La Casa – recensione

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La Casa (Evil Dead) di Fede Alvarez, con Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci, Jessica Lucas, Elizabeth Blackmore.   USA 2013

di Emanuele D’Aniello

C’era da aspettarselo, ormai quasi tutti i grandi classici horror degli anni ’70 e ’80 hanno avuto un remake, e La Casa era uno dei pochissimi a resistere nella propria versione originale. In questa nuova versione un lato positivo c’è: Sam Raimi e Bruce Campbell, rispettivamente creatore e protagonista del film originale, che ha lanciato la carriera di entrambi, soprattutto di Raimi, hanno benedetto, organizzato e prodotto questo remake, quasi una mossa per tranquillizzare i tantissimi fans del vecchio film. Il lato Negativo è ovvio: di questo remake davvero non se ne sentiva la necessità.

A cambiare rispetto alla trama del film originale sono poche cose, ma comunque degne di nota e decisive: il motivo della trasferta in una remota cascina di campagna, allora una semplice vacanza tra amici nella natura, ora l’intenzione di un gruppo di amici di aiutare una di loro a passare i primi giorni di astinenza dopo la disintossicazione dalla droga, tenendola appunto lontano dalle tentazioni della città; la seconda differenza è il sesso del protagonista, allora un uomo, il divertente ed ispirato Bruce Campbell, ora una giovane ragazza, una fenomenale, fragile e terrificante Jane Levy, nella classica performance che lancia una carriera. Ma la differenza sostanziale e fondamentale trai due prodotti è nell’approccio, nello spirito, nelle intenzioni: Raimi realizzò una vera e propria commedia horror, abile nel divertire e spaventare, utilizzando a suo favore tutti gli elementi del genere che poi sarebbero diventati clichè; or Alvarez lascia da parte tutta l’ironia ed il divertimento realizzando un horror puro, serissimo, con tanto, tantissimo, forse troppo sangue, trasformandolo in un film gore in piena regola.

I problemi del film sono tutti qui: l’eccessiva voglia di prendersi sul serio e la mancanza di originalità. Certo, dopo anni, se non decenni, in cui i film horror sono diventati parodia di loro stessi, in cui l’intero genere è diventato il bersaglio preferito della parodia, ed i film di paura cedono di schianto a citazioni, strizzate d’occhio e scenari volutamente ridicoli, riportare il genere alla serietà che merita è un’ottima intenzione. I film di paura devono spaventare, non far ridere, è un concetto lapalissiano solo a leggerlo. Recuperare il terrore è fondamentale. Ma l’operazione è fallata in partenza perchè Alvarez decide di applicarla nel remake di La Casa, la cui premessa è totalmente banale e addirittura ridicola. Non a caso Raimi riuscì a cavarne qualcosa di unico proprio capendone i limiti e trasformandola in una commedia. Non si può rendere seria una storia solo eliminando le battute, non si può rendere seri una serie di luoghi comuni, quando inoltre sono stati tutti decostruiti e messi alla berlina da un film intelligente recentissimo come Quella Casa nel Bosco. Fede Alvarez aveva bisogno di creare un film suo, totalmente originale, non prendere un classico del passato, infatti in questa nuova versione tutti i momenti migliori e più riusciti (la ripresa ad alta velocità sulla soggettività del demone, la mano mozzata dalla motosega, l’albero “stupratore”) sono quelli presi, citati e copiati di peso dal film di Raimi.

Che poi, ci viene anche il sospetto che Alvarez non prenda tanto sul serio la storia, quanto se stesso e la sua voglia di far paura. Non è un approccio serio ma serioso, e paradossalmente finisce per diventare ridicolo. Lo abbiamo già detto, e non lo scopriamo certo ora, la paura si ottiene più dall’atmosfera che non dall’effetto scenico o dai litri di sangue che scorrono. Per fare questo, il regista finisce per dimenticarsi la costruzione narrativa della vicenda, lo sviluppo dei personaggi (uno abbozzato peggio dell’altro, a cui è impossibile legarsi e della cui sorte quindi lo spettatore finisce per fregarsene), la direzione approssimativa degli attori, protagonista esclusa. L’indubbia preparazione tecnica di Alvarez e la bravura nella messa in scena è fuori discussione, ma finisce per diventare l’ennesimo artificio fine a se stesso. Il film impressiona e disgusta più che spaventare, ma anche la poca paura che trasmette rimane legata alla visione, non c’è mai un senso di terrore e inquietudine che lo spettatore si porta a casa lasciato il cinema. Inoltre, dopo 30 anni di film horror molto simili c’è poco da rimanere stupiti. Insomma, se Fede Alvarez avesse realizzato un film nuovo, il giudizio poteva anche essere sufficiente, ma h scelto di girare il remake di La Casa, e questa nuova versione finisce per perdere inevitabilmente il confronto col film di Raimi.

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Una risposta a “La Casa – recensione”

  1. Avatar Lisbeth Salander torna al cinema ma senza David Fincher e Rooney Mara | bastardiperlagloria

    […] annunciato il nuovo film che sarà diretto da Fede Alvarez (l’uomo dietro i successi horror La Casa e Don’t Breathe) e uscirà in America nell’ottobre 2018, quindi con le riprese che […]

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