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Pacific Rim di Guillermo Del Toro, con Charlie Hunnam, Idris Elba, Rinko Kikuchi.   USA 2013

di Emanuele D’Aniello

In oltre 120 anni di storia del cinema di film assurdi se ne sono visti a migliaia, e quando usiamo l’aggettivo “assurdi” si può usare sia una accezione positiva sia una negativa. Naturalmente, non credo sia difficile indovinare la declinazione del termine “assurdo” in questo caso specifico. Pacific Rim è tante cose, ma prima di tutto è un film fuori dalla concezione umana, durante la visione si rimane storditi e increduli domandandosi cosa si sta vedendo e chi ha potuto mai concepire un’opera simile.

In realtà, pur essendo un’opera originale, il film ha delle radici e delle ispirazioni molto nette, chiare, evidentissime. Pacific Rim attinge a piene mani dall’universo giapponese, che sia quello dei mostri (non si può non pensare a Godzilla) o quello dei robot (i vari Mazinga e Daitarn 3 vengono facilmente alla mente per un pubblico non giovanissimo). Guillermo Del Toro in pratica ha realizzato il film di Mazinga che combatte contro Godzilla, ma gli effetti in alcuni casi sono talmente comici che la somiglianza è molto più forte col filone di Yattaman e cloni vari, soprattutto quando mostra i vari robot da poter usare e quando i due piloti nel robot richiamano le armi durante i combattimenti. Certo, il film ricorda anche prodotti enormemente affascinanti come Neon Genesis Evangelion, ma lì siamo su livelli più alti, concettuali e filosofici che invece questo film non tocca mai. Ma si può proporre adesso un universo simile, tra l’altro figlio dell’animazione, e cercare di essere seri?

Perchè il problema di fondo è questo,Pacific Rim vuol essere fortunatamente prima di tutto un film d’intrattenimento, ma pretende di essere un intrattenimento intelligente e coinvolgente. E non ci riesci mai, perchè la trama è troppo folle, non c’è mai un briciolo di credibilità nemmeno nell’universo che crea, ed è impossibile immedesimarsi con personaggi soltanto abbozzati e totalmente sacrificati allo spettacolo visivo. Tanti in questi giorni hanno tirato fuori il paragone con la serie di Transformers, il metro di paragone più vicino anche per un pubblico più giovane. Ma la differenza è lapalissiana: i film di Transformers, per quanto brutti e confusionari, sono film di Michael Bay in tutto e per tutto, nascono per essere leggerissimi e stupidi, non lo negano mai, e portano avanti il proprio credo dall’inizio alla fine senza mai vergognarsi. Pacific Rimpretende che la storia sia presa con serietà, crede di essere troppo emozionante ed inserisce dei banalissimi “comici relief” nelle vesti dei due professori pensando che oltre loro non faccia ridere, e perde totalmente il contatto con i protagonisti che, una volta inseriti nei robot, vengono disumanizzati. A parte la ragazza interpretata dalla brava Rinko Kikuchi (e la scena del suo ricordo è l’unica degna di nota dell’intero film, straziante e profondamente umana), tutti gli altri personaggi sono monodimensionali, a volte addirittura degli stereotipi ambulanti. Il protagonista, interpretato dal carismatico Chalie Hunnam, sembra quasi passare sullo schermo per caso, è definito soltano dalla perdita del fratello in battaglia all’inizio del film, ma lungo le due ore della pellicola non percepiamo mai il suo dolore, un senso di rivalsa o il benchè minimo sentimento. Il generale interpretato da Idris Elba ha delle potenzialità interiori che non mette mai in mostra. I due professori che servono da personaggi comici sono pessimi, oltretutto interpretati in maniera ridicola. Il personaggio di Ron Pearlman è inutile, non aggiunge nulla e non apporta alcunchè alla trama nella sua breve apparizione, se non l’occasione per mostrare uno degli attori feticcio di Del Toro. I due piloti padre e figlio sono stereotipati all’inverosimile. Inoltre, la distruzione portata nel mondo da questi mostri giganti la vediamo soltanto sullo schermo, ma non viviamo le conseguenze sulla terraferma. E la trama, oltre ad essere prevedibilissima, sembra nel finale una copia di Independence Day, con intere scene e momenti ripresi identici dal film di Emmerich del 1996, roba da denuncia per plagio. Il film è giocato ovviamente tutto sull’aspetto visivo, senza dubbio incredibile. Ma anche qui c’è da qualcosa da dire, perchè l’abuso di effetti speciali rende il film in alcune sequenze praticamente un cartone animato, ed i combattimenti tra robot e mostri sono troppo confusi e difficili da seguire.

Pacific Rim avrebbe potuto funzionare perfettamente come commedia, invece è quel blockbuster che ti stordisce, ti tratta come un bambino e azzera la tua intelligenza talmente tanto da farti venire la voglia paradossalmente di guardare subito un film cecoslovacco con i sottotitoli in tedesco dalla durata di 4 ore. Soprattutto, ti fa venire la voglia di dire a Del Toro che alla sua età è arrivato il momento per smettere di divertirsi con i giocattoli.

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