
Ogni film di Asghar Farhadi, se andiamo a stringere nell’essenza, potrebbe essere una soap opera. L’autore iraniano non si è mai vergognato di partire da situazioni spesso semplici e comuni, come un nucleo famigliare intriso di verità non dette. Tutte le sue storie partono dalla stessa premessa, poi accade un evento che scoperchia tutta la fragile e formale sovrastruttura che c’era sopra.
La differenza, ovviamente, da chi rimane alla semplice soap opera, ai sentimenti urlati e sbattuti in faccia, è la fenomenale capacità di Farhadi nello scrivere ragnatele di animi e mosaici di segreti. Un talento fuori dal comune che si abbina perfettamente alla sua provenienza iraniana, che infonde alle storie quelle problematiche sociali decisive per il salto di qualità.









