Hitchcock di Sasha Gervasi, con Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson, Jessica Biel, Toni Collette, Danny Houston. USA/Gran Bretagna 2012
di Emanuele D’Aniello
Con un titolo simile (e per una volta stranamente non è colpa dei titolisti italiani) troverete questo “disclaimer” in parecchie recensioni, ma non possiamo farne a meno. Perchè un film che si chiamaHitchcock fa venire in mente una chiara idea, ed invece non ci troviamo di fronte ne un biopic sull’immenso regista inglese, ne una ricostruzione del dietro le quinte di Psycho come la trama annuncia. Il film d’esordio di Sasha Gervasi racconta il matrimonio tra Alfed Hitchcock e Alma Reville, l’importanza di quest’ultima nella carriera del marito, il suo ruolo attivo nella creazione dell’immortale capolavoro del 1960. Insomma, questo film rappresenta al meglio il retorico motto “dietro un grande uomo c’è una grande donna”.
Giustamente, qualcuno potrebbe domandarsi che senso ha fare un film su Hitchcock, col making di Psychosullo sfondo, se poi il vero scopo è parlare del suo rapporto con la moglie. Non a caso, le scene migliori del film sono proprio quelle legate alla realizzazione del film del 1960, con le scenografie ricostruite ed i costumi datati, con la riedizione delle scene più iconiche del film, con i colori pop che risaltano, con la determinazione e la voglia che costruire un film, allora ritenuto indigeribile, contro tutto e tutti, contro i pareri degli amici e contro il giudizio della Paramount. Sono i momenti più efficaci ed intriganti, non solo per gli appassionati di cinema e per chi conosce le classiche curiosità legate al film, ma anche per uno spettatore normale che impara così a conoscere quello si svolge dietro un set. Ed il miglior Hitchcock qui rappresentato non è quello che dubita della moglie o che tra urla e lacrima litiga con lei, ma quello che trova un libro e si getta a capofitto su di esso, quello che sul set ha le stesse ossessioni che poi ripropone nei suoi film ed affida ai vari personaggi, quello che spia le proprie attrici e si infatua delle sue “bionde”, quello che trasporta i suoi stessi incubi al cinema, quello che da solo (forse nel momento migliore dell’intero film) guida con le mani le urla di terrore del pubblico alla proiezione di Psycho come fosse un direttore d’orchestra. Il film si perde appunto nelle scene dedicate al rapporto tra marito e moglie per un semplice motivo: non sono credibili. Chi gira un film su Hitchcock dovrebbe conoscere i mantra del suo tipico cinema, un giallo giocato tutto sul mistero e sulla tensione: ebbene, qui non c’è tensione, non c’è mai il minimo sospetto che Alma possa davvero lasciare il marito, non c’è mai quel dubbio che si insinua (non nel personaggio, non nella reazione del pubblico) che le fughe di Alma col personaggio interpretato da Danny Houston possano portare al tradimento.
Certo, con due protagonisti così, quello che non lascia insoddisfatti è la recitazione. Anthony Hopkins, aiutato da un lavoro sul trucco sbalorditivo, è bravissimo nel dare vita al grande regista, perfetto nel ripetere i modi e la mimica di Hitchcock senza cadere nell’imitazione, a cominciare dalla tonalità vocale, facendo dimenticare a tutti dopo poche scene chi si cela sotto quel pesante trucco. E come sempre Helen Mirren è maiuscola, mai sopra le righe o esagerata, capace di esprimere, come solo lei sa fare, una intensità emotiva interiore che si percepisce ma non si vede in superficie. Il resto del larghissimo cast si perde in tanti momenti, per mostrare tutti nessuno ha mai davvero il momento topico, l’unico che emerge è James D’Arcy abilissimo nel riprodurre i tic di Anthony Perkins. In conclusione, il film si inserisce in un sottogenere che sta andando di moda negli ultimissimi anni, quelle biografie personaggio/film (vedi My Week with Marilyn del 2011) che riescono ad essere efficaci nella ricostruzione dettagliata della lavorazione di un film, ma falliscono quando devono dare profondità ai personaggi ed alla storia fuori dai set. Il film di Gervasi è un film godibile, leggero, che intrattiene senza lasciare il segno sperato e raggiungibile con un piccolo sforzo in più.


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