di Valerio Carta
Dario Argento non è da definire propriamente un uomo, ma una macchina che corre a 300 all’ora nelle strade di un cinema e di un genere il cui limite di velocità è fissato a 70 km/h. La nazione è l’Italia, celeberrima ai più per aver portato al cinema l’immagine del personaggio che va in banca e non della rapina in banca; il genere è tale, ovvero il genere, tutti quei film strutturati in modo tale da suscitare nel pubblico determinate emozioni. Ci si dimentica talvolta che l’Italia ne è maestra e che la maggior parte dei registi statunitensi di genere divenuti celebri a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 conoscano e citino il nostro cinema più di molti – troppi – italiani. Negli anni ’70 i cinefili di tutto il mondo intravedevano nella scuola italiana il cinema cult per eccellenza, mentre gli Stati Uniti – con l’avvento della generazione della Nuova Hollywood – attraversavano un periodo ricco di produzioni moralmente sensibili. E oggi, per sciagurato destino, gli italiani che lo hanno reso celebre scoprono i film dei loro precursori tramite le produzioni dei vari Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Eli Roth, Tim Burton, David Lynch. (altro…)





