di Emanuele D’Aniello
Tra qualche anno qualcuno vi dirà e proverà a farvi credere che questa stagione degli Oscar sia stata noiosa. Dopotutto col senno di poi, scorrendo la lista dei premi, una certa monotonia è evidente: 12 Anni Schiavo ha vinto TUTTO, dai Critics Choice ai Golden Globes, dal PGA Award al Bafta, gli Spirit Awards e infine gli Oscar, una marcia trionfale MAI riuscita prima ad alcun film. Ecco, quando quel qualcuno vorrà farvi notare la banalità di questa corsa, non credetegli. Noi lo abbiamo scritto, detto e ripetuto più volte: abbiamo assistito agli Oscar più incerti degli ultimi anni (quando Will Smith ha aperto la busta finale, 12 Anni Schiavo e Gravity avevano ancora le stesse identiche chance di vincere) e al tempo stesso più bella considerando la qualità di film presenti. E alla fine i tanti bistrattati Oscar, dileggiati spesso anche da noi, si sono rivelati azzeccati e giunti ad un grande punto di svolta.
Quest’anno gli Oscar hanno abbracciato la diversità, la qualità, la durezza, l’innovazione. Alzi la mano chi poteva pensare anche solo 6 mesi fa che un film come 12 Anni Schiavo potesse vincere: è probabilmente il miglior film a vincere la categoria principale degli ultimi anni, e soprattutto è forse uno dei più duri nella storia a vincerlo. Per giorni, anche alla vigilia degli Oscar, ci hanno riportato che tanti giurati dell’Academy si sono rifiutati anche solo di vedere il film, ma a conti i fatti non stati poi così tanti. Abbiamo visto uno dei film più duri di sempre vincere l’Oscar, il primo regista di colore vincere come produttore, il primo regista latinoamericano vincere per la regia, e tra gli attori una rockstar che non recitava da 6 anni, un belloccio noto per le sue commedie romantiche fino ad un paio di anni fa, una giovane attrice al suo debutto assoluto e una grandissima apertura al cinema indipendente (per la prima volta nella storia, i 4 attori vincitori hanno tutti vinto la sera precedente agli Independent Spirit Awards). E ricordiamo ancora la presenza di due titoli maggiori come The Wolf of Wall Street e Lei, che qualche anno fa non sarebbero stati neppure nominati.
Certo, c’è ancora da risolvere questa sfida tra tecnologia e tradizione. Negli ultimi cinque anni, ormai un numero significativo per fare casistica parlando di metà decennio, abbiamo sempre avuto un film tecnico e tecnologico che ha vinto valanghe di premi (rispettivamente Avatar, Inception, Hugo Cabret, Vita di Pi, Gravity) ma che alla fine non viene preso troppo sul serio come Miglior Film. Quest’anno giustamente Gravity ha fatto la parte del leone portando a casa ben 7 Oscar, un numero impressionante (proprio da cinque anni, quindi la scorsa era ormai, un film non vinceva così tante statuetta, ma all’epoca The Millionaire con 8 premi si portò a casa pure Miglior Film), ma alla fine a rimanere è il film di McQueen.
Anche per noi quest’ultimo era superiore, quindi nulla da ridire sul risultato, ma quando l’Academy riuscirà a trovare una sintesi tra i due modi di fare cinema, dato che ormai la spaccatura è molto evidente, il passo sarà importante. E a parte i due film già citati, il resto non è stato diviso tra tutti. Vincitore morale è stato indubbiamente Dallas Buyers Club, il cui amore da parte dell’Academy si era già capito, che ha vinto ben 3 Oscar e ben due per gli attori maschili (una doppietta che non riusciva da 10 anni, l’ultimo a farlo fu Mystic River). Lei ha vinto giustamente per la sceneggiatura, uno dei copioni più innovativi degli ultimi anni, la quintessenza della sceneggiatura originale. Due Oscar a testa per Frozen e Il Grande Gatbsy, e vedendo le categorie in cui hanno vinto è stata una scelta assolutamente insindacabile. A bocca asciutta sono rimasti Nebraska, Captain Phillips, Philomena, The Wolf of Wall Street e soprattutto American Hustle, zero Oscar su 10 nominations (come accadde tre anni fa a Il Grinta e undici anni fa a Gangs of New York) a dimostrare quello da noi più volte ribadito, ovvero che il film Russell è stato largamente sopravvalutato durante la stagione.
E venendo allo show televisivo vero e proprio? Beh, realizzare 3 ore e mezza di show in cui fondamentalmente celebrità si premiano a vicenda (e la maggior parte è composta da categorie che il grande pubblico non conosce) non è mai facile. Ma alla fine anche dal punto di vista televisivo questa edizione degli Oscar è stata una delle migliori ultimi anni. Non è iniziata benissimo, il monologo di Ellen DeGeneres è stato alquanto deludente e poco divertente, ma la famosa conduttrice tv è stata saggiamente un diesel. A differenza dei soliti conduttori che partono a mille e poi spariscono letteralmente durante lo show, facendosi vedere raramente e sempre in modo inutile, la DeGeneres invece ha dato il meglio di se durante lo show, con presentazioni sempre simpatiche pur senza far sbellicare per forza, con la gag del selfie di gruppo per twitter assolutamente riuscita, e soprattutto con la gag della pizza che è stato uno dei momenti più divertenti degli ultimi show.
La sua conduzione è stata divertente ed equilibrata, riuscendo a coinvolgere più attori possibili nei suoi giochi durante lo show. Anche i discorsi dei vari vincitori sono stati impeccabili, divertenti, toccanti, nessuno si è dilungato troppo e l’orchestra non è mai stata costretta a “tagliare” qualcuno per eccessiva lunghezza, come accaduto spessissimo negli scorsi anni. Da segnalare quello dei coniugi Lopez dopo aver vinto l’Oscar per la canzone, quello dei vincitori dell’Oscar per il documentario corto, quello di Cuaron e tutti e 4 quelli degli attori. Lupita Nyong’o ha strappato lacrime, Leto ha convinto tutti parlando di temi sociali e personali, McConaughey ha completato la sua rinascita professionale, e Blanchett è stata perfetta a ringraziare colleghi, rivali e chiunque altro. Altrettanto riuscite sono state le 4 esibizioni canore dei candidati alla Miglior Canzone, 4 esibizioni diversissime tra loro e assolutamente trascinanti a modo loro. Il vero elemento superfluo e quasi dannoso della cerimonia è stata la quantità di clip e montaggi dedicati al tema degli eroi (da quando gli Oscar devono avere un tema???), brutti e inutili, quando al loro posto si potrebbe dare più tempo ai discorsi, oppure reintrodurre finalmente nella cerimonia l’Oscar alla carriera che ormai si svolge in una manifestazione a parte.
In definitiva, gli Oscar 2013-2014 sono sostanzialmente promossi, come cerimonia, come qualità, come bellezza della stagione, e noi speriamo di avervi fatto compagnia e soprattutto raccontato e spiegato il più possibile ogni angolo di questa bizzarra corsa cinematografica. Vi ringraziamo per l’attenzione in tutti questi mesi, nella nostra sezione Road to Oscar potete rivivere tutta l’intera stagione, e noi torneremo a settembre ad occuparci della strada per gli Oscar 2015!


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