The Impossible di Juan Antonio Bayona, con Naomi Watts, Ewan McGregor. Spagna 2012
di Emanuele D’Aniello
La didascalia iniziale ci ricorda e precisa immediatamente che stiamo assistendo ad una “storia vera”. Dopotutto, chi mai potrebbe dimenticare la verità, la realtà, la drammaticità dello tsunami che ha colpito le coste thailandesi nel Natale 2004, momenti drammatici che tramite le immagini di distruzione diffuse in tutto il mondo hanno sconvolto anche chi non è stato colpito direttamente. Un evento catastrofico di rare proporzioni. E questa, si precisa subito per coinvolgere gli spettatori, è una storia vera accaduta in quei giorni. Ma pur essendo una storia vera, ogni tanto bisogna ricordarsi che non tutte le storie, per quanto reali, devono o meritano di essere portate al cinema.
Il film del regista spagnolo Juan Antonio Bayona, una produzione europea ad altissimo budget, racconta le vicende di una famiglia di turisti (spagnoli nella realtà, inglesi nel film per motivi di casting e appeal internazionale) travolti da quei tragici eventi e costretti a superare di tutto per riunirsi miracolosamente. Il grande evento, il terrificante tsunami, avviene dopo circa 15 minuti dall’inizio del film, un po’ presto: certo, è l’evento che tutti si aspettano e tutti vogliono vedere, ma dopo così poco tempo non siamo ancora riusciti a familiarizzare ed investire le nostre emozioni sui protagonisti. La resa scenica del momento è però magnifica: con uso massiccio ma efficace degli effetti speciali, lo tsunami è rappresentato in tutta la propria violenza distruttiva. Il problem è che da questo momento è solo una discesa.
Una volto avvenuto lo tsunami, non c’è più nulla nella sceneggiatura di emotivamente sincero, nella regia di volutamente spettacolare, nella storia di innovativo, tutto inizia a procedere nei canoni del classico melodrammone strappalacrime, addirittura il peggiore della propria specie. Il film indugia fastidiosamente sul dolore dei protagonisti senza slanci spettacolari o catartici, ma la musica e la regia ci dicono “ora dovete piangere”. La storia perde tutto l’interesse semplicemente perchè non c’è più una storia da raccontare ma solo un dramma da vedere, non c’è una forza narrativa che giustifichi la durata del film. Ne risentono tutti i lati del film, in particolar modo la recitazione: Ewan McGregor deve essere più che altro commosso e affranto, Naomi Watts ha ricevuto parecchie lodi e nominations ma per metà film è incosciente sul letto di un ospedale. L’unico che fa veramente qualcosa è il giovane Tom Holland, bravissimo nell’esprimere lo strazio di un giovane a cui è stato portato via tutto.
Il film è completamente fermo, l’esperienza è del tutto passiva, i personaggi subiscono e noi dobbiamo vederli soffrire e piangere con loro, più di loro. Melodrammatico, retorico, fermo, persino compiaciuto nella propria melensaggine. Ok, è una storia vera, ma sarebbe stato meglio raccontarla tramite un documentario e non tramite un film.


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