BASTARDI
PER LA GLORIA

  • heaven

    di Emanuele D’Aniello

    Al giorni d’oggi condurre una vita normale, intima e privata è molto difficile. Siamo nell’epoca della globalizzazione, i mezzi di comunicazione impazzano, internet è ovunque, le immagini sono continuamente rubate. Soprattutto per chi fa cinema ed è una personalità pubblica rimanere un fantasma è praticamente impossibile. Ma un uomo ci riesce ancora: Terrence Malick. Se cercate sul web il suo nome, o leggete articoli a lui dedicati, troverete sempre le solite due o tre foto, perché quelle sono le uniche prove che Malick ha un volto come tutti noi. Non esiste un regista così riservato, ritroso, sfuggevole, schivo, addirittura pronto a stipulare accordi precisi per non comparire mai oppure, quando tiene qualche discorso, con la clausola chiara che non ci siano telecamere presenti. Durante l’ultimo Festival di Cannes a sorpresa come per incanto Malick è apparso in teatro durante la proiezione del suo The Tree of Life ma ovviamente in pochissimi lo hanno riconosciuto, e alla fine al momento degli applausi Malick è salito sul palco per stringere le mani ai suoi collaboratori, e l’organizzazione del Festival ha rispettosamente spento le cineprese. Malick è un Omero o Shakespeare moderno, qualcuno nel passato ha messo addirittura in dubbio la sua stessa esistenza. Ma fortunatamente a parlare per lui c’è il suo cinema, le sue pellicole che danno sfogo ad una costante ricerca del senso della vita e una contemplazione estasiata della bellezza del mondo. (altro…)

  • godfather_

    Il Padrino (The Godfather) di Francis Ford Coppola, con Marlon Brando, Al Pacino, Diane Keaton, Robert Duvall, James Caan, Talia Shire, John Cazale. USA 1972

    di Emanuele D’Aniello

    In America esiste il modo di dire “larger then life” letteralmente traducibile come “più grande della vita” per ricordare persone o avvenimenti che vivranno per sempre e sono più grandi, importanti e radicate nell’immaginario collettivo di quanto si possa concepire. Ecco, nell’ambito cinematografico Il Padrino è assolutamente più grande della vita stessa. (altro…)

  • tdkr

    Il Cavaliere Oscuro: il Ritorno (The Dark Knight Rises) di Christopher Nolan, con Christian Bale, Tom Hardy, Anne Hathaway, Marion Cotillard, Joseph Gordon-Levitt, Michael Caine, Gary Oldman, Morgan Freeman, Matthew Modine.   USA 2012

    di Emanuele D’Aniello

    Finalmente ci siamo, e purtroppo già ci manca. Christopher Nolan ci ha fatto attendere quattro lunghi anni (per fortuna nel frattempo ci ha regalato un capolavoro come Inception) ma ora il film più atteso dell’anno è nelle sale, l’ultimo capitolo della trilogia di Batman firmata dal regista inglese. E già questa è una novità assoluta: in un genere come quello fumettistico dominato dal franchise, mai nessuno aveva deciso di realizzare una trilogia, una storia chiusa con un inizio e una fine, invece di una serie di film sempre tutti uguali, e mai nessuna compagnia lo aveva permesso. Nolan si è trovato di fronte una straordinaria opportunità, quella di concludere una saga su un supereroe (scatenando anche nella mente dei fans domande sul possibile destino del protagonista, elemento senza precedenti) avendo la chance di invertire la rotta che vede spesso il terzo capitolo come il più debole di una serie. Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che la rotta è stata invertita nella maniera più strabiliante possibile. (altro…)

  • darkknight11

    Il Cavaliere Oscuro (The Dark Knight) di Christopher Nolan, con Christian Bale, Heath Ledger, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Michael Caine, Gary Oldman, Morgan Freeman.  USA 2008

    di Emanuele D’Aniello

    “Where…We…Begin” chiede ad un certo punto del film il Joker. E questa domanda me la faccio anche io adesso: da dove cominciamo? Perché scrivere una recensione del film forse più famoso, citato, importante, amato degli ultimi anni è davvero difficile. Partiamo allora dalle ovvietà e proviamo a rompere il ghiaccio: il secondo capitolo della trilogia di Batman firmata da Christopher Nolan è un capolavoro, senza dubbio il miglior cinefumetto realizzato finora, probabilmente uno dei film più rivoluzionari degli ultimi tempi. (altro…)

  • batman-begins-12

    Batman Begins di Christopher Nolan, con Christian Bale, Liam Neeson, Katie Holmes, Cillian Murphy, Michael Caine, Gary Oldman, Morgan Freeman.   USA 2005

    di Emanuele D’Aniello

    Probabilmente, dopo i due film (e chiamarli così è molto generoso) di Joel Schumacher, rendere Batman ed il suo mondo più dark e serioso era la cosa più facile da realizzare, tanto basso, infantile, ridicolo, giocoso era il livello ormai toccato. Ma quello fatto da Christopher Nolan, e al tempo stesso dalla Warner Bros per aver dato fiducia incondizionata ad un giovane regista di appena 35 anni che non aveva mai diretto un film dal grosso budget, è qualcosa di davvero notevole, ammirabile, e dall’impatto fortissimo in grado di influenzare un genere e l’intera industria. (altro…)

