Into Darkness: Star Trek – recensione

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Into Darkness: Star Trek di JJ Abrams, con Chris Pine, Zachary Quinto, Benedict Cumberbatch, Simon Pegg, Zoe Saldana, Alice Eve, Peter Weller, Bruce Greenwood, Karl Urban    USA 2013

di Emanuele D’Aniello

Questo film, tra qualche anno, sarà inevitabilmente visto e giudicato sotto una diversa prospettiva. Perchè adesso è solo il nuovo film di JJ Abrams, tra qualche anno sarà uno dei tanti gioielli in mano al re della fantascienza, l’unico uomo nella storia del cinema che ha resuscitato e ricreato le serie di Star Trek e Star Wars. Dopotutto vale la pena ricordare, per chi avesse vissuto negli ultimi mesi ibernato o sotto una roccia, che JJ Abrams sarà il regista della nuova trilogia di Guerre Stellari. Ma prima di inimicarmi tutti i trekker, avendo già citato troppe volte la saga di Star Wars (ecco, l’ho fatto un’altra volta) in una recensione di Star Trek, andiamo finalmente a parlare del film in questione.

Quattro anni fa l’operazione che riportò in vita al cinema il mito di Star Trek col primo film di questo reboot, fu un autentico colpo trionfale, osannato dalla critica ed in grado di attirare nuove generazioni di fans ad innamorarsi del’iconico equipaggio dell’Enterprise. Ovviamente organizzare un secondo capitolo, specie quando deve seguire un film di grande successo, è sempre più difficile, sia per la struttura del film (ora non c’è più bisogno dell’introduzione, tutti conoscono il mondo ed i personaggi) sia per le aspettative. Abrams e il suo team saggiamente mantengono inalterati gli elementi chiave del successo: focus sui personaggi e le loro relazioni, focus sull’azione e sugli strabilianti effetti speciali, una trama semplice e coinvolgente ma non banale, grande attenzione ai canoni classici della saga senza disorientare i nuovi fans. Il vero colpo di genio del primo film fu quello di mettere le radici di questo reboot semplicemente in una timeline diversa dalla serie originale, in un universo alternativo,  senza quindi cancellare tutti i film vecchi e gli eventi della celebre serie tv, utilizzando l’immortale Spock di Leonard Nimoy come ponte di collegamento tra le due serie; quella decisione, con tutti i risvolti metacinematografici che comporta, si rivela ora particolarmente azzeccata e decisiva, e porta ad attingere a piene mani dal film più famoso della vecchia serie, Star Trek II: l’Ira di Khan, senza risultare forzata come scelta. Quello a cui assistiamo non è un remake, perchè la storia ed i risvolti sono diversi, non è nemmeno soltanto un omaggio, perchè sono diversi i risultati e la funzione, ma uno strumento particolare che può funzionare solo in un mondo come quello di Star Trek.

Ovviamente, tutto questo fa saltare dalla sedia i fans dell’originale, che tra citazioni, nomi di personaggi e addirittura scene iconiche replicate hanno pane per i loro denti. Ma appunto non disorienta mai il pubblico attuale, perchè il film non diventa mai troppo citazionista o compiaciuto, rimane sempre divertente, coinvolgente, trascinante, spettacolare. Se non fosse ambientato nello spazio profondo, questo sarebbe a tutti gli effetti un film di avventura, con tanta azione ed un livello sempre alto di tensione. I personaggi secondari sono molto sacrificati rispetto al primo film, ma lo spettatore con loro ha già familiarizzato, e questo permette ad Abrams di dare qualcosa da fare a quelli più interessanti (lo Scotty di Simon Pegg), introdurre nuovi volti (la Carol Marcus di Alice Eve) e soprattutto caratterizzare ancora di più il legame emotivo tra Kirk e Spock, creando un sentimentalismo virile che è il vero motore di tutto. Merito va anche a Zachary Quinto e Chris Pine, bravissimi ed ormai a loro agio nei personaggi, anche se entrambi, come spesso capita nei film che presentano grandi cattivi, sono messi in ombra dalla performance di Benedict Cumberbatch, autore di una sontuosa interpretazione che  rende giustizia ad uno dei villain più iconici della serie: il suo personaggio ha delle ragioni oltre ad essere un cattivo mono-dimensionale, e anche se alla fine non ha tantissimo da fare, è la performance a sistemare tutto, l’attore britannico buca autenticamente lo schermo e conferisce una drammaticità ed una presenza scenica davvero fuori dai canoni.

JJ Abrams realizza l’ennesimo grande prodotto di intrattenimento, leggermente inferiore al primo film, che era più completo e sfaccettato, ma perfetto e godibilissimo come film estivo. La saga è in buone mani, sono state gettate tantissime premesse per un terzo film (su tutte, la guerra con i Klingon), e se Abrams troverà il tempo tra i suoi innumerevoli progetti per continuare su questa strada, siamo sicuri di non rimanere delusi.

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