Biancaneve (Mirror Mirror) di Tarsem Singh, con Lily Collins, Julia Roberts, Armie Hammer, Nathan Lane. USA 2012
di Emanuele D’Aniello
Come abbiamo detto più volte e ormai tutti sapete, questo Biancaneve di Tarsem Singh è solo il primo dei due film sulla popolare fiaba dei fratelli Grimm che vedremo al cinema quest’anno. In estate infatti arriverà Biancaneve e il Ciacciatore di Rupert Sanders, una versione profondamente diversa: dark, gotica, epica, guerriera. Un prodotto per adulti insomma, mentre questo film è decisamente rivolto ad un pubblico di famiglie, e mai decisione poteva essere più saggia.
Il film di Singh non è un adattamento fedele, la storia e diversi colpi di scena sono diversi, ma quel che rimane fedelissimo è l’approccio al materiale, al tono sognante, scanzonato e leggero del racconto originale, che avvicina l’opera quanto mai si potrebbe immaginare al celeberrimo film d’animazione della Disney. Molti, dopo i primi trailer che sottolineavano eccessivamente gli elementi demenziali del film, hanno temuto il peggio, invece dopo la visione i dubbi e le paure sono dissipate: semplicemente, ci troviamo di fronte ad un commedia e ad un film per famiglie, in cui la comicità di bassa lega è relegata, fortunatamente, davvero a pochi momenti, praticamente tutti quelli visti nei nefasti trailer. La cosa fondamentale e più importante è la fedeltà allo spirito della storia, il fatto che non tradisce mai il cuore tematico della fiaba e anzi, ne amplifica gli aspetti morali. Così facendo, con le radici ben piantate in una storia ormai a prova di bomba dopo tanti anni, il film può permettersi divagazioni nell’intreccio e soprattutto nell’adattamento dei caratteri di molti personaggi: i nani diventano una gang di criminali, la regina diventa un capo di stato avido di denaro, il cacciatore si trasforma in un lacchè che deve incassare i tributi. Naturalmente, le trasformazioni più decise e riuscite sono quelle dei personaggi principali, il principe e la nostra protagonista. Il principe è una figura debole, imbranata, continuamente manipolata, quasi un’accusa ai tanti “toy boy” moderni figli dei reality show e della cultura dell’apparire. Biancaneve invece è tutto il contrario: una figura femminile dolce e forte allo stesso tempo, decisa e determinata, in grado di difendersi e attaccare da sola. In poche parole, il ruolo classico della “damigella in pericolo” creato dalle fiabe e dalla cultura medievale, e poi traslato nel cinema Disney, è qui totalmente ribaltato, è il maschio quello a dover essere salvato dalla femmina, una lettura moderna interessante e importante.
Un simile ribaltamento è aiutato dalla presenza di Lily Collins nel ruolo della protagonista, e mai scelta di cast fu più azzeccata. Famosa per essere la figlia del cantante Phil Collins, forse finalmente potrà liberarsi di tale etichetta e passare per una vera attrice. Davvero, dopo averla vista è difficile immaginare una Biancaneve diversa: un volto angelico e delicato, un carattere combattivo e buono, in ogni scena non le si può togliere gli occhi di dosso. Il resto del cast se la cava senza strafare: Nathan Lane avrebbe potuto dare anche di più conoscendo il suo talento comico, Armie Hammer forse sorride e gigioneggia un po’ troppo, Julia Roberts grazie alla grande esperienza riesce a non esagerare, ma probabilmente ha il ruolo peggiore, eccessivo nel minutaggio (proprio per il peso dell’attrice) e troppo farsesco. Qui si condensano i momenti peggiori e più demenziali del film, le scene della regina e del principe vorrebbero far ridere ma utilizzano una comicità davvero di basso livello. Proprio a questa caratteristica si collega un aspetto che alcuni potrebbe definire come mancanza di coraggio, cioè l’abbandonare del tutto i lati più oscuri e inquietanti della fiaba originale, presenti addirittura nel film d’animazione della Disney. Potrebbe essere un difetto in un discorso assoluto, ma nello specifico, con la scelta chiara di portare avanti un determinato prodotto per famiglie, questi elementi in questo film avrebbero finito per intaccarne la coerenza interna.
Abbiamo lasciato per ultimo il lato migliore del film, e sapendo chi c’è alla regia parliamo naturalmente dell’aspetto visivo. Tarsem Singh ha costruito tutta la sua carriera sulla visionerietà, sulla costruzione degli scenari e delle immagini, come testimoniano i suoi precedenti lavori. Si dice che l’occhio vuole la sua parte, e qui si rimane soddisfatti: i costumi colorati e le scenografie sgargianti sono strabilianti, alcune riprese stupefacenti, e almeno due sequenze si candidano già fin da ora ad essere tra le più spettacolari del 2012: il bellissimo prologo realizzato in stop motion, e l’incredibile battaglia di magia nera con i burattini giganti sulla neve. Insomma, in pochi scommettevano qualcosa sulla riuscita di questa operazione, ma col talento del suo regista e una storia praticamente inaffondabile i tantissimi fans riusciranno a tornare bambini per quella divertente ora e mezza.


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