skyfall

007: Skyfall di Sam Mendes, con Daniel Craig, Javier Bardem, Judi Dench, Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris, Berenice Marlohe.  Gran Bretagna 2012

di Emanuele D’Aniello

Ormai 48 anni fa Missione Goldfinger, terzo capitolo della serie dopo Licenza di Uccidere e Dalla Russia con Amore, introduceva tutti gli aspetti caratteristici della saga e del personaggio, più i gadget di Q, l’amata Aston Martin, uno schema d’azione classico, e consacrava il mito di Bond. Ora nel 2012 il nuovo film Skyfall, non casualmente proprio il terzo capitolo della nuova serie dopo Casino Royale e Quantum of Solace, introduce finalmente il nuovo Q, riporta l’Aston Martin, riporta la Walther PPK, riporta la storica segretaria di M, e firma il miglior film possibile per il Bond del terzo millennio. Insomma, Skyfall sta a Goldfinger non solo numericamente e come importanza, ma soprattutto qualitativamente.

Skyfall è al 100% un film di James Bond, con continue strizzate d’occhio ai fans e alla tradizione della serie, ed è al tempo stesso al 100% un film moderno, con una storia intrigante, echi al terrorismo contemporaneo, una cura tecnica e introspettiva notevole. Questi ingredienti creano nel complesso un ottimo film per qualsiasi tipo di spettatore, che può essere capito e seguito anche da chi non ha mai visto un film della serie prima d’ora, ricco di dialoghi interessante ed azione coreografata sempre ottimamente, ben calibrata senza prendere mai il sopravvento sulla trama (il più grande difetto invece del precedente Quantum of Solace). Soprattutto, ed è l’aspetto più importate, questo non è solo un film di James Bond, ma un film su James Bond a tutti gli effetti, una storia in cui Bond non è più una semplice icona cult ma un personaggio a tutto tondo, un uomo ed un eroe. E’ stato lo stesso regista Sam Mendes in diverse interviste ad ammettere l’influenza e la chiara ispirazione a Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, quindi non pensiamo di esagerare o sbagliare nel dire che questo Bond ricorda molto da vicino, in complessità emotiva, il Batman dell’ultimo periodo. Fondamentalmente Bond non è solo un agente doppio zero, non è solo abiti eleganti, gadget futuristici, belle donne, Martini agitati (non perchè questi elementi siano sbagliati, ma perchè con lo scorrere del tempo il cinema, ed il mondo intorno, è naturalmente cambiato ed in un certo senso evoluto), Bond è ormai un mito nel senso stretto del termine, quasi un protagonista da tragedia greca, e come tale attraversa un chiaro percorso emotivo (esattamente come il Bruce Wayne nolaniano) fatto di complessità, dubbi, errori, ricerca delle proprie origini, e rinascita. Se ci pensiamo bene, anche alla luce della scena finale del film che virtualmente introduce un nuovo reset della serie, o un ritorno al passato per certi versi, Mendes ha realizzato l’autentico finale di una trilogia non ufficiale e non immaginata come tale, ma che esattamente come il Batman di Nolan ha mostrato, dalle gesta di Casino Royale in avanti, la nascita, la caduta e il ritorno di un mito. Raramente abbiamo visto un Bond così umano: lo abbiamo visto infuriato, lo abbiamo visto innamorato, ma mai attraversare la gamma di emozioni passate nella prima parte di Skyfall, anche per merito di un Daniel Craig non solo nella miglior prova personale nella serie, ma probabilmente nella miglior interpretazione della carriera. Ed al tempo stesso le fasi attraversate da Bond sono quelle attraversate dalla serie stessa: data per obsoleta, finita, morta dopo i capitoli per Pierce Brosnan, Mendes è riuscito a rigirare il declino a suo vantaggio, ad utilizzare l’accusa di essere un “dinosauro e reliquia da Guerra Fredda” per mostrare la decadenza e la solitudine dell’eroe. Bond, come personaggio e come marchio, è un’Araba Fenice che risorge dalle proprie ceneri.

