(SPOILER) The Green Knight, la spiegazione del finale

The Green Knight è, senza ombra di dubbio, uno dei titoli più attesi (da chi non lo ha visto) e chiacchierati (da chi lo ha visto) di questo 2021.

Complice il rinvio dell’uscita dallo scorso anno a questa estate (almeno in America), complice i notevolissimi trailer, complice il sapore unico che David Lowery sa infondere alla sua regie, il film con protagonista Dev Patel è certamente una delle riletture più originali e affascinanti dell’abusatissimo ciclo arturiano al cinema.

Tra gli elementi che più hanno stupito il web dall’uscita del film, oltre alla presenza di un cavaliere verde, oltre alla presenza di giganti veri e propri, c’è il finale. E allora andiamo a parlare proprio di questo finale, senza esitazione.

Ah, ovviamente non ci sarebbero nemmeno da sottolinearlo, ma tutto quello che trovate qui nell’articolo dopo il break, d’ora in avanti, è rigorosamente SPOILER! Siete avvisate ma va ribadito, NON LEGGETE OLTRE SE NON AVETE VISTO IL FILM.

 

Bene, se siete qui, deduco che per voi sia ok.

Ma voglio darvi ancora una chance per tornare indietro e gustarvi il film, nel caso aveste superato il break solo per curiosità.

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Ok, ora basta avvisi, avete capito che stiamo per parlare del finale di The Green Knight, perché è un film di cui bisogna parlare e che, in un certo senso, va capito, spiegato e analizzato con consapevolezza.

P͟a͟r͟t͟i͟a͟m͟o͟ ͟a͟l͟l͟o͟r͟a͟,͟ ͟p͟r͟i͟m͟a͟ ͟d͟i͟ ͟t͟u͟t͟t͟o͟,͟ ͟d͟a͟l͟ ͟p͟o͟e͟m͟a͟ ͟o͟r͟i͟g͟i͟n͟a͟l͟e͟ ͟a͟n͟o͟n͟i͟m͟o͟ ͟d͟e͟l͟ ͟X͟I͟V͟°͟ ͟s͟e͟c͟o͟l͟o͟,͟ ͟p͟o͟i͟c͟h͟é͟ ͟i͟l͟ ͟f͟i͟l͟m͟ ͟d͟i͟ ͟L͟o͟w͟e͟r͟y͟ ͟d͟i͟f͟f͟e͟r͟i͟s͟c͟e͟ ͟i͟n͟ ͟a͟l͟c͟u͟n͟i͟ ͟p͟u͟n͟t͟i͟ ͟f͟o͟n͟d͟a͟m͟e͟n͟t͟a͟l͟i͟ ͟e͟,͟ ͟a͟p͟p͟u͟n͟t͟o͟,͟ ͟n͟e͟l͟ ͟f͟i͟n͟a͟l͟e͟.͟ ͟

 

LA TRAMA DI “SIR GAWAIN E IL CAVALIERE VERDE”

Nel poema originale, Gawain è il più giovane cavaliere della Tavola Rotonda di Re Artù, nonché nipote del sovrano. A Camelot, la notte di Capodanno, alla corte si presenta un cavaliere sconosciuto, interamente ricoperto di verde, che domanda se lì c’è qualcuno disposto a colpirlo con la sua stessa ascia, senza che opponga alcuna resistenza, a condizione che, un anno dopo, lo sfidante sia disposto a farsi a sua volta colpire allo stesso modo, e nello stesso punto.

Gaiwan accetta la sfida e, desideroso di finire quello strano gioco quella sera stessa, decide di decapitare il misterioso cavaliere consapevole che, uccidendolo, non ci sarà alcun “colpo di ritorno”. Dopo il colpo inferto, però, il cavaliere verde non solo rimane in vita, ma afferra la sua stessa testa, la raccoglie da terra, e ricorda a Gaiwan la promessa fatta: deve farsi trovare un anno dopo alla Green Chapel per farsi restituire il colpo.

Passano i mesi, passa un anno, e Gaiwan si mette in cammino: è una questione di onore, la virtù principale per essere un vero cavaliere. Dopo alcune peripezie e bizzarri incontri, Gaiwan stremato dal viaggio giunge in un castello in cerca di riparo, e nella fortezza è accolto dal nobile Bertilak e da sua moglie (con loro vive una misteriosa anziana bendata e silenziosa). Per dare il tempo al giovane cavaliere di riprendersi, Bertilak offre a Gaiwan di soggiornare presso il castello per alcuni giorni, e in più gli propone un accordo: il nobile, amante della caccia, darà a Gaiwan quello che catturerà nei giorni successivi, a patto che l’ospite gli dia a sua volta quanto ottenuto durante la sua permanenza al castello. Un semplice scambio di doni come cortesia tra gentiluomini medievali, insomma.

