Les Miserables di Tom Hooper, con Hugh Jackman, Russell Crowe, Anne Hathaway, Amanda Seyfried, Samantha Barks, Eddie Redmayne, Sacha Baron Cohen, Helena Bonham Carter. Gran Bretagna 2012
di Emanuele D’Aniello
Nella storia del cinema il monumentale romanzo “I Miserabili” di Victor Hugo, una delle più grandi opere letterarie di sempre, nonostante la sua lunghezza e complessità è stato adattato moltissime volte per il grande schermo, oltre a fiorire nella sua forma completa in televisione. E’ però in teatro, sotto forma di musical, che l’opera ha trovato una nuova fortunatissima vita, un trionfo planetario che gira nei palcoscenici di tutto il mondo da 30 anni. Tom Hooper, giovane regista inglese esploso due anni fa con gli Oscar di Il Discorso del Re, ha deciso di portare sul grande schermo il famoso musical con un cast di tutto rispetto, aderendo in maniera completa all’opera teatrale. Il risultato è facile da immaginare: i fans del musical adoreranno il film, i fans del romanzo lo odieranno, e gli appassionati di cinema invece?
Beh, anche in questo caso bisogna fare delle distinzioni, e potrebbero comunque non bastare.
Il film naturalmente, per il suo genere, è rivolto agli amanti del musical, ma anche tra questi non è così scontato trovare un apprezzamento traversale. Solitamente, i musical sono film normali in cui ogni tot di minuti c’è una canzone, cantata e ballata dai protagonisti.Les Miserables invece sono 2 ore e mezza di canzoni senza una sola parola detta o recitata normalmente, senza un dialogo pronunciato come lo farebbero due persone per strade. Nel film si canta solo.
I punti per cui grattarsi la testa non finiscono certo qui.
La digestione di due ore e mezza di puro cantato non è facile per uno spettatore tipo immaginiamo, inoltre la regia di Tom Hooper non fa nulla per facilitare l’esperienza, anzi se possibile la peggiora. L’amore del regista inglese per i primi piani, per le inquadrature oblique, per le angolazioni estreme tutte spostate sui lati andava benissimo per un film come Il Discorso del Re perchè facevano percepire allo spettatore il senso di spaesamento costante e claustrofobia interiore vissuta dal balbettante protagonista; questo stile registico invece è assolutamente inadatto per un musical oltretutto dalle proporzioni epiche come questo, un’opera che meriterebbe una regia dinamica, viva, capace di seguire le grandi scene e donare ritmo alle prove musicali.
Sarebbe bello poter iniziare a decantare qualche lode, ma ancora non possiamo.
Perchè dopo aver capito i motivi per cui il film potrebbe risultare indigesto agli spettatori e addirittura agli appassioni dei veri musical, anche altri potrebbero ridire. La forza della storia di Hugo è del tutto annullata, o perlomeno travisata. Se l’inizio del film è la parte migliore per efficacia e potenza, dall’arrivo della Cosette adulta molto si perde per strada. La storia della misera condizione umana, lo spaccato sociale e politico della Francia ottocentesca e quindi dell’intera Europa, diventa semplicemente l’ennesima scontata, banale, smielata storia d’amore tra due personaggi; l’eterno duello tra Jean Valjean e Javert, un rapporto complesso e ricco di significati sociali, diventa una semplice caccia al ladro che condensata in meno di due ore è solo confusa, e toglie ogni pathos alla decisione finale di Javert; il ruolo diabolico dei coniugi Thenadier viene ridimensionato a triste macchietta comica.
Vogliamo spendere qualche parola buona sul film? Sicuramente la riserviamo alle interpretazioni, su tutte quella intensissima di Hugh Jackman e quella toccante di Anne Hathaway. L’altro aspetto positivo è sicuramente legato alla scelta rivoluzionaria di registrare le performance canore live sul set, cosa unica per i musical (le cui prove cantate sono sempre doppiate in post-produzione), una decisione che ha giovato a tutte le interpretazioni, e naturalmente non possiamo non citare “I Dreamed a Dream” cantata dalla Hathaway, in una sola ripresa senza stacchi, precisamente il 4° ciak di 11 prove, con tale energie e dolore da spezzare il cuore. Ci piacerebbe scrivere qualche altra parola buona, ma Les Miserables più che un film musicale è semplicemente una esperienza eccessiva, un rischio che Hooper ha voluto prendere senza pensare agli spettatori. La visione non è facile e manca addirittura di emotività (a meno che non si conosca il musical a memoria) perchè naturalmente le persone per strade non cantano, e quindi immedesimarsi in situazioni di dolore con personaggi che invece di soffrire se la cantano, non è certo facile. Teoricamente il prendere rischi, non accettare compromessi, andare per la strada meno facile dovrebbero essere sempre punti a favore: ma se il risultato è questo, risulta più semplice leggere le quasi 2000 pagine dell’opera originale di Victor Hugo.


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