Looper di Rian Johnson, con Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis, Emily Blunt, Jeff Daniels, Paul Dano. USA 2012
di Emanuele D’Aniello
Al termine di Looper, una volta che si è assorbito il potente finale, si esce dal cinema felici di aver assistito ad un film innovativo, dinamico, coinvolgente, intelligente. Sono tutti aspetti positivi, ma potrebbero essere anche fattori di rischio sotto altri punti di vista: in un mondo cinematografico popolato da franchise e film fotocopia, vedere un film così originale rischia di sopravvalutare l’opera stessa. Ecco, non bisogna lasciarsi ingannare ne da un verso ne dall’altro: Looper è a tutti gli effetti un bellissimo film, una notevole e completa esperienza cinematografica, una pellicola che merita le lodi ricevute negli ultimi mesi.
Noi italiani, come spesso accade nel campo cinema, arriviamo per ultimi, sia nel far uscire nel film sia nello scoprire l’autore, il talentuoso Rian Johnson, un regista colpevolmente sconosciuto da noi (il suo primo filmBrick è uscito nei nostri cinema, in pochissimi copie, solo tre anni dopo l’uscita originale in patria, e il secondo il film Brother’s Bloom è arrivato direttamente via dvd saltando le sale) mentre tutti in America ne cantano le lodi da anni. Comunque, meglio tardi che mai dice il detto, e ora che conosciamo Rian Johnson sarebbe meglio non sottovalutarlo più. Il suo tocco come regista e soprattutto come sceneggiatore è notevole, riuscendo con grande efficacia a giostrarsi nel sottogenere dei film che trattano viaggi nel tempo, una materia a grosso rischio confusione. Il film crea il proprio universo, le proprie regole, la propria mitologia, riesce ad aderire alle leggi dei viaggi nel tempo sfruttandone persino i paradossi, tutto in maniera molto dettagliata senza comunque perdersi in tecnicismi, in spiegazioni parlate che potrebbero annoiare o confondere ancora di più, soprattutto evitando che questi aspetti prevalgano sulla storia e sullo sviluppo dei personaggi. Ed è proprio questa la forza di un film che sfruttando il genere ci parla di rapporti umani e libero arbitrio. Quante volte si è sentita la domanda “se ti trovassi di fronte Hitler da bambino, sapendo tutto quello che farà da grande lo uccideresti?”, un quesito che tante volte hanno sfruttato cinema e tv, e ora viene trattato con grande intelligenza e profondità morale. Merito va anche ad un trio di protagonisti in forma strepitosa, da Joseph Gordon-Levitt, ormai un certezza in qualunque ruolo in qualunque film, a Emily Blunt, bravissima ad equilibrare cattiveria a fragilità materna, a Bruce Willis, che nel 2012 ha dimostrato di essere anche un ottimo performer quando il materiale a disposizione è buono.
Looper è un grandissimo film di entertainment, coinvolge gli spettatore del genere e chi si aspetta qualcosa di più dalla storia. In questo senso, è stato paragonato spesso a Inception: l’accostamento forse è un po’ esagerato (non per demeriti dell’opera di Johnson, ma per i meriti, la complessità e la grandezza globale dell’opera di Nolan) ma un punto di contatto c’è sicuramente, ed è l’intelligenza con cui è costruita la pellicola e con cui è trattato lo spettatore, che può capire e dipanare la matassa da solo seguendo con attenzioni, senza scene didascaliche, falsi indizi o twist che ormai sono diventati uno stanco e banale mezzuccio narrativo, ponendosi anche un dubbio morale dall’indubbio fascino. Scelte serie e azzeccate che dimostrano il talento di un nome nuovo come Rian Johnson, e speriamo questo film possa essere il suo definitivo trampolino di lancio.


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