Durante il soggiorno nella fortezza, la moglie di Bertilak tenta sempre di sedurre Gaiwan, ma viene respinta ogni volta e riesce solo a baciare il cavaliere. La donna, nonostante i rifiuti subiti, dona al giovane una cintura di seta verde, che secondo lei lo proteggerà da qualsiasi cosa. Quando Gaiwan può ripartire e lasciare il castello, Bertilak (che nei giorni precedenti ha riportato dalla caccia un cinghiale, un cervo e una volpe, e li ha donati come da accordo al suo ospite) riceve dal giovane i baci, senza sapere che sono della moglie, ma non la cintura verde, che Gaiwan nasconde gelosamente e della quale non fa menzione.

Finalmente, a Capodanno, Gaiwan raggiunge la Green Chapel, dove il cavaliere verde lo saspetta, ascia in mano. Gaiwan si mette in ginocchio, ma quando sta per ricevere il colpo ben due volte tentenna e si sposta. A quel punto Gaiwan si fa forza e accetta il terzo colpo che arriva, ma il cavaliere verde lo ferisce in maniera superficiale e non affonda l’arma. Qui avviene il colpo di scena del poema: il cavaliere verde rivela di essere il nobile Bertilak sotto mentite spoglie, tramutato dalla magia della strega Morgana, la sorellastra e nemica di Artù, e tutto quanto è stato organizzato proprio dalla strega per testare l’onore e il coraggio dei cavalieri dei tavola rotonda.

Gaiwan, per la vergogna di non aver restituito la fascia verde a Bertilak, non la toglierà più per il resto dei suoi giorni, ma sarà perdonato a Camelot per aver accettato di ricevere il colpo dal cavaliere verde, e anzi Artù inviterà i suoi uomini a indossare una fascia verde in segno di solidarietà.

 

 

IL FINALE DI THE GREEN KNIGHT

Il film di Lowery, a parte qualche dettaglio sparso qua e là, compie due modifiche alla trama davvero essenziali. Ed entrambe le modifiche sottintendono significati tematici separati che però, alla lunga, vanno a intersecarsi e unirsi.

Il primo cambiamento, e più importante, è rendere Morgana la madre di Gaiwan. Anche se il film evita tutti i nomi celebri tranne quello del protagonista (infatti, ad esempio, Artù e Morgana non sono mai chiamati così), sappiamo sono loro e sappiamo cosa fanno: la donna è una strega e il film ci fa vedere subito, nei primi minuti, senza possibilità di errore o di travisare l’informazione, che è lei a creare il cavaliere verde tramite sortilegio magico. In pratica, il colpo di scena del poema medievale è invece svelato da Lowery in apertura di film.

Il motivo di tale scelta è presto detto, ovvero la volontà di Lowery non è raccontare la  nota storia arturiana, ma mettere tale leggenda medievale al servizio dei propri temi. E i temi li capiamo anche in altri dettagli: nel film, Morgana non solo crea il cavaliere verde, non solo di conseguenza crea il nobile Bertilak, ma entra in scena in prima persona nei suoi stessi sortilegi perché è lei a impersonare la moglie di Bertilak, e ovviamente per non farsi riconoscere dal figlio Gaiwan sceglie di adottare lo stesso volto della donna amata dal figlio a Camelot, la popolana interpretata da una bravissima Alicia Vikander, e così ingannare psicologicamente Gaiwan.

Nel film, quindi, è Morgana a creare la disavventura a Gaiwan e al tempo stesso è lei a donargli la cintura verde: in questo modo, vuole che tutti pensi che il figlio sia davanti a una prova insuperabile, ma dandogli il mezzo per difendersi, sa benissimo che Gaiwan sopravviverà e quindi, tornato a Camelot, tutti lo riconosceranno come il più onorevole dei cavalieri e diventerà il primo in linea di successione ad Artù. Il tema che qui Lowery sviluppa, reso anche metaforicamente dalla raffigurazione dell’incesto – quando la moglie di Bertilak bacia Gaiwan e nel film “osa di più”, ricordiamo che quella è la madre sotto mentite spoglie – è l’eccessiva protezione di un genitore verso il figlio, l’assenza di indipendenza e il peso delle aspettative, le responsabilità che schiacciano e le pressioni che soffocano, tutti elementi a cui si può dare una doppia chiave di lettura, sia squisitamente e universalmente umana, sia artistica.

