di Valerio Carta
Una società ideale che sorge sulle strade di una metropoli futuristica. Una società in cui l’omicidio è un atto primitivo ormai dimenticato, in cui non esistono ladri, una società che è riuscita a sradicare il caos dal cuore degli uomini. Il perfetto profilo dell’utopia, per definizione, si scontra spesso con la realtà. Prima di prenotare il biglietto per la vostra luna di miele, quindi, è opportuno leggere anche il resto della trama diEquilibrium, film del 2002 scritto e diretto da Kurt Wimmer. Se infatti il profilo delineato poc’anzi è utopico, per arrivare a questo punto la società è stata costretta ad eliminare anche le emozioni, l’arte, l’individualità e la creatività, basi su cui si fonda la sensibilità umana. Il tutto sotto il controllo di un ingannevole tiranno, che sponsorizza l’assunzione quotidiana di una droga che inibisce la capacità dei cittadini di provare emozioni. Ecco, così, che l’utopia si trasforma in distopia. Come nel caso di Equilibrium, il confine tra questi due modelli è spesso piuttosto labile e necessita dell’introduzione di alcuni elementi fantapolitici. Il modo migliore per comprendere ed apprezzare la distopia è quello di analizzare e conoscere l’utopia, in quanto l’una si basa sull’altra e ne afferma il contrario. Solo così si può evitare di confondere altri generi con la distopia, in quanto spesso la fantascienza è il fine e la distopia il mezzo per evidenziare un percorso fantastico dei personaggi (Matrix), oppure, in tutt’altro genere, sono i personaggi ad attraversare un percorso distopico in uno scenario solo parzialmente contaminato dalla deumanizzazione di massa (Arancia Meccanica). (altro…)