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Come un Tuono (The Place Beyond the Pines) di Derek Cianfrance, con Ryan Gosling, Bradley Cooper, Eva Mandes, Rose Byrne, Dane DeHaan, Emory Cohen, Bruce Greenwood, Ben Mendelsohn, Ray Liotta.   USA 2013

di Emanuele D’Aniello

Quel posto dietro i pini è un grande microcosmo della società, addirittura dell’umanità intera. Perchè in quel posto dietro i pini, vale a dire la cittadina di Schenectady, nello stato di New York, il giovane autore Derek Cianfrance ambienta la sua terza opera, forse il suo film più sentito e forte filosoficamente. L’assunto è chiaro, le colpe dei padri ricadono sui figli: è un determinismo schiacciante quello che Cianfrance porta sul grande schermo, mascherandolo prima col thriller e poi col dramma familiare, che ci presenta un nucleo di persone corrotte che macchiano tutto quello che hanno attorno, e da cui non si può scappare fin dalla nascita, ma solo portare avanti il proprio personale peccato originale.

Come un Tuono è un grande e complesso affresco generazionale diviso in tre atti e diluito in 15 anni di storia. Ad intrecciarsi (tematicamente, non in maniera temporale) sono la storia di un motociclista da circo che per vivere decide di diventare rapinatore di banche, e quella di un poliziotto con una ferrea morale rispetto ai colleghi, ma le cui ambizioni politiche sono più forti del dovere che gli impone la divisa. I destini dei due protagonisti sono così legati che tanti anni dopo i rispettivi figli si incontreranno, stringendo una poco sincera amicizia, e finiranno per regolare quel conto non certo aperto da loro. Il film racconta una storia universale di padri e figli, con i peccati che passano di generazione in generazione senza via di scampo, senza possibilità di essere espiati: Luke, interpretato da Ryan Gosling, non ha un padre, è stato probabilmente abbandonato o perlomeno è cresciuto senza una figura paterna, e quando si ritrova di fronte un figlio suo, per quanto non voluto, vuole essere per lui un padre a tutti i costi; Avery, interpretato da Bradley Cooper, invece un padre lo ha, ma più che un padre è una figura ingombrante, un politico famoso e riconosciuto che naturalmente lo ha fatto crescere nella sua ombra, così quando potrebbe agire in maniera autonoma, o perlomeno seguire una vera coscienza morale, Avery lo fa sempre con un secondo fine personale in testa, sempre sotto stretto consiglio paterno. E’ soffocante il mondo messo in piedi da Cianfrance, un universo senza via di fuga, senza lati positivi, senza speranza (nemmeno nel finale solo apparentemente sereno), senza l’ombra, l’aspettativa o perlomeno la ricerca di redenzione. L’occhio di Cianfrance è attento nell’evitare contaminazioni esterne, influenze della società o del mondo che avrebbero deviato il messaggio del film, lasciando sempre il focus sulle scelte individuali dei personaggi e sulle scelte razionali, insistendo sul dolore e lasciando da parte il cuore, che pure era presenta un’opera fortemente pessimista come Blue Valentine, meraviglioso film precedente del regista.

Con una struttura narrativa dall’ampio respiro e tanti personaggi a cui dedicare spazio, Cianfrance sceglie di evitare il montaggio alternato della storia, optando giustamente per una narrazione lineare che va dall’inizio alla fine senza alcun salto temporale, potendo così coinvolgere maggiormente lo spettatore. Ma una scelta simile necessita di un crescendo narrativo ed emotivo, che invece qui non c’è: l’atto finale, quello dedicato ai figli dei due protagonisti, è il più debole dei tre, per contesto, recitazione, spinta emozionale ed una certa prevedibilità nello sviluppo degli eventi, ed inevitabilmente finisce per risultare un piccolo passo indietro. Inoltre, ponendosi come atto conclusivo, fa percepire una certa lungaggine e lentezza globale, ed è paradossale per un film che pur durando 2 ore e 20 avrebbe potuto durare benissimo 3 ore per la quantità e complessità del temi toccati. E’ un peccato per un film che fino a quel momento per quasi due ore ha viaggiato spedito e soprattutto è riuscito a coinvolgere e lasciare turbati, grazie alla perfetta recitazione di Gosling, ormai sempre più a suo agio in personaggi enigmatici ma dal grande silenzioso conflitto interiore, di Cooper, che si conferma prova dopo prova una garanzia di solidità, e alla regia di Cianfrance, che fin dall’inizio accompagna per mano i personaggi, ed è qui autore di un favoloso piano sequenza iniziale, di grande impatto e perfetto per aprire un film e chiarire il tono. Indubbiamente, anche considerando i piccoli passi falsi, il film è degno di nota e lascia qualcosa su cui pensare e riflettere, dimostrando il talento di uno dei volti nuovi del cinema indipendente americano, costantemente in grado di creare storie intense e personaggi molto umani.

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