I Sogni Segreti di Walter Mitty (The Secret Life of Walter Mitty) di Ben Stiller, con Ben Stiller, Kristen Wiig, Sean Penn, Adam Scott, Shirley McLaine, Kathryn Hahn, Patton Oswalt USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Quando si guarda e valuta un film per scriverne poi una recensione, i criteri di giudizio sono tanti e molto diversi tra loro: spesso soggettivi, quasi sempre e per forza oggettivi, con la maggior parte legata alla classica categoria “varie ed eventuali”. Tra queste, pare strano, in alcuni casi può rientrare addirittura il periodo d’uscita. Dopotutto i produttori non scelgono mai a casaccio le date d’uscita dei film, selezionate per studiare la concorrenza, il periodo di maggiore incasso e anche quello che può creare o meno aspettative sul livello del film. In questo senso, l’uscita di un film stracolmo di buoni sentimenti come I Sogni Segreti di Walter Mitty non solo è perfetta per il periodo natalizio, ma addirittura ne riqualifica e eleva il messaggio.
In fondo il Ben Stiller regista ha sempre avuto molte più ambizioni del Ben Stiller attore. Pensiamo aGiovani, Carini e Disoccupati, che voleva porsi a commedia generazionale; pensiamo a Il Rompiscatole, che proponeva Jim Carrey in una black comedy quando il pubblico voleva vederlo solo in veste di stupido; pensiamo a Zoolander, che sotto la veste demenziale aveva già le stimmate del cult; o a Tropic Thunder, che col suo grande budget parodiava sia la commedia stessa sia l’action. Ancora una volta Stiller dietro la macchina da presa riesce ad essere un vero valore aggiunto, perchè oltre al divertimento riesce a raccontare “qualcosa”.
E Walter Mitty, sfruttando il racconto di James Thurber e il film originale di Norman McLeod del 1947, di cui più che un remake è una totale rielaborazione, ci racconta ben più di qualcosa. Anzi, ci mostra più di qualcosa. Giocando tantissimo con gli effetti speciali e sul cinema come pura arte visiva, il film ci mostra le idiosincrasie del mondo moderno, gli effetti della crisi economica e la contemporanea paradossale esplosione dei social network, di cui la prima vittima è l’uomo e le relazioni umane: vittime della crisi perchè senza più certezza, l’essere umano si isola e chiude in se stesso, vittima dell’era tecnologica perchè gli affetti diventano artificiali e il contatto umano si fa sempre più secondario (in ambo i casi, Walter Mitty è tematicamente il film gemello di Tra le Nuvole). Stiller ha però la bravura di evitare la critica sociale o il melodramma, concentrandosi sui personaggi e sulle relazioni. Il suo Walter Mitty è un uomo comune, tranquillo, bravo, romantico, a cui capita spesso di incantarsi e sognare ad occhi aperti, ma dopotutto a chi non è mai capitato di viaggiare con la fantasia e creare delle nuove situazioni virtuali in cui si è sempre splendidi protagonisti? Gli uomini più cinici e duri che negheranno stanno solo mentendo. Stiller usa benissimo l’alto budget a disposizione per portare le fantasie nel racconto, creando sequenze onirico/fantastiche davvero di primo livello. E le usa benissimo narrativamente, perchè esse diminuiscono fino ad interrompersi proprio quando la vita reale del suo personaggio supera in follia la sua più audace fantasia. Per fare un grande complimento, si può dire che questo è un film che avrebbe realizzato Frank Capra se avesse avuto a disposizione gli effetti speciali.
Per quanto la trama sia prevedibile e l’evoluzione narrativa scolastica, il messaggio centrale e finale non perde mai forza: vivere la vita invece di sognarla, preferire sempre il contatto umano a virtuali surrogati, soprattutto nella nostra era in cui il digitale prevale sull’analogico. Messaggio che il film veicola non solo, come già detto, con un ampio uso degli effetti speciali, ma anche col paesaggio: rimanere impassibili agli splendidi scenari dell’Islanda è quasi impossibile, e per quanto le reiterate inquadrature di tramonti e grandi spazi possano risultare abbastanza forzati, viene davvero voglia di mettersi a giocare a calcio nel bel mezzo del deserto afghano come accade ai personaggi del film. Grande merito va anche al cast: Stiller è bravo a tenere un’aria perennemente sognante, malinconica, mantenendo un basso profilo espressivo; Kristen Wiig è amabile e strepitosa nella scena di “Space Oddity”; Sean Penn è perfetto in un cameo azzeccatissimo; Adam Scott fastidioso quanto basta. Insomma, Stiller sforna un film originale nella visione con metodi semplici e con l’intenzione di salvaguardare le tradizioni, regalandoci un film emotivamente coinvolgente per ogni momento dell’anno e perfetto per il Natale.



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