Don Jon di Joseph Gordon-Levitt, con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore, Tony Danza, Brie Larson, Glenne Headly USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Difficilmente si può criticare la scelta di Joseph Gordon-Levitt di esordire come regista e sceneggiatore con un film simile, leggero, tranquillo, non troppo impegnativo, in modo da poter in un certo senso “studiare” il mestiere del regista ed evitare al tempo stesso troppa attenzione su di se, sfuggendo soprattutto a una pressione immane quando sarà il momento di mettersi a lavorare all’inevitabile opera seconda. Detto ciò, Don Jon è comunque un film ricco di spunti interessanti specialmente nel proprio genere, quello della commedia romantica.
Il film, a prima vista, sembra una specie di Shame in versione light, o meglio in versione commedia. In entrambi ritroviamo la dipendenza del protagonista verso la sessualità, il che rende i due film enormemente attuali. Ma se nell’opera di McQueen il protagonista soffriva da dipendenza dal sesso, qui in Don Jon il protagonista soffre della dipendenza dalla pornografia online, che gli preclude poi una sana vita sessuale nella realtà. Tra i due film, ovviamente, il tono è diverso, praticamente agli antipodi, inoltre l’obiettivo è differente: Gordon-Levitt ci mostra anche un’altra forma di dipendenza, quella della protagonista femminile verso determinati modelli di vita e di coppia, che ugualmente impediscono un sano sviluppo delle relazioni. In sostanza, Don Jon racconta in maniera intelligente e concentrata le difficoltà delle relazioni amorose moderne, spesso artificiali, tutte troppo difficili da tenere in piedi perchè costruite sulla proiezioni di modelli innaturali e plastificati che provengono dal cinema, dalla tv o dal web. E non è un caso che Gordon-Levitt abbia scelto come ambientazione il New Jersey e come personaggi tutti stereotipi che sembrano direttamente usciti dal nefasto programma televisivo Jersey Shore, quelli che in Italia o più specificamente nella zona romana sarebbero chiamati “coatti” e in America ormai sono noti come “guido”, italoamericani di terza generazione cresciuti con la tv. La bravura di Gordon-Levitt sta tutta nel costruire una commedia romantica che non si vergogna mai di esserlo, con toni leggeri e percorsi anche moralistici, ma con un impianto dinamico, una struttura originale e temi moderni che quasi mai si trovano nei film di questo genere.
Quello che deve migliorare è forse il Gordon-Levitt sceneggiatore, infatti la narrazione in alcuni momenti gira troppe volte su se stessa, diventando spesso ripetitiva (un difetto non da poco per un film che dura poco più di 80 minuti), e col personaggio di Julianne Moore buttato quasi a caso, rimanendo troppo fuori dal cuore del film. Quello che naturalmente non sbaglia Gordon-Levitt, nascendo attore, è la recitazione e la direzione del cast: tutti sono bravissimi, lui stesso sempre in palla con carisma e profondità, e vedendo la diversità di film e ruoli con cui ha lavorato negli ultimi due anni, fa davvero capire che il talento c’è e tanto; perfetta la costruzione della classica famiglia del Jersey, col rabbioso padre interpretato da un Tony Danza davvero divertente; assoluta rivelazione Scarlett Johansson, clamorosamente perfetta nel portare gesti, modi e linguaggio di quei bulli di cui abbiamo parlato in apertura, e brava nel mostrare poi quando meno te l’aspetti quel lato egoistico che ti fa rivalutare ogni scena con lei presente. Tutti elementi importanti per decretare la riuscita di un film che non sarà un capolavoro, non lancerà Gordon-Levitt come il regista del prossimo millennio, ma rappresenta una bella boccata d’aria fresca in un genere, quello della commedia romantica, ormai divenuto troppe volte negli ultimi anni parodia di se stesso.


Lascia un commento