Nebraska di Alexander Payne, con Bruce Dern, Will Forte, June Squibb, Bob Odenkirk, Stacy Keach USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Il cinema contemporaneo è pieno e ricco di film di tutti i generi, dimensioni, budget e scopi, una varietà necessaria e fondamentale. Ogni tanto però è bello poter trovare un piccolo film che riporta alle radici basilari dell’essere umano. Nebraska è un film che non riempirà le sale e magari non lascerà nemmeno un segno nella storia del cinema, ma adesso sembra quasi un film necessario.
La bellezza del film è tutta nei piccoli gesti, nei piccoli momenti, nei dialoghi e nei personaggi, in un realismo lirico essenziale quanto profondo. Non c’è una grossa trama da seguire o una narrazione così netta da sviluppare, al film l’approccio minimalista basta e avanza per raggiungere il proprio scopo, ovvero provare a recuperare sensazioni che nella vita moderna sembrano svanite. Nebraska è una delicata e toccante ballata che ci restituisce la provincia americana pura (ma alla fine potrebbe essere qualunque parte del mondo) e ci mostra come l’unità della famiglia si trova nei momenti intimi e essenziali e non nelle grandi riunioni formali, come il rapporto profondamente intenso tra padre e figlio risieda nei piccoli gesti d’affetto a prescindere da come queste due persone si rapportano l’uno contro l’altro. L’intelligenza del film sta nel non diventare mai un banale anatema contro il mondo attuale o contro la vita nelle grandi città, mostrandoci come anche la gente semplice e di provincia possa essere ugualmente cinica e cattiva (dopotutto anche il pretesto della vicenda, l’ipotetica vincita di 1 milioni di dollari, ai parenti del protagonista interessa in quanto tale, mentre al protagonista importa solo per quello che rappresenta e per quello che può significare), semplicemente è un inno ai valori veri e alle piccole cose da condividere con chi si ama. Pur presente, il rimpianto del passato non è mai fine a se stesso o negativo, ma è solo un nuovo strumento per leggere il presente ed evitare di fare gli stessi errori nel futuro.
Alexander Payne, se ancora ci fossero dubbi, è ormai il maestro del dramedy contemporaneo. Nei suoi film c’è sempre un perfetto bilanciamento tra commedia e dramma e nessuno dei due generi riesce mai a prendere il netto sopravvento sull’altro. Questo equilibrio è la chiave del successo dei suoi film, e qui, ancora più che nelle opere precedenti, l’atmosfera diventa un ulteriore elemento decisivo. La scelta del bianco e nero potrebbe sembrare uno strumento inutile a qualcuno, pretestuoso ad altri, addirittura dannoso per altri ancora, in realtà è fondamentale per proseguire anche stilisticamente il discorso tematico fin qui fatto. L’eleganza del bianco e nero, e soprattutto la sua cupezza mista a delicatezza, trasporta automaticamente il film indietro nel tempo, facendo risaltare la voglia di recupero dei vecchi valori. E un’altra abilità di Payne è indubbiamente quella di dirigere gli attori. L’anziana June Squibb è la rivelazione del film, irosa, divertente, furba, tenera sempre quando serve, ruba ogni scena in cui è presente. Will Forte è noto soprattutto come comico grazie a molte partecipazioni televisive al Saturday Night Light, ma qui dimostra un grande range drammatico, recitando in sottrazione e portando dentro di se per tutto il film il chiaro peso dei sentimenti. Le maggiori attenzioni, anche in termini di premi, in questo periodo sono tutte per Bruce Dern, e sono giustissime. Caratterista che ha lavorato con grandi registi per decenni, solo ora trova il definitivo ruolo della carriera, interpretando un anziano che sta piano piano scivolando via ma lotta tenacemente per rimanere al mondo, non sempre presente ma lucidissimo nella propria testa. E’ soprattutto bravo, grazie ovviamente ad una calibrata sceneggiatura, ad evitare di cadere nella caricatura del classico anziano rabbioso, riuscendo ad essere un personaggio a tutto tondo, come si evince dalla scena più commovente del film, quella in cui torna nella vecchia casa in cui abitava da bambino.
Indubbiamente, per la natura stilistica e per altri evidenti motivi, Nebraska non sarà mai un film che riempirà le sale. Poco male. Il road-movie di Payne, che in realtà è il romanzo di formazione di un 80enne, è dedicato a chi ancora pensa che un 1 milione di dollari si possa trovare non necessariamente sotto forma di soldi.



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