E però qui, a differenza del poema, alla fine Gaiwan quella cintura verde se la toglie. E nel film la cintura verde simboleggia la vita.

Eccolo, allora, il secondo cambiamento fondamentale del film rispetto al poema. Gaiwan, in ginocchio di fronte al cavaliere verde, ha una lunga visione del suo ipotetico futuro se scappasse e non ricevesse il colpo (una bellissima sequenza che ricorda certamente i finali di La 25° Ora e L’Ultima Tentazione di Cristo, ma è soprattutto un proseguimento del lavoro sul tempo e sull’inesorabile rassegnazione al tempo che passa già analizzato da Lowery stesso in A Ghost Story) al termine della quale decide di togliersi la cintura verde. Gaiwan, con coraggio e accettazione, comprende il suo destino, si toglie la protezione, e si prepara a ricevere il colpo fatale, che infatti il cavaliere verde gli garantisce pochi istanti prima che il film termini.

La madre dona la cintura al figlio, ovvero dona la vita con l’atto della nascita a un nuova creatura, e prima o poi quella creatura stessa deve mollarla quella cintura, deve accettare che la vita finisca.

Gaiwan è ognuno di noi, fortemente attaccati alla vita – la cintura verde e le sicurezze che comporta – e mai pronti ad accettare quello che c’è dopo, anche solo troppo terrorizzati nel pensarci. Proprio nei suoi ultimi istanti, non a caso, The Green Knight manifesta il suo tema reale, ovvero l’inevitabilità della fine umana e la grande paura di accettare l’arrivo, oltre al concetto stesso, della morte. Gli elementi prima menzionati, cioè le pressioni e le superprotezioni personali, diventano pertanto sovrastrutture che impediscono all’uomo di prepararsi alla fine, di evitare paura e dubbi sull’ignoto, domande su quello che c’è dopo, se dopo c’è qualcosa.

Questa storia, attraverso le riflessioni di Lowery, con i temi di Lowery, con profondità misteriosa ma umana che il regista cerca sui concetti di tempo e fine, poteva concludersi solo e soltanto in questo modo: con la morte, col protagonista che muore, che accetta il fatale ovvio seppur impaurito e inconsapevole.

“Is this really all there is?”
“What else aught there be?

 

The Green Knight è un film infinitamente affascinante, meditativo, misterioso, volutamente enigmatico nel suo percorso fatalista ma in grado di nutrire, proprio in quelle pieghe che si prestano alle domande, un visionario esistenzialismo che sa tramutarsi in vero cinema.

 

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2 risposte a “(SPOILER) The Green Knight, la spiegazione del finale”

  1. Avatar I 10 Migliori Film del 2021 | bastardiperlagloria

    […] Solo uno come David Lowery poteva prendere una celeberrima leggenda medievale come pretesto, fregarsene talmente tanto della sua forma da rivelare il plot twist più importante praticamente all’inizio del film, e trasformarla in strumento per la sua ennesima analisi sul tempo che scorre inesorabile, sull’immanenza pessimista dell’esistenza umana, sull’inevitabile accettazione del nostro destino terreno. The Green Knight è affascinante e inquietante, avvincente e profondamente meditativo allo stesso tempo, ricco di immagini iconiche e intriso di psicologia freudiana tutto meno che superficiale. Insomma, è un grande film. LEGGI LA SPIEGAZIONE DEL FINALE […]

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  2. Avatar GG
    GG

    Mi é piaciuta molto questa interpretazione, che tiene conto della storia originale.

    Assumendo peró di aver visto ina nuova storia liberamente tratta dal romanzo, forse lo scopo dwlla madre che sa che il figlio é il primo in limea di successione del vecchio re, ed altri non é che viziato senza nulla da raccontare, che ella stessa rimprovera per le sue bravate, si trova a doverlo “costringere” a prendere coscienza di quel senso del dovere e dell’onore di cui il ragazzo ha soltanto una vaga idea. Ragazzo al quale nessuno dei cavalieri da la propria spada per affrontare la sfida.

    sofida. Lo scopo del cavaliere verde potrebbe essere impartire questa lezione per rendere il prossimo sovrano più degno. Nel finale la decapitazione non si vede. Il re voleva che il ragazzo affrontasse la sfida e forse lui stesso era al corrente del piano della sorella.

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