Parasite è un film sempre in costante movimento, che non si placa per un solo secondo, che non sa cosa voglia dire riposarsi. Un flusso magmatico di toni ed emozioni, nel quale il divertimento va di pari passo alla tensione da thriller e finisce nella realizzazione dark della bassezza umana. Purissimo esempio del cinema di Bong, autore che da sempre gioca con metafore estremamente dirette e toni completamente mischiati. Commedia, thriller e horror, non a caso tutti qui presenti, sono proprio i generi più viscerali e diretti. Abbandonato il fantasy e il distopico degli ultimi film, Bong si concentra sull’evoluzione dei personaggi, sui loro desideri e incubi, su particolarità e idiosincrasie. Non si schiera, non parteggia, li osserva e li muove, senza risultare però cinico. Un giro sulle montagne russe che fa vivere ogni gamma di emozione e reazione, persino le più estreme,  dalla repulsione all’affetto.

 

 

 

6.  LA LA LAND  (di Damien Chazelle, USA 2016)

Una delle opere più energiche, solari e ottimiste degli ultimi tempi, immediatamente iconica e così straordinariamente accattivante, La La Land è principalmente un musical in cui si canta e si balla, una autentica lettera d’amore ai capolavori del genere degli anni ’50, ma ha l’intelligenza di staccarsi dalle sue chiare radici e diventare un film assolutamente moderno e assolutamente realistico. Tra canti, balli, coreografie e sfavillanti musiche, La La Land racconta infatti la tematica che affrontiamo, soprattutto i giovani, nella vita di tutti i giorni: il sempiterno e ineluttabile conflitto tra sogni, speranze, passioni e dura realtà.

 

 

 

5.  BIRDMAN  (di Alejandro G. Inarritu, USA 2014)

Birdman è un film che definire complesso è dire poco, un esperimento ambiziosissimo di Inarritu che critica l’industria cinematografica odierna, troppo tendente ai blockbuster, e cerca di capire quale è il vero valore dell’arte e quale è il ruolo dell’attore. Attori che però siamo noi, che recitiamo costantemente sulla scena del mondo, nel film che è la vita. Tutti noi che recitiamo un ruolo ogni giorno, e cerchiamo di fare sempre qualcosa per farci ricordare da qualcuno. Birdman è un film straboccante di energia, ritmato, dinamico, incredibilmente godibile e rivedibile ogni volta. Una scarica di adrenalina come non se ne fanno più, un’opera per cui, forse, vale la pena spendere quel termine di 10 lettere che inizia con la C spesso abusato e usato fuori posto: questo non è il caso.

 

 

 

4.  THE MASTER  (di Paul Thomas Anderson, USA 2012)

The Master è forse il film più complesso della carriera di Paul Thomas Anderson, così ricco di prospettive e chiavi di lettura. Un film difficile da capire e da domare, affascinante ed ammirevole, ipnotico e respingente al tempo stesso, pervaso da una voglia di libertà oltre ogni forma e controllo. Nel rapporto psicanalitico tra i due protagonisti maschili – quei Joaquin Pheonix e Phillip Seymour Hoffman che ci regalano le interpretazioni più impressionanti della loro strabiliante carriera – il regista costruisce una storia d’amore totalizzante, che parla al cuore e alla testa, ai sentimenti e agli istinti. Un film che trabocca di pulsioni, di momenti animaleschi, di sfida alla necessità umana del controllo e al dubbio morale di lasciarsi guidare dalle sensazioni.

 

 

 

3.  THE SOCIAL NETWORK  (di David Fincher, USA 2010)

The Social Network è un film che parla di tante cose, ma sicuramente NON è un film su Facebook, e questo è paradossale ma estremamente significativo. Una gigantesca metafora sul mondo moderno, sugli anni che stiamo vivendo, sulla nostra società, su come sono cambiati i rapporti umani. Al tempo stesso, una grande storia americana, una storia di furbizia, determinazione, intraprendenza e ambizione, la storia di un ragazzo si intelligente ma normale diventato il più giovane miliardario al mondo incarnando perfettamente lo spirito del capitalismo. Molte volte fuori luogo si sente dire l’espressione “opera generazionale” ma questa pellicola lo è di certo. Raramente un film in tutte le sue componenti ha saputo racchiudere lo Zeitgeist di un tempo: il film che meglio di tutti definisce l’era dei social, un film di vittoria e sconfitta, di innovazione e ispirazione tramite personaggi cinici e detestabili, un ‘opera complessa sulla complessità del mondo in cui viviamo oggi.

