American Hustle di David O. Russell, con Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Jeremy Renner, Louis CK USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Tutto il cinema di David O. Russell, non lo scopriamo certo ora, si basa sui personaggi e sulle interazioni umane, gruppi di amici o reti familiari, sviscerando i rapporti alla base della grande tragicommedia della vita. Questa poetica cinematografica si è accentuata di più negli ultimi anni grazie ad una maggiore consapevolezza artistica dei propri mezzi, e dopo The Fighter e Il Lato Positivo, American Hustlerappresenta l’ideale chiusura di una vera e propria trilogia tematica. Ma l’amore infinito di Russell per i propri personaggi, ed il grande talento nel disegnarli, se aiutava The Fighter a non rimanere ingabbiato nei clichè dei film sulla boxe, e arricchiva Il Lato Positivo facendolo diventare più di una semplice commedia romantica, ora paradossalmente frena la riuscita di American Hustle perchè relega in secondo piano una trama interessante e intrigante.
Il film racconta la grande operazione messa in piedi dall’FBI chiamata ABSCAM, che sul finire degli anni ’70 portò all’arresto per corruzione di vari membri del Congresso. Ovviamente, le licenze che il film si prende sono enormi (lo chiarisce fin dalla didascalia iniziale), tanto che alla fine si può tranquillamente dire che la trama e il racconto dell’operazione sono solo un pretesto. American Hustle infatti si prende licenze addirittura col film stesso: Russell ha preso e riscritto la sceneggiatura originale di Eric Singer, in origine un normale procedurale, per farla sua. Quello che solo in teoria potrebbe apparire come un film di truffa in realtà non ha nulla da spartire con le opere del genere (viene da pensare a La Stangata) perchè qui la truffa non si dipana tra colpi di scena e sotterfugi narrativi, ma attraverso una rete di bugie, ricatti e falsificazioni dei rapporti umani, o alterando l’apparenza tramite il trucco, vestiti eccentrici e pettinature elaborate. Russell non è interessato alla trama, non è minimamente interessato a raccontare i retroscena e gli sviluppi veri dell’operazione ABSCAM, ma è interessato a vedere come i personaggi possano influenzare ed essere influenzati da quella storia. Di per se l’approccio è anche giusto, disegnando bene i personaggi lo spettatori subito empatizza e rimane coinvolto nelle vicende, ma Russell ama talmente tanto le sue creature che cerca di imporle a forza: in Hustle accade soprattutto nella prima parte del film, con flashbacks forzati, una fastidiosa voce fuori campo troppo reiterata, e un tirmo molto compassato. Quando poi c’è davvero da trattare lo sviluppo della trama il focus è alquanto sbilanciato, e Russell ancora una volta si ripiega su qualche facile trucco (montaggio alternato e salti temporali anche nel mezzo di una stessa scena) per complicare l’intreccio narrativo molto più di quanto non lo sia in realtà.
Ma questo amore per i personaggi va anche capito quando si può disporre di un cast simile, dopotutto ormai qualsiasi attore vuole lavorare con Russell (e per loro c’è anche un tornaconto non da poco, negli ultimi due film già citati ben sette attori sono stati nominati per l’Oscar, e tre hanno vinto la statuetta). Con simili personaggi e col focus tutto per loro, la recitazione è di primo livello. Christian Bale, all’ennesima performance trasformista della carriera, è il cuore emotivo del film, l’unico che pure tra travestimenti notevoli e riporti spaventosi riesce a non andare mai sopra le righe e recitare sempre in sottrazione, puntando tutto sull’intensità. Bradley Cooper si conferma ormai un attore vero, abilissimo a tirar fuori energia e pura voglia di emergere (anche se pare molto forzata l’idea di farlo apparire come il cattivo della vicenda). Amy Adams forse più di tutti è quella che rappresenta il senso del film, colei che tra mille bugie, cambi di idee, manipolazioni e scollature mozzafiato riesce sempre a rimanere a galla; soprattutto il talento infinito della Adams non stupisce più, è davvero difficile immaginare un’attrice più versatile di lei e sempre perfetta, capace di rendere in ogni ruolo, passando da innocente e simpatica ragazza in I Muppets, a carismatica e vendicativa leader in The Master, ad aggressiva e incredibilmente sexy qui in Hustle. Jennifer Lawrence è un’altra che col suo enorme talento può fare tutto, nel film ha i momenti più divertenti ed è un autentica scene stealer, riesce ad essere convincente in un ruolo chiaramente errato per lei, ed essere emotivamente trascinante anche quando il suo personaggio è in fin dei conti solo una caricatura, uno stereotipo. A differenza dei colleghi appena citati Jeremy Renner ha meno da fare, ma non si lascia mai andare a sbavature, e risulta ottimo anche il cameo di De Niro e azzeccata la partecipazione del comico Louis CK in un ruolo per lui a dir poco inusuale.
Quello che appunto manca al film, oltre alle battute, oltre alla recitazione, è un scopo, un senso, un vero approfondimento della storia e una vera esplorazione dei temi trattati (anche l’uso dell’apparenza e della forma rimane solo accennato). Quando esce dal suo seminato Russell pare perdersi, rifugiandosi in schemi sicuri o in momenti dalle chiare influenze scorsesiane, e non dà mai l’idea di voler davvero raccontare con la medesima passione la storia alla base di tutto, pur essendo potenzialmente molto interessante. Nonostante qualche difetto di tono American Hustle è un film che diverte e coinvolge, ma non dà quel senso di appagamento e non trasmette quell’urgenza di rivederlo subito. Questo di per se non è assolutamente un male, ma dopo due film ottimi e significativi da Russell ci si aspettava quel definitivo salto di qualità che ancora non è arrivato.



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