
Amore. Passione. Solitudine. Lontananza. Città. Cibo. Luci. Colori vividi. Canzoni pop. Slow motion. La fotografia di Christopher Doyle. E ancora amore.
Insomma, se trovate tutti questi elementi insieme, è molto probabile che avete di fronte un film di Wong Kar-wai. L’autore, nato a Shangai e cresciuto a Hong Kong, è diventato da metà anni ’90 uno dei registi asiatici cult per antonomasia, in grado con pochi film di costruire uno stile talmente evidente, e talmente convincente, da conquistare un posto di rilievo nella storia del cinema romantico e non solo.
Annacquando spesso la linearità e le convenzioni in favore dei sentimenti e dell’atmosfera, il cinema ellittico di Wong si fonda su storie interconnesse, sull’uso di colori saturi che invadono lo schermo, sulla costruzione della messa in scena che, pur nella totale formalità estetica, è basata sulla sostanza interiore di sentimenti e sensazioni inspiegabili a parole. Tutto ciò a favore di temi costanti che tornano sempre, come amori romantici spesso travagliati, tempo che scorre lontano da casa e ricerca di identità interiore.
In attesa di suoi nuovi lavori, proprio mentre in America si torna a parlare di lui grazie all’uscita di un cofanetto speciale a lui dedicato, noi celebriamo Wong Kar-wai come meglio sappiamo fare: con un bel classificone.
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