L’errore è mio, lo ammetto e premetto. Sicuramente sbaglio io a pretendere qualcosa di diverso o altro da un film che si chiama L’Uomo Invisibile, è prodotto dalla Blumhouse ed è realizzato da Leigh Whannell.

Ma la colpa è anche un po’ loro, suvvia. Non mi si propone quella prima ora, quasi perfetta, per poi dimenticarla e stravolgerla così.

Non che ci sia nulla di male, e non parlo di qualità. Anzi, quando nella seconda parte L’Uomo Invisibile svela pienamente la sua natura, che dati i nomi citati in precedenza è ovvia e persino giusta, funziona ancora. Funziona come grande prodotto d’intrattenimento, come sci-fi/horror che sviluppa gli aspetti terrificanti di tante intuizioni che pensiamo possano succedere in futuro, come techno thriller che Whannell, dopo Upgrade, comanda ormai abilmente nel tono, nel ritmo e nel divertimento.

Insomma, sia chiaro che L’Uomo Invisibile è un film che funziona. Soprattutto se si è fan della Blumhouse e si fa a vederlo non aspettandosi, e forse nemmeno volendo, altro che non appartenga a quel genere.

Però quella prima ora è comunque presente, è stata realizzata, fa parte del film e del giudizio che ne consegue. In quella prima ora Whannell e soci erano stati bravissimi a ribaltare proprio quegli assunti e eventuali cliché che poi hanno preso il sopravvento nella seconda parte. Erano stati bravissimi a concepire quello che appariva come un vero ed efficace dramma umano mascherato da horror, nel quale l’idea di un pericoloso e violento “uomo invisibile” altro non era che il trauma. Contro ogni aspettativa, e soprattutto contro regola del genere, L’Uomo Invisibile stava sorprendendo perché costruito sull’assenza di un “mostro”, sul fatto che fosse terribile e invincibile proprio perché non c’era. Questa idea, aggiunta alla solita innaturale espressività di Elisabeth Moss, stava regalando uno dei ritratti più onesti e potenti su trauma e strascichi emotivi dopo una relazione soffocante mai visti prima al cinema.

Poi Whannell si è ricordato di essere un regista di sci/horror e che stava facendo un film per appassionati di genere. Che ripeto per l’ennesima volta, va benissimo. Però, per quanto mi riguarda, che peccato davvero.

 

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Una replica a “L’Uomo Invisibile – recensione”

  1. Avatar Ryan Gosling sarà il prossimo Uomo Lupo | bastardiperlagloria

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