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Divergent di Neil Burger, con Shailene Woodley, Kate Winslet, Theo James, Jai Courtney, Zoe Kravitz, Miles Teller, Maggie Q, Ashley Judd, Tony Goldwyn, Ray Stevenson, Ansel Elgort   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Ormai possiamo definire a tutti gli effetti gli adattamenti dei romanzi per “giovani adulti” come un vero e proprio genere cinematografico. Ma dopo un paio di anni di assestamento, tanti flop e tanti film mandati al macello, i creatori di questo genere hanno capito che il modello di riferimento da seguire non è quello di Twilight – il cui successo non era legato certo alla qualità infima delle pellicole, quanto allo stordimento delle fans per il triangolo Kristen Stewart/Robert Pattinson/Taylor Lautner – ma ovviamente quello di Hunger Games, che è riuscito a creare con se tutto un universo godibile a prescindere dalla conoscenza dei romanzi. Divergent si inserisce quindi in questo secondo filone, con risultati piuttosto alterni.

Primo film di una trilogia già annunciata, il film ovviamente impiega tutto il primo atto a spiegare la storia, gli antefatti e ciò che vediamo accadere. In realtà, a parte le linee generali della trama, c’è ben poco da capire o da scoprire: Divergent è un film che si nutre di topoi e clichè del genere, che prende la formula esatta dei film “young adult” e la fa propria senza cambiare una sola virgola. Se prendiamo gli schemi narrativi diHunger Games, ma anche dei film del filone che più hanno floppato e quindi sono spariti rapidamente, ritroviamo sempre il percorso del rito iniziale, dell’affermazione interiore della protagonista attraverso una specifica diversità, e della lotta per affermarsi o sopravvivere contro un mondo ostile. Il film si appiattisce sulla propria formula e non cerca mai di distinguersi, non propone mai un sussulto di originalità, ma anzi va avanti con un ritmo piuttosto compassato (e la durata di poco superiore alle 2 ore non aiuta) e con un lungo atto centrale che è il trionfo della prevedibilità.

Quello che più colpisce in negativo è il mancato sfruttamento dell’elemento distopico che avrebbe potuto destare un particolare interesse; nel film invece la fantascienza rimane un contorno d’abbellimento, non sono mai indagati i veri motivi per cui questa ipotetica Chicago è diventata così, ed i temi distopico/politici, che sono la forza in Hunger Games, sono lasciati totalmente al caso. Quello che invece colpisce in positivo è il coraggio di evitare il ripetitivo e banalissimo triangolo amoroso, proponendo invece una storia d’amore classica ma forte, ben costruita grazie al tempo che il film saggiamente impiega per approfondire i due protagonisti.

Ed essendo coloro su cui il film punta, gli unici del cast a lasciare un segno sono proprio i protagonisti Shailene Woodley e Theo James. Il secondo bravo quanto basta a infondere carisma e creare un classico tipo “silenzioso e tenebroso”, la prima radiosa e bravissima a dare spessore emotivo ed espressivo anche con un materiale simile, dimostrando di essere una tra le migliori attrici emergenti in circolazione (e seppur a distanza di tre anni la sua mancata nomination all’Oscar per Paradiso Amaro ancora grida vendetta). Il resto del giovane cast ha pochissimo per brillare, sia come minutaggio sia come materiale, mentre gli attori più esperti non lasciano assolutamente il segno. Soprattutto la tanta pubblicizzata partecipazione di Kate Winslet alla fine è molto dimenticabile, con l’attrice che dà tutta l’idea di essere in questo film solo per prendere un cospicuo assegno.

Divergent è un film che esegue un compitino, senza guizzi, senza originalità, ma per fortuna evita sempre e con forza anche gli elementi trash. Come detto, non siamo nel territorio di Hunger Games, ma grazie al cielo nemmeno al livello terribile di un flop recente come The Host. E in un genere così nuovo e precario questo è già un risultato.

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