Mendes col suo team creativo ha anche sfruttato al meglio una qualità innegabile della serie, quella di rimanere sempre uguale a se stessa pur mimetizzandosi con l’ambiente circostante. I film degli anni ’60 con Sean Connery, dai colori, alle ambientazioni, al linguaggio, alla sessualità esplicita ma frenata, tutto richiamava la British Invasion culturale del periodo. I film degli anni ’70 hanno toccato l’ironia e la spensieratezza del periodo, sfruttando la moda dei film d’exploitation (Vivi e Lascia Morire) e la mania della fantascienza (Moonraker). I due film con Timothy Dalton sono perfettamente adatti per il clima cinematografico di fine anni ’80, influenzati e necessari per le regole e gli standard del nuovo action stabiliti dai successi di Die Hard e Arma Letale. Così come i film di Brosnan, costretti a rivaleggiare con l’esplosione dei blockbuster di fine anni ’90. Ora Skyfall riflette pienamente lo squilibrio e l’insicurezza del nostro periodo, un momento storico in cui la società contemporanea, in tutto il mondo, ha perso la fiducia nelle istituzioni, la paura di un nemico invisibile dilaga (come dice M, i nostri nemici non sono più le nazioni ma gli individui), le tecnologie sono sinonimo di potere ed il terrorismo cieco e casuale è all’ordine del giorno. Il villain di Javier Bardem, che da grande attore con un paio di semplici manierismi riesce subito a caratterizzare il personaggio, rappresenta tutto ciò, e per tornare al paragone iniziale i paralleli tra Joker e Batman si sprecano: qui Silvia è in tutto e per tutto la nemesi di Bond, l’altra faccia della medaglia, un cane sciolto che partendo da una questione personale sfrutta il caos per mettere in ginocchio il potere. Mendes quindi da Nolan riprende non solo l’approccio serio, ma soprattutto l’abilità nel creare una tematica importante: è la stessa operazione cine-didaticca, dimostrare che anche un film di Bond, ritenuto per anni solo un divertissement, può essere un intrattenimento più che intelligente senza perdere mai la natura di spettacolare action movie.

L’abilità di Mendes (credo che mai in un film di Bond così tante volte sia stato menzionato il regista, ma la svolta autoriale voluta dai produttori chiamando un nome di tale peso al timone è voluta e riuscitissima) è appunto creare un film serio, mantenendo tutte le regole, o per altri clichè, del mondo di Bond, realizzando un prodotto che per più di due ore diverte e coinvolge, con le caratteristiche dei più importanti blockbuster. E’ presente una grande ironia di fondo, le battute sarcastiche di Bond nelle situazioni più improbabili non mancano, riesce ad aggiustarsi i polsini della camicia subito dopo un salto da un treno in corsa, trova il tempo per bere un Vodka Martini e conquistare una bella donna. Anche se in questo film la vera Bond Girl è inaspettata: a tutti gli effetti, la donna del film è M, un personaggio mai così presente ed importante, ma dopotutto quando ti affidi a Judi Dench è giusto darle il meritato spazio. La dama inglese è bravissima a guidare un cast ricco di azzeccati nuovi innesti: di Javier Bardem abbiamo già detto, bravissimo a trattenere un personaggio che potrebbe facilmente cadere nel ridicolo; Ralph Fiennes e Naomie Harris sono più che convincenti nell’aggiornamento moderno dei loro ruoli, e senza svelare troppo sarà un piacere rivederli in futuro; Ben Whishaw è colui che ruba la scena, l’idea di rappresentare il nuovo Q non più come uno scienziato ma come un geek informatico, proprio quando nel mondo reale i nerd sono più che sdoganati, è geniale. Anche se in realtà il vero valore aggiunto del film, ma non c’erano dubbi, ancora più di Mendes, è Roger Deakins, probabilmente il miglior direttore della fotografia al mondo, che qui realizza un lavoro di enorme qualità: i giochi di ombre sono continui e fantastici, la luce è sempre chiarissima, l’illuminazione nelle scene a Shangai e Macao è semplicemente da pelle d’oca per gli amanti della fotografia cinematografica. Insomma, tanti ingredienti, spesso rari per un film di Bond, che contribuiscono a rendere Skyfall uno dei migliori film della serie, ed uno dei migliori spy/action movie degli ultimi anni. Miglior 50esimo compleanno per l’agente 007 non poteva essere celebrato, e dopo un film simile speriamo davvero di immergerci nella nuova avventura di James Bond quanto prima.

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2 risposte a “007: Skyfall – recensione”

  1. Avatar Spectre – recensione in anteprima | bastardiperlagloria2

    […] nuova schiacciata vincente. Paradossalmente, il suo vero problema è dover seguire le orme di Skyfall, un film che, a tre anni di distanza e quindi col distacco temporale giusto per […]

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  2. Avatar 10 idee per il regista del prossimo James Bond | bastardiperlagloria2

    […] considerando che sarà il 25° ufficiale. Sia chiaro, Mendes aveva detto anche dopo Skyfall che non avrebbe diretto un nuovo film di Bond, ma dopo Spectre sentiamo le sue dichiarazioni più […]

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