
Il cinema italiano non ha una vera tradizione di film spaziali (non oso nemmeno dire di fantascienza, che sarebbe addirittura fuori luogo) perché naturalmente gli interessi e le influenze sono sempre state altre. Il nostro, a parte qualche escursione nel surreale, è sempre stato un cinema con i piedi per terra, anche nei grandi filoni del cinema di genere.
E ora non possiamo nemmeno definire Il Grande Passo come un film sullo spazio o di fantascienza, perché pur abbracciando quelle influenze, e pur provando a esserlo, rimane sempre una commedia classica. In realtà, e ciò rappresenta il suo elemento di novità, è una sorta di favola sullo spazio, un racconto sull’innocenza perduta e sui sogni abbattuti da un mondo quotidiano cinico e fin troppo realista.
(altro…)