  • spietatiunforgiven-1992-

    Gli Spietati (The Unforgiven) di Clint Eastwood, con Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris.  USA 1992

    di Valerio Carta

    Di tutti i generi cinematografici, il western è il meno adattabile. Se voi sceneggiatori in erba covate il desiderio di scrivere un vostro western, sappiate che esistono dei comandamenti scritti sulla pietra. Lo spazio di manovra è ridotto, essendo tale genere chiuso in un determinato periodo storico e in un determinato ambiente. Il senso non è ovviamente letterale, potete anche non presentarvi puntuali sul monte Sinai, ma il rischio di scrivere una schifezza è sempre dietro l’angolo. Se volete leggere delle recensioni riguardanti i film western nel loro picco più alto, vi rimando alle ottime recensioni già presenti in questo sito relative alla trilogia del dollaro di Sergio Leone (“Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto e il cattivo”). All’interno di essi era ricorrente il personaggio dello straniero senza nome, il cowboy errante che per affascinare il pubblico aveva bisogno solamente di un poncho e di un sigaro, stretto tra i denti con un’espressione fredda e calda allo stesso tempo; in altre parole, Clint Eastwood. (altro…)

  • 2005_a_history_of_violence_011

    A History of Violence di David Cronenberg, con Viggo Mortensen, William Hurt, Ed Harris, Maria Bello, Ashton Holmes.  USA/Germania 2005

    di Valerio Carta

    Quando la lunga fiumana di spettatori si espande verso l’uscita del cinema al termine di una proiezione, è noto quel primo senso di smarrimento che li accompagna. Le parole si confondono ai passi resi pesanti dalle due ore trascorse su un seggiolino, gli occhi e le orecchie devono ancora riabituarsi ai rumori della strada dopo aver vissuto in prima linea per un’ora e mezzo il miracolo dell’arte audio-visiva. Per un film di David Cronenberg, solitamente, tutte queste sensazioni sono elevate al quadrato. Andare a vedere un suo film al cinema è come recarsi a visitare una mostra di opere d’arte: immediatezza e sensazione, non limitata ai tempi scenici. Cronenberg è certamente tra quei registi che possiamo considerare artisti: eccentrico, eccessivo, innovativo, visionario. Non bisogna identificarlo solamente con i temi che ha introdotto nelle prime fasi della sua carriera: il corpo umano e le malattie che lo colpiscono (Il demone sotto la pelle, 1975), la carne (Videodrome, 1983 – Crash, 1996) e la metamorfosi (La Mosca, 1986)costituiscono infatti solo una parte della sua produzione. Se Cronenberg nella sua carriera ha raggiunto l’eccellenza con film molto diversi l’uno dall’altro, il merito è dovuto alla sua capacità di addentrarsi negli abissi della psiche umana come pochi registi. (altro…)

  • taxi-driver

    Taxi Driver di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Jodie Foster, Harvey Keitel, Cybill Shepherd, Leonard Harris. USA 1976

    di Valerio Carta

    Parlare di Taxi Driver implica la necessità di addentrarsi in un mondo a parte, in cui le analisi convenzionali risultano inefficaci per descriverlo. Più che un film, Taxi Driver è un’opera d’arte – definizione che non necessariamente lo eleva ad un piano superiore, ma semplicemente diverso. Martin Scorsese, nativo di New York, sfrutta tutte le potenzialità artistiche della sua città e del linguaggio audio-visivo per affrontare l’argomento su cui si basano una buona parte delle arti e delle scienze: l’essere umano, con i suoi eterni dilemmi. Taxi Driver sta all’uomo, come l’uomo sta al cinema. (altro…)

  • django-620x

    Django di Sergio Corbucci, con Franco Nero, José Bodalo, Loredana Nusciak, Eduardo Fajardo.  Italia/Spagna 1966

    di Valerio Carta

    Se si fermano dieci persone in strada per chiedere loro che cosa sia il jazz manouche, è difficile che arrivi anche solo una risposta positiva. Discorso opposto, invece, se la domanda avesse come soggetto il cinema. È certo però che il musicista belga Django Reinhardt, massimo esponente nonché creatore del jazz manouche, non si sarebbe mai aspettato in tutta la sua vita terminata il 16 maggio del 1953 che qualche anno dopo un regista italiano, tale Sergio Corbucci, esperto, guarda caso, di jazz e di cinema, avrebbe usato il suo nome per battezzare uno dei quantitativamente maggiori body-to-work che l’industria della settima arte abbia mai conosciuto. (altro…)

  • oldboy-dae-su-oh-with-hammer

    Oldboy di Park Chan-wook, con Choi-Min-sik, Yu Ji-tae, Kang-Hye-jeong, Corea del Sud 2003

    di Valerio Carta

    A Seoul, durante una serata piovosa, un uomo di nome Oh-Dae-su viene trattenuto in una stazione di polizia in stato di ubriachezza. Un suo amico lo va a prendere, lo fa uscire e si allontana per fare una telefonata. Quando esce dalla cabina telefonica, di Dae-su, nel marasma notturno e in un labirinto di ombrelli, non vi è più traccia. Dae-su si risveglia in quella che ha tutta l’aria di essere una camera d’albergo, non fosse per la porta bloccata, dotata di una fessura che permette il passaggio dei piatti con del cibo. Dae-su non ha idea di chi lo abbia imprigionato in quella camera, né del motivo, né conosce la durata della sua prigionia. Tutto quello che ha a disposizione è un televisore da cui viene a conoscenza che sua figlia è stata rapita e portata in Svezia e sua moglie è stata assassinata. Vicino al cadavere, la polizia ha rinvenuto tracce ematiche appartenenti a Dae-su.Quindici anni dopo, Dae-su viene improvvisamente liberato sul tetto di un grattacielo, nell’area dove fu rapito quindici anni prima, e inizia una caccia all’uomo per scoprire chi lo ha rinchiuso, perché lo ha fatto e infine per ottenere vendetta. Ma le apparenze, in una storia di vendetta, spesso sono più ingannevoli della stessa. (altro…)