Blue Jasmine di Woody Allen, con Cate Blanchett, Sally Hawkins, Alec Baldwin, Bobby Cannavale, Andrew Dice Clay, Louis CK, Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Alden Ehrenreich USA 2013
di Emanuele D’Aniello
All’inizio Blue Jasmine sembra il classico film di Woody Allen. Dopo qualche minuto in cui sembra un dramma, inizi a pensare sia una commedia. Quando gli elementi drammatici riaffiorano, inizi a credere sia una tipica black comedy, in cui si ride ma non per motivi divertenti in se. Pian piano, capisci che stai assistendo ad un dramma in piena regola. Ma solo alla fine si concretizza la realtà: davanti agli occhi, sul grande schermo, c’è forse il film più pessimista, spietato e oscuro nella quarantennale carriera di Wody Allen.
Blue Jasmine è la storia della crisi personale di una donna che va di pari passo alla crisi di sistema economica non solo di una nazione, ma di un intero modo di vivere e pensare a livello planetario, e finisce per abbracciare pure la crisi di valori della società contemporanea. Perchè in questo film Allen non risparmia nessuno, non ha simpatia per nessuno, e non disegna un solo personaggio positivo: non ci vuole molto per provare antipatia nei confronti di Jasmine e di tutte le persone che vediamo transitare nei flashbacks legati alla sua vita passata, a cominciare dall’ex marito, ma l’autore ne ha pure per le conoscenze di Jasmine a San Francisco, per la sorella Ginger e per gli uomini di cui si circonda. Non sono solo le classi agiate, o almeno apparentemente tali, quelle più menefreghiste, ma anche le classi più popolari, capaci di perdersi tra tradimenti e passioni superficiali, riappacificazione fasulle, sempre ignoranti e facili ad essere derubate, incapaci di capire il prossimo e per questo incapaci di cogliere il momento in cui feriscono. Arrivato al suo 43esimo film, c’è ormai pochissimo, praticamente nulla, del finale ottimista di Manhattan nel cinema di Allen, e questo si era già colto da quasi un decennio in tutti i suoi lavori più recenti, anche in quelli meno riusciti. Il percorso funereo del suo cinema si è fatto via via sempre più fitto, con la paura della morte (una costante per chi conosce Allen) e la totale sfiducia verso le persone e verso il presente (un tema che avvicina tra loro film come Basta che Funzioni eMidnight in Paris) che si possono superare solo ricorrendo all’edonismo, come ci ha ricordato nel non indimenticabile To Rome with Love. Edonismo infatti imperante in Blue Jasmine, con la ricerca della ricchezza per i borghesi di New York o la ricerca delle passioni più sfrenate e subitanee per i lavoratori di San Francisco. Ma c’è ancora di più, perchè Allen ora alla paura della morte sostituisce addirittura la paura del vivere. Tutto in Blue Jasmine è soffocante e rende impossibile qualsiasi vita normale. Il film per la struttura è stato paragonato a Un Tram che si chiama desiderio, e se può effettivamente ricordarlo come trama, in realtà è molto più avvicinabile a opere alleniane come Crimini e Misfatti o Match Point: ma se lì c’erano perlomeno dubbi di fede e crisi di coscienza, in questo film i valori non ci sono proprio. Blue Jasmine ci mostra solo l’inesorabile e implacabile vuoto etico del vivere moderno.
E in tutto questo, Allen trova il modo di scrivere, disegnare e costruire uno dei personaggi femminili migliori del suo cinema, manifesto totalizzante di quanto detto finora. Jasmine è un personaggio vuoto, triste, solo, fragile, incapace, sgradevole, patetico, empatico, polarizzante. E per dare vita ad un personaggio così incredibile, ci vuole naturalmente un’attrice incredibile. In questo film, la prova di Cate Blanchett lascia a bocca aperta. Jasmine E’ il film perchè Cate Blanchett E’ Jasmine. Elegante e per questo spesso scostante, abbrutita e per questo più tenera, l’attrice australiana attraversa tutti i registri recitativi possibili. E non tanto il monologo finale incorniciato da uno splendido primo piano, quanto la scena in cui Jasmine parla seduta ad un tavolo a due bambini è il vero barometro della sua grande interpretazione: guardatela e riguardatela in quella scena, con le espressioni giuste e le rughe giuste passa in pochissimi secondi dal sembrare una strega sul punto di esplodere al tornare solare e raggiante. Inoltre, è circondata da un grande cast sempre all’altezza, a cominciare da una Sally Hawkins sempre più brava ogni film che passa.
A 78 anni Woody Allen firma un character study acutissimo condito da una corrosiva visione del mondo moderno. Forse mai prima d’ora un pessimista ci è parso così grandioso.


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