Crazy Stupid Love di Glenn Ficarra e John Requa, con Steve Carell, Ryan Gosling, Julianne Moore, Emma Stone, Marisa Tomei, Kevin Bacon. USA 2011
di Emanuele D’Aniello
Film dalla trama già vista e dai risvolti prevedibili, con un intreccio narrativo da soap opera, non aggiunge nulla di nuovo alla commedia romantica tipo, pieno di citazioni e rimandi ad altre opere simili. Detta così, sembra una tragedia, ma non bisogna mai farsi ingannare dalle apparenze. Crazy Stupid Love è infatti un gran bel film, grazie alla scrittura e ad un cast fenomenale. Senza troppi problemi, fino a questo punto della stagione, siamo di fronte alla miglior commedia dell’anno.
Cal ha tutto: un buon lavoro, una bella famiglia, figli che adora e lo adorano ed è sposato da 25 anni col suo amore del liceo. Un giorno però proprio la moglie chiede il divorzio, e tutto va in fumo, così Cal, improvvisamente, deve affrontare una nuova vita da single totalmente impreparato. Dopo una buona introduzione, qualcuno potrebbe subito storcere il naso: i primi 20 minuti del film, pur tra molte risate, sono banali e dal sapore di già visto. Quante volte in una commedia romantica abbiamo visto un protagonista “normale” aiutato a ricostruire una vita da un giovane bellissimo a cui va tutto bene? Troppe volte. Ma questa è solo la premessa, il pretesto iniziale, perché subito il film carbura e vive di vita propria. I personaggi si fanno sempre più interessanti e coinvolgenti, l’intreccio tra le varie storie regge benissimo, e la sceneggiatura riesce ad alternare magistralmente momenti di comicità ad attimi più seri, quasi commoventi. La coppia di registi Glenn Ficarra e John Requa sembra si stia specializzando in prodotti ibridi in perenne bilico tra la commedia e il dramma. Il loro primo tentativo due anni fa è stato Colpo di Fulmine: il mago della truffa con Jim Carrey e Ewan McGregor, un film estremamente imperfetto, per la particolarità della trama e perché non riusciva a incastrare bene momenti comici con momenti seri, troppo divisi in blocchi durante la pellicola. I due registi hanno capito gli errori e ora hanno affidato la sceneggiatura a Dan Fogelman, che li ha aiutato come meglio non si potrebbe a bilanciare e contaminare i due genere per antonomasia. Troviamo tutti gli elementi classici della commedia romantica, incluse valanghe di citazioni (la scena di Dirty Dancing è esilarante), al tempo stesso si ride molto grazie alla chimica tra tutti gli attori, e c’è spazio anche per commuoversi e riflettere. I personaggi funzionano, facilmente gli spettatori di diverse fasce d’età si possono immedesimare con loro, e cosa più importante evolvono durante le due ore della pellicola. Al minuto 118 del film nessun personaggio è lo stesso dell’inizio, e questo vuol dire saper scrivere una sceneggiatura con cura e attenzione.
Come detto, il vero punto di forza è il cast. Steve Carell è il protagonista e l’indiscusso mattatore, un attore che ormai film dopo film matura e ampia la complessità delle proprie performance. Col suo volto scavato e il suo modo di fare è l’uomo medio per eccellenza, quello con cui tutti possono empatizzare facilmente. Fa ridere come pochi altri senza volerlo, senza cambiare espressione, rimanendo serio, e al tempo stesso sempre più in parte quando è chiamato a recitare i momenti seri e riflessivi. Julianne Moore ha un ruolo nelle sue corde, e non commette mai una sbavatura. Kevin Bacon e Marisa Tomei si vedono troppo poco per giudicarli realmente, ma portano quel qualcosa in più nelle scene in cui sono coinvolti. Emma Stone è sempre di più la giovane attrice del futuro, questo è probabilmente il genere in cui dominerà incontrastata negli anni a venire: è bella, ha uno sguardo dolce e sicuro, ma soprattutto è carica di ironia, non si può non ridere ad ogni sua stramba espressione. Ryan Gosling è l’autentica rivelazione, non perché non sia bravo, è anzi il miglior talento della sua generazione e l’attore del momento in America, ma perché è promosso col massimo dei voti alla prova in una commedia: misurato, interagisce splendidamente con gli altri attori e sa dosare bene i tempi comici. Ha anche il personaggio su cui è piacevole lavorare, perché compie l’evoluzione più grande e importante (la foto del suo personaggio con a fianco i manichini è la miglior metafora del suo arco narrativo).
Crazy Stupid Love è una commedia che nulla offre di innovativo, ma nella sua semplicità si pone al vertice del genere. Parla di sentimenti per tutte le generazioni, e lo fa con sincerità e leggerezza. Il buonismo di fondo non permette all’opera di essere più complessa, ma insegnare ad accettare i momento della vita con un sorriso è comunque una lezione importante.


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