 

 

 

2.  THE TREE OF LIFE  (di Terrence Malick, USA 2011)

La storia di una famiglia texana degli anni 50 viaggia in parallelo con la nascita dell’Universo e della Terra, affrontando in poco di più di due ore tutti i sentimenti possibili, racchiudendo con delicatezza e forza il senso della vita come nessun altro aveva mai fatto. Solo un vero artista con la A maiuscola come Terrence Malick poteva realizzare un’opera simile, in cui le immagini diventano pura poesia e il cinema si fonde con la natura che rappresenta, creando alcune tra le sequenze più affascinanti e spettacolari mai viste sul grande schermo. Se al termine della visione siete scossi con i brividi non vi preoccupate, avete appena vissuto un’esperienza piuttosto che aver visto un film.

 

 

 

1.  MAD MAX: FURY ROAD  (di George Miller, Australia 2015)

Mad Max è l’atto di riappropriazione del vero cinema d’azione da parte di George Miller: ciò che offre al pubblico non è solo un film, ma una clamorosa, robotante, potente, intensa esperienza visiva, auditiva, sensoriale, una folle corsa che va avanti per due ore secche senza mai fermarsi, col termometro dell’adrenalina che schizza e non pensa minimamente a chetarsi. Sfruttando simboli semplici ma efficaci, che diventano immediatamente archetipi universali, il film disegna un mondo diverso dal nostro solo formalmente, ma nell’essenza è il medesimo, così come nella consapevolezza della disperazione, nella ricerca del meno peggio, perché un’opzione migliore del posto e del momento in cui viviamo non si trova, non esiste. L’opera di Miller è un’esperienza in grado di conciliare lo spettatore col proprio desiderio di spettacolo: in un certo senso, è l’essenza stessa del cinema.

 

 

E ora, come sempre fatto nelle classifiche degli altri decenni, qualche curiosità sul lungo elenco di film. Questi sono i registi con più di un film presente nella nostra lista:

3 Damien Chazelle

3 Pablo Larrain

2 David Fincher

2 Paul Thomas Anderson

2 Alejandro G. Inarritu

2 Christopher Nolan

2 Martin Scorsese

Yorgos Lanthimos

2 Hirokazu Kore-eda

2 Noah Baumbach

2 Xavier Dolan

2 Sean Baker

2 Steve McQueen

2 Bennett Miller

2 Wes Anderson

2 Ruben Ostlund

2 Denis Villeneuve

2 Jia Zhangke

2 Alfonso Cuaron

2 Richard Linklater

 

 

E ora, le citazioni anno per anno:

2010: 8 film presenti (il migliore The Social Network)

2011: 9 film presenti (il migliore The Tree of Life)

2012: 8 film presenti (il migliore The Master)

2013: 11 film presenti (il migliore Lei)

2014: 14 film presenti (il migliore Birdman)

2015: 12 film presenti (il migliore Mad Max: Fury Road)

2016: 10 film presenti (il migliore La La Land)

2017: 11 film presenti (il migliore Il Filo Nascosto)

2018: 10 film presenti (il migliore High Life)

2019: 7 film presenti (il migliore Parasite)

 

 

Infine, tutti i paesi di provenienza di tutti i nostri migliori 100 film del decennio:

55 film: USA

8 film: Francia

4 film: Giappone, Gran Bretagna

3 film: Canada, Cile, Corea del Sud, Svezia

2 film: Cina, Danimarca, Germania, Iran

1 film: Argentina, Australia, Belgio, Indonesia, Italia, Messico, Polonia, Russia, Ungheria

 

 

E così siamo arrivati anche alla conclusione di questa lunghissima e complicata classifica. Speriamo di aver mostrato davvero il meglio cinematografico degli anni 2010, e soprattutto di avervi convinto a recuperare tanti film che magari prima nemmeno conoscevate. Fortunatamente, il cinema non si ferma mai.

 

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