Maleficent di Robert Stromberg, con Angelina Jolie, Elle Fanning, Sharlto Copley, Sam Riley USA 2014
di Emanuele D’Aniello
Insieme ai film di supereroi, un nuovo genere cinematografico che sta caratterizzando gli anni più recenti è indubbiamente quello del fantasy fiabesco. E quasi tutti i prodotti del genere hanno trovato il favore del box office, un po’ meno quello della critica. Maleficent prova a spezzare questo incantesimo decidendo di raccontare qualcosa di nuovo, originale e indubbiamente innovativo, ovvero la storia di La Bella Addormentata nel Bosco dal punto di vista di Malefica, il villain della vicenda. Il punto è che anche questa premessa è totalmente falsa: Maleficent non usa semplicemente un punto di vista diverso, ma racconta una storia totalmente diversa stravolgendo i personaggi e le loro interazioni.
Fin qui, ovviamente, nulla di particolarmente negativo. Cambiare è il sale degli adattamenti cinematografici. Il problema è la decisione di stravolgere quello che più funzionava. Non nascondiamoci dietro un dito: Malefica nel film non solo è la protagonista, ma è anche buona. Con quel nome poi. La scelta di trasformare un personaggio cattivo e per i più piccoli molto spaventoso, e per questo molto affascinante, in un angelo caduto dagli istinti bonari e materni toglie ogni tensione e complessità alla vicenda. Doveva esserci chiaro fin dall’inizio che la Disney non avrebbe mai speso 200 milioni per un film con protagonista un cattivo malvagio e pauroso. La presunta originalità del racconto si perde fin da subito in una disinvolta “disneyzzazione” fin troppo convenzionale, in cui l’unico momento crudele di Malefica, la maledizione alla principessa, è anche l’unico momento preso identico dalla fiaba e dal celebre film d’animazione, quindi per il resto è tutta invenzione tesa a “pulire” il più possibile il personaggio. Se non fosse per Angelina Jolie, assolutamente perfetta nella sua prova, convincente, in grado di infondere carisma e fascino in ogni scena, la figura di Malefica sarebbe da buttare. Non si salva il resto dei personaggi, e non si capisce davvero il motivo per cui il principe e le fatine siano state trattate come degli assoluti idioti. Sorte peggiore l’hanno avuto il re Stefano, la cui evoluzione, centrale per la storia del film, è trattata in maniera del tutto superficiale, e la principessa Aurora, un personaggio monodimensionale che spreca il talento incredibile della giovane Elle Fanning.
Le intenzioni di Maleficent non sono del tutto sbagliate. E’ da lodare la voglia di porre al centro la figura femminile e la sua emancipazione, concentrando tutti i difetti sull’ambizione umana opposta all’amore familiare. E’ semmai sbagliato il modo con cui sono perseguiti questi obiettivi: azzerare il romanticismo e limitare a pochissimi minuti il sonno di Aurora toglie ogni briciolo di tensione alla storia. Come detto, le scelte apparentemente originali del film in realtà sposano canoni piuttosto tradizionali, e tutto quello che vorrebbe fare Maleficent in realtà è stato fatto molto meglio da Frozen solo qualche mese fa, sia dal punto di vista del femminismo sia addirittura sulla creazione del colpo di scena finale.
Ma alla fine questo è esattamente quello che il pubblico vuole. Dare al pubblico l’illusione di raccontare qualcosa di nuovo, che li stimoli, ma che in realtà lconforta e rassicura, è la base del successo disneyano.Maleficent piacerà, catturare un vasto pubblico e affascinerà con i suoi effetti speciali e gli scenari fantastici. L’aspetto visivo ha la meglio sulla sostanza, e non c’è da stupirsi considerando che il regista, al suo esordio, prima faceva lo scenografo. Paradossalmente, essendo sempre della Disney, mentre questo film continuerà a sbancare i botteghini noi preferiamo ancora recuperare la versione animata del 1959, che perlomeno non aveva pretese rivoluzionare e sapeva raccontare dall’inizio alla fine una storia come si deve.


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