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After Earth di M. Night Shyamalan, con Will Smith, Jaden Smith, Sophie Okonedo, Zoë Kravitz   USA 2013

di Emanuele D’Aniello

Ricordate tutti l’epoca in cui M. Night Shyamalan era considerato il regista del futuro, l’erede naturale di Spielberg, per alcuni addirittura il nuovo Hitchcock? E’ passato un decennio, certo non pochissimo, ma sembra un’era geologica. E ricordate anche quando Will Smith era il re del box office, l’uomo che non sbagliava un film, l’uomo che infilava ogni singola pellicola in testa alle classifiche degli incassi? La pausa che si è preso di quattro anni tra il 2008 e il 2012, e soprattutto la folle scelta di rifiutare il ruolo principale diDjango Unchained, sono scelte non proprio felici. Il risultato? Questo film, se film vogliamo chiamarlo.

After Earth doveva essere l’ennesimo tentativo di rilancio della carriera di Shyamalan, l’ufficiale passaggio di testimone da padre Will a figlio Jaden, un tipico divertente blockbuster dell’estate, o quantomeno un classico action di fantascienza che si inserisce nel filone del sci-fi post-apocalittico che va tanto di moda ultimamente. MaAfter Earth non è nulla di tutto questo,After Earth è semplicemente un brutto film, il tipico film che capisci subito, dopo appena 5 minuti, dopo un’introduzione banale e monotona, sarà un’agonia guardare. Oltretutto, pieno di pretese filosofeggianti che diventano solo una zavorra. Il film è concepito male fin dall’inizio, perchè non nasce con la semplicissima intenzione di raccontare una storia o realizzare un prodotto di genere, ma come chiara operazione di marketing: Will Smith deve costruire il futuro nel cinema del figlio, e al tempo stesso decantare le lodi dottrinali di Scientology, di cui è un fiero sostenitore. Noi italiani concepiamo poco questi problemi, ma chi conosce un minimo le teorie di questa pseudo-religione ritrova a piene mani nel film le sue dottrine, tra gli aspetti peggiori del film. Partendo da un pregiudizio nelle intenzioni realizzative, tutto il film ne risente, la costruzione della storia è già fallata, i personaggi diventano delle semplici pedine monodimensionali, ed ogni residuo messaggio si perde. Il fatto che la storia sia ambientata in un pianeta Terra ormai abbandonato e in rovina non assume alcun profondo significato o diventa mai metafora, ma solo un’ovvio banale dato di fatto; il messaggio ecologista è abbozzato; il richiamo di superare la paura viene distrutto da una narrazione scontata e da un ritmo terribile, soprattutto nella prima parte. Le uniche possibili fonti emotive, i personaggi, sono appunto altrettanto piatte: Jaden Smith non ha assolutamente il carisma e il talento per reggere da solo un film simile, ma più che una colpa è un normalissimo limite per un ragazzo di 15 anni, mentre peggiore è l’apporto del padre che si riserva un personaggio bloccato, stantio, fermo pure nelle espressioni, e Will Smith stesso non è mai capace di donargli intensità interiore.

Per una volta perdoniamo Shyamalan, la cui vera colpa è quella di aver accettato di dirigere un progetto non suo, eccessivamente confezionato, lontano dai suoi canoni, privo dei suoi elementi chiave (ad esempio il twist nel terzo atto), che non ha potuto salvare ma nemmeno affondare più di tanto. Certo, è l’ennesimo flop nel suo curriculum, non possiamo dimenticarlo. Questi non sono certo i film che possono risollevare la carriera del regista, che invece dovrebbe tornare ad occuparsi di piccoli progetti dal ridotto budget. Dopotutto, per molti After Earth era un disastro annunciato: noi evitiamo sempre i pregiudizi, e per questo dopo aver visto il film fa più male ancora ammettere che avevano davvero ragione i disfattisti.

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