A Handful of Things You Need To Know About Pixar's 'Soul' - MickeyBlog.com

Soul poteva arrivare solo dalla Pixar, solo da Pete Docter, solo al termine di un percorso che ha visto film come Toy Story, Inside Out, Coco allontanarsi sempre di più da un target giovanile per affrontare, con la forma e la struttura del film d’animazione canonico, temi via via sempre più adulti, complessi e sfaccettati.

Quindi, tenendoci lontano dalla bagarre nel dire, appena esce un film Pixar, se quello sia il migliore della compagnia (ma è davvero ogni volta così importante?), partecipiamo semmai a quella che ci fa dire in che modo la Pixar ogni volta provi ad alzare l’asticella e, soprattutto, sperimentare.

Perché molto più di altri film, magari anche più riusciti, Soul appare come un film sperimentale. Se non lo è nella narrazione – dopotutto è sempre basato sulla canonica “fuga e ritorno a casa” comune a quasi tutti i film della compagnia – lo è sicuramente nel tema e nel modo di fonderlo con un’ironia destinata anche ai bambini (quanto è bizzarro descrivere un film d’animazione come destinato anche, e non solo, ai bambini?). Sperimentare, infatti, non vuol dire sempre realizzare qualcosa di rivoluzionario, ma avere il coraggio di portare fino in fondo, rompendo le barriere convenzionali, un’idea e una visione che altri non hanno o semplicemente non osano. Questo la Pixar lo fa da quando è nata, a essere onesti, ma con Soul ha superato la barriera del puro fatalismo esistenzialista. Immaginare un’aldilà che mischia tecnologia a richiami infantili non è il vero colpo del genio (con una visione presa in prestito da Powell e Pressburger), ma lo è affrontare un tono assolutamente bergmaniano con l’innato ottimismo e la sfrenata vitalità del mantra Pixar.

Il talento di Pete Docter, e di tutta la sua squadra, è quello di usare fantasia, audacia, energia, freschezza, pensiero sempre fuori dagli schemi, per raccontare, affrontare, esorcizzare la paura. Infatti, la paura è sempre presente nel fondo di opere come Monsters & Co e Inside Out, precedenti lavori del regista, e qui assume la forma più ultima, definitiva e universale: quella della fine mortale, capita e addirittura rappresentata (seppur metaforicamente) e poi riletta attraverso una scomposizione emotiva e psicologica delle ossessioni, insicurezze, egoismi che frenano il talento e l’unicità dentro ognuno di noi.

Sia chiaro, Soul non è un grande film solo perché ha il coraggio di essere un film adulto mascherato da altro. Se fosse solo così, a prescindere dalla riuscita o meno, sarebbe prima di tutto pretenzioso. No, semplicemente Soul è un grande film perché la sua voglia di parlare in maniera squisitamente adulta, mascherata da altro, è figlia di una consapevolezza di mezzi espressivi e di una tenacia emotiva saldamente ottimista da far breccia nel più cinico degli spettatori. Soul infine, prima ancora che un grande film, è un traguardo di tutto il cinema che parte dai personaggi di Frank Capra e arriva al mito Pixar nel saper raccontare con enorme umanità la univoca universalità del destino, dando i mezzi per affrontare col sorriso e con energia quanto abbiamo davanti a noi. Non notarlo, e poi dimenticarlo, sarebbe un torto che nessun spettatore può permettersi.

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2 risposte a “Soul – recensione”

  1. Avatar I 10 Migliori Film del 2020 | bastardiperlagloria

    […] Soul non è un grande film solo perché ha il coraggio di essere un film adulto mascherato da altro. No, semplicemente Soul è un grande film perché la sua voglia di parlare in maniera squisitamente adulta, mascherata da altro, è figlia di una consapevolezza di mezzi espressivi e di una tenacia emotiva saldamente ottimista da far breccia nel più cinico degli spettatori. Soul infine, prima ancora che un grande film, è un traguardo di tutto il cinema che parte dai personaggi di Frank Capra e arriva al mito Pixar nel saper raccontare con enorme umanità la univoca universalità del destino, dando i mezzi per affrontare col sorriso e con energia quanto abbiamo davanti a noi. LEGGI LA RECENSIONE […]

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  2. Avatar Paolo Santi
    Paolo Santi

    Un film di una noia mortale e di una banalità senza confini

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