Lei (Her) di Spike Jonze, con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy ADams, Rooney Mara, Olivia Wilde, Chris Pratt USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Ma chi ha detto che oggi al cinema non c’è più nulla di originale, creativo, innovativo? Chiedere a Spike Jonze. L’autore, dopo aver collaborato per anni con la mente geniale di Charlie Kaufman, ha appreso benissimo la lezione e al suo primo film interamente scritto da solo firma una delle migliori sceneggiature degli ultimi tempi e quello che indubbiamente è finora il suo migliore film. E ciò che stupisce ancora di più, è il fatto che possiamo definire in tanti i modi Lei, come film di fantascienza, come realtà distopica, come storia d’amore tra un uomo e una macchina, ma alla fine la storia racchiude una semplicità, umanità e universalità difficilmente riscontrabile in tanti altri film molto più convenzionali.
A primo impatto, infatti, Lei potrebbe generare qualche incomprensione. Quelli che, partendo appunto dalla premessa che presenta le vicende di un uomo che si innamora del proprio sistema operativo, si aspettano di trovare una critica alla società moderna che con lo sviluppo della tecnologia e dei social network sta lentamente perdendo il contatto con le relazioni umane, o una feroce satira dell’uomo ormai chiuso nella realtà virtuale e alienato dalla società circostante, ha decisamente sbagliato film. Pur mostrando tutti questi problemi e soggetti (ricordiamo che il protagonista per lavoro scrive lettere e biglietti per persone che non vogliono più scriverli, e già questo inquadra benissimo l’ambientazione sociale), Jonze non solo non li condanna, ma anzi prova una certa empatia per loro, teneramente e delicatamente prende le loro difese costruendo un universo fatto di timidi e introversi ricchissimi di interiorità. Ma ancora una volta, non è questo che sta al centro del film.
Lei è in tutto e per tutto una storia d’amore, forse una delle più belle e sincere degli ultimi tempi viste al cinema. Soprattutto, è un acutissimo studio sulle relazioni umane, sull’incapacità tutta umana nel mantenerle vive nel corso del tempo, sulle difficoltà di una coppia di comprendere e adattarsi ai cambiamenti, richieste e spazi reciproci. Per i più pessimisti, il film è l’elaborazione del lutto della fine di un amore, per i più ottimisti è anche una sorta di vadevecum su come imparare ad amare e accettare le differenze all’interno di una relazione. Che tutto questo poi avvenga quando sullo schermo vediamo il rapporto tra un uomo e un sistema operativo è secondario, e questo il grandissimo colpo di genio e successo di Jonze. L’autore riesce pienamente a soddisfare i punti fondamentali e evitare ogni clichè, rendendo credibile una storia tanto surreale, caratterizzando un personaggio che sentiamo solo in voce, e aumentando l’intensità fino a far dimenticare agli spettatori che stanno vedendo una storia d’amore impossibile nella realtà. Altri registi o sceneggiatori dalla sensibilità molto meno sfumata e dagli obiettivi più semplici, avrebbero trasformato il soggetto nella classica storia di un uomo che dopo un po’ di tempo capisce di essere chiuso al mondo esterno, tronca l’impossibile rapporto e finalmente inizia una vera relazione. Jonze questa evoluzione scontata non la prende neppure in considerazione, non è interessato alla crescita personale ma alla crescita dei sentimenti, dipingendo un rapporto enormemente realistico e caldo laddove gli scambi sono virtuali e per forza di cose freddi. Indubbiamente a tutto ciò contribuisce l’aspetto tecnico, le combinazioni cromatiche, la scelta di costumi e scenografie che creano un mondo del futuro ma non così distante o fantascientifico, e soprattutto le interpretazioni: Scarlett Johansson è semplicemente fenomenale a creare solo con la voce (dire che dovete vedere il film in versione originale è lapalissiano) un personaggio completo, sfaccettato, affetto da una tipica sindrome di Pinocchio che la spinge a conoscere il mondo e voler diventare sempre più umana; Joaquin Phoenix dimostra una volta di più il proprio talento infinito e versatile, riuscendo costantemente a comunicare tutte le emozioni e sensazioni provate da lui e pure dal sistema operativo, essendo per ovvi motivi l’inquadratura sempre sul suo volto.
Partendo da una premessa apparentemente bizzarra, ma che poi pensandoci bene con il progresso tecnico tanto bizzarra non è o non lo sarà tra qualche anno, Jonze ci regala una storia forte, umana, sincera, reale, un film che nella propria complessità è incredibilmente semplice e essenziale nel raccontare le connessioni umane, la maturazione e la necessità di vivere felice l’uno con l’altro, con serietà che non diventa mai pesantezza, con delicatezza che non diventa mai melensa, con ironia che non diventa mai fuori luogo. Insomma, preciso e calibrato come un sistema operativo.



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