BASTARDI
PER LA GLORIA

  • La mia prima esperienza al Festival di Venezia come addetto stampa, e di conseguenza la prima anche di questo blog, passa agli archivi. Una meravigliosa esperienza dal punto di vista personale e soprattutto cinematografico, con giornate ricche di film naturalmente anche brutti ma soprattutto belli, molto belli, con quel sapore speciale dell’anteprima mondiale, il piacere della scoperta, la consapevolezza che potresti non vederli più considerando le discutibili uscite italiane.

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  • badbatch_01

    Per una volta, partiamo subito dai diretti giudizi finali: The Bad Batch non è sinceramente un gran film, ma ha l’enorme pregio di esser nato e poi realizzato con un’idea, visiva e ideologica. Sembra strano a dirsi, ma credetemi, questo è un elemento che pochi film hanno, e forse l’unico in grado di creare vero cinema, a prescindere dalla qualità finale.

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  • Forse, se volessimo trovare un altro e reale protagonista di Jackie, direi che il ruolo spetta a quel bel vestito rosa. Puramente rosa, come la carnagione di un bambino, rosa come l’umanità basilare, rosa che contrasta con lo scuro dei vestiti dei politici e con l’angelico chiarore delle pareti di ospedali e Casa Bianca.

    Un vestito rosa però, perpetuamente, imbrattato di sangue, una macchia che va oltre il vestito, arriva fino sotto pelle, e non abbandona più quel corpo che ne ha sentito lo sporco invadente calore. Ecco, una semplice immagine, ma efficacissima nel descrivere immediatamente la perdita dell’innocenza.

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  • In effetti, quante volte al cinema si è vista una storia di gemelli siamesi?

    Già questo, è da solo un fondamentale elemento di originalità. Aggiungiamoci poi che Indivisibili è un film diretto da Edoardo DeAngelis, una delle voci più interessanti nel panorama del nuovo cinema italiano, e la gioia non può che essere enorme.

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  • Estrapoliamo, stretta alla radice, la trama e il suo progresso narrativo: un uomo semplice fa gravi sbagli, paga per i propri peccati, ha una nuova chance per rifarsi una vita, ma nel tragitto incontra inevitabilmente tanti personaggi o situazioni che cercano di farlo ricadere nell’errore, fino all’autodistruzione di tutto e tutti.

    Sì, è una storia già vista e rivista al cinema quella delle seconde possibilità e del riscatto personale.

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  • tommaso-6-high

    Indubbiamente, chi prima del Festival di Venezia ha frettolosamente bollato questo film come “Kim Rossi Stuart e le donne” ha capito poco. Perché in realtà Tommaso, oltre ad essere l’inevitabile specchio dell’anima del proprio autore, anche se non sappiamo dove comincino e terminino le somiglianze con l’esperienza autobiografica di Kim Rossi Stuart, è la seduta di terapia di un uomo pieno di paure. E come tutti gli incontri con lo psicologo, esistono sedute buone e sedute negative.

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  • cq5dam.web.738.462

    Oltre la trama in sé, se dovessi trovare una vera tematica collante del film direi che Piuma parla di immaturità: quella di due ragazzini di fronte all’arrivo di una figlia inattesa, quello dei genitori che sono bambini troppo cresciuti di fronte ai problemi della vita, e in un certo senso….anche l’immaturità cinematografica di una pellicola non riuscita, purtroppo.

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  • hacksaw-ridge-movie

    Ad un certo punto, Hacksaw Ridge sembra il film più convenzionale del Mel Gibson regista. Non che abbia mai fatto film innovativi o rivoluzionari narrativamente (se escludiamo l’uso del linguaggio, ovviamente), ma per buona parte il Hacksaw Ridge sembra la conica e piuttosto piatta storia dell’eroismo in guerra.

    Poi pian piano non solo il focus tematica cambia, ma arrivano soprattutto le linee guida di Gibson: violenza e religione. Nulla più sottile, il sangue le nefandezze della guerra sono spiattellate in faccia allo spettatore, l’incrollabile importanza della fede diventa lampante con simbolismi fin troppo chiari.

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  • Quando al giorno d’oggi andiamo a vedere un western, una cosa è sicura: non ci troveremo davanti un western. Non è una battuta, ma la verità del cinema moderno, che del genere quintessenziale della settima arte ha già realizzato qualsiasi possibile rivisitazione, rilettura e decostruzione. Il regista olandese Martin Koolhoven è solo l’ultimo in ordine di tempo a prendere ambiente e scenari del western per raccontare assolutamente altro, e la carica del genere – in questo caso più vicino a Peckinpah che non a Leone o Ford, diciamolo subito – è una marcia in più.

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  • Forse sarà l’età, forse saranno i temi trattati in passato mai leggeri che alla lunga creano un peso interiore non indifferente, forse saranno i tempi difficili che viviamo (soprattutto per un autore francese), ma Francois Ozon giunto al suo 16° lungometraggio non è mai stato così delicato prima d’